Archive for the 'media' Category

Sentimental

ottobre 7, 2007

Gli amici a volte alludono, è il loro modo di discutere. Perciò sabato sera, un drink in mano, il noto e ricco dentista, sull’orlo di un occhiolino, mi fa: “Bella questa idea di Cecchi Paone e Malgioglio all’isola dei famosi, mi pare un segno che la tv si apre”.

E’ rimasto male, quando ho avuto un conato di vomito.

Rammendi

giugno 26, 2007

Oh dico, ma il terrorismo che minacciava Bagnasco era il delirio di un matto lasciato da una donna. E le settimane intere di allarme sociale perché noi volevamo ammazzare il presidente della CEI adesso che ce le ripara, dico a noi come danno di immagine? Almeno due punti di ago, così per chiudere gli strappi, no? Tipo un paio d’ore di Grillini a Porta a Porta che consiglia a Vespa come togliersi i nei.

Potere di parola (ancora sul pride)

giugno 19, 2007

La foto, le foto… uno mi ha chiesto se anche i fotoreporter vengono da Marte. Se sei fotoreporter è più difficile, perché ci sono facce che parlano meno e altre che parlano di più, non sono i tuoi modelli. Ho chiesto pure al mio amico Maxorso perché nella sua galleria su Flickr non aveva messo foto di facce dei manifestanti. Mi fa: “E se poi la gente s’incazza?”. Giusta preoccupazione…ma lui non è fotoreporter. Ma se sei uno che scrive, beh se sei uno che scrive è diverso.

Se sei uno che scrive – e pur concedendo che non scrivi nel tuo diario personale e qualcosa il contesto ti obbliga a fare, anzi molto – se sei uno che scrive puoi fare un lavoro diverso. Puoi parlare con la gente e farla parlare, puoi scavare con la curiosità dentro le storie di vita, scoprire cose che non si supponeva esistessero (come le lesbiche con tre figli nati da inseminazione artificiale, e dico dopo quello, gliela vuoi fare la domanda: e come vi gestite la vita familiare? Niente). Insomma puoi fare un’indagine.

Niente. Culi al vento e turbanti spartani. Certo se poi i culi al vento sparissero, sarebbe meglio. Perché qui è il diritto a portarselo dietro nella vita il culo, non quello ad esibirlo una volta l’anno, ciò di cui si discute, no?

I giornalisti vengono da Marte? (gay pride)

giugno 17, 2007

Ho comprato 10 quotidiani stamattina. E sono stato a lungo a leggermi tutte le coperture del gay pride.

Non so voi, ma io, se quello raccontato qui è il gay pride al quale ho partecipato io, allora ero su Marte. O lo erano loro, quelli che l’hanno raccontato.

Signori della dirigenza gay, li eliminiamo i carri l’anno prossimo, sì? Così togliamo il prosciutto dagli occhi dei media?

E quello del Messaggero che chiede a Fioroni: “E’ stato un anti family day?”. A’ bello, il gay pride c’è da dieci anni e il family day è arrivato un mese fa. Sono loro che erano anti gay, non viceversa.

Ma è inutile, ci vorrebbero sette schermate per dire di tutte le sconcezze e le disonestà intellettuali che c’erano in quei pezzi.

Avvilente

Dubbi al margine delle certezze

giugno 9, 2007

Allora qui è lo zingarello e i compagni di scuola in un istituto per ragazzi con problemi. Stupri sempre a carico di adolescenti di una quindicina d’anni. Pian piano, in un momento in cui le ossessioni mollano la presa, i media cominciano ad accorgersi che esiste l’omosessualità fra i ragazzi. Ma è come se avessero bisogno degli occhiali da sole: quel filtro è la violenza. Che io, a distanza le centinaia di chilometri dai fatti, non mi metto qui a negare. Diciamo che faccio qualche domanda, come al solito. Sono dubbi a margine delle certezze, i miei.

Noi siamo sicuri, sì, che il ragazzo di Foggia sia stato preso e portato in un giardino pubblico e brutalizzato da un ragazzetto che ha quasi la stessa età? E’ senz’altro possibile che sia così e questo rimane lo scenario più probabile. E su Caltanissetta: ancora più probabile la violenza a carico del “disabile” che per la sua disabilità appare poco credibile e in grado di denunciare. Un classico del genere.

E tuttavia….

E tuttavia l’omosessualità non nasce a 25 anni. Bene o male, Ruini o no, la consapevolezza pubblica dell’esistenza dell’omosessualità ne ha accettato l’esistenza se si parla di adulti.

Ma quella coscienza non riesce a fare i conti con l’omosessualità giovanile perché non la sopporta, ed ha bisogno di scambiarla per violenza come deus ex machina da mettere al posto dell’indagine sulle cause. Ripeto: la violenza esiste ed è l’ipotesi più probabile nei casi di oggi e ieri. Ma chiedetevi cosa può pensare di raccontare ai genitori un ragazzino che ha prima acconsentito a un rapporto e poi si trova deluso, impaurito, pieno di dolore e che per questo viene scoperto e messo alle strette?

Come pensare che non darà ai genitori la versione che lo scagiona e lo libera da ogni responsabilità?

I genitori, in fin dei conti, possiamo capirli, se non giustificarli. La prima scoperta è traumatica e comunque l’idea che qualcuno abbia abusato di nostro figlio indifeso è la più spontanea, anche se potrebbe essere sbagliata, delle reazioni che puoi avere.

Noi a nostra volta – come coscienza pubblica, media, scuole, gente “normale” – facciamo la stessa cosa: rendiamo innocente ciò che non lo è perché così possiamo assolverlo, perché così possiamo continuare a credere che, senza un intervento esterno che porta l’infezione, tutto sarebbe andato bene, perché noi siamo puri e a posto. E’ più facile, raccontare di un bene violato dal male.

E invece le cose sono sempre più complicate di come appaiono e soprattutto di quanto può raccontarle un dispaccio d’agenzia o un servizio di telegiornale. Ma che dico? Questo è un paese dove sulla sessualità umana sta calando la censura di fatto del pensiero unico cattolico, dove l’unico modello “pulito” è quello eterosessuale e di coppia, e io mi chiedo se sia possibile rappresentare la complessità della vita umana e del desiderio, magari quando in mezzo c’entra pure la violenza a complicare le cose?

Sarebbe come chiedersi se un claustrofobico sceglierà mai di farsi una notte chiuso in ascensore. Eppure gli ascensori si fermano, a volte perché noi tocchiamo il tasto sbagliato.

Santoro ok

maggio 31, 2007

Obiettivamente ha fatto un buon lavoro. Un taglio nel documentario, qualche presentazione di argomenti un po’ deficitaria (quella del ragazzo di Palermo), ma le testimonianze dal vivo erano possenti, perfino meglio del documentario Bbc.

Il solito Santoro

maggio 30, 2007

Santoro manda giovedì sera il video BBC sui casi di pedofilia nella Chiesa. E cosa c’entrano don Di Noto, che è prete ma si occupa di pedofilia in rete, e Odifreddi? E’ la pedofilia reale, signori, quella che va in onda stasera, non le contorsioni degli spioni di parrocchia né le elucubrazioni del matematico imbroglione. Ci voleva una discussione seria.

E invece tutto si risolverà nella consueta bolla di litigi e fondamentalismi contrapposti.