Archive for the 'cultura' Category

Contronatura è naturale…

gennaio 4, 2008

(…) Siamo così giunti al paradosso che ciò che si diceva contronatura è naturale, e ciò che si
diceva naturale è contronatura. Ricordo che De Marsico (collaboratore del Codice Rocco)
in una brillante arringa in difesa di un mio film, ha dato del “porco” a Braibanti, dichiarando
inammissibile il rapporto omosessuale in quanto inutile alla sopravvivenza della specie:
ora, egli, per essere coerente, dovrebbe, in realtà, affermare il contrario: sarebbe il rapporto
eterosessuale a configurarsi come un pericolo per la specie, mentre quello omosessuale
ne rappresenta una sicurezza. In conclusione: prima dell’universo del parto e dell’aborto
c’è l’universo del coito: ed è l’universo del coito a formare e condizionare l’universo
del parto e dell’aborto. Chi si occupa, politicamente, dell’universo del parto e dell’aborto
non può non considerare come ontologico l’universo del coito -– e non metterlo dunque in
discussione – se non a patto di essere qualunquistico e meschinamente realistico. Ho già abbozzato
come si configura, oggi, in Italia, l’universo del coito, ma voglio, per concludere riassumerlo (…)
Tale universo include una maggioranza totalmente passiva, e nel tempo stesso violenta,
che considera intoccabili tutte le sue istituzioni, scritte e non scritte. Il suo fondo è tuttora
clerico-fascista con tutti gli annessi luoghi comuni. L’idea dell’assoluto privilegio della
normalità è tanto naturale quanto volgare e addirittura criminale. Tutto vi è precostituito e
conformistico, e si configura come un “diritto”: anche ciò che si oppone a tale “diritto” (compresa
la tragicTale universo include una maggioranza totalmente passiva, e nel tempo stesso violenta,
che considera intoccabili tutte le sue istituzioni, scritte e non scritte. Il suo fondo è tuttora
clerico-fascista con tutti gli annessi luoghi comuni. (…)

Sono parole di Pier Paolo Pasolini, scritte il 19 gennaio 1975, e riportate per intero dal Foglio di ieri. Ferrara le mette là perchè Pasolini colpisce duro sull’universo dei diritti, dal quale Ferrara stesso vuole l’uscita dell’aborto. Universo dei diritti che lui – cattolico e comunista in radice, Pasolini dico, – non concepiva.

Però coglieva, guarda un po’, l’elemento opportunistico, utilitaristico – non concorre alla sovrappopolazione mondiale – di legittimazione dell’omosessualità. Un passo oltre, e sarebbe stata possibile la descrizione di un diritto: ma si scrive diritto dove non c’è più colpa in chi lo scrive, ma responsabilità, e desiderio di ridurre il male e il disordine. Ferrara vuole riportarci tutti a quel tempo aurorale in cui, non essendo più notte, non è nemmeno ancora giorno, in cui scriveva e pensava Pasolini, e nel quale morì quell’anno stesso.

Per uno che viene dal Buio a Mezzogiorno va bene, per un mondo che ha provato a balbettare diritti di esistenza no.

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Lettereale *

dicembre 27, 2007

* contenuti espliciti

Ho letto da qualche parte di un romanzo, in cui la regina Elisabetta, che si è messa a leggere letteratura, propone al presidente francese di parlare di Jean Genet. Dev’essere Leggi il seguito di questo post »

Le cinque rose di Jennifer

dicembre 9, 2007

“Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, per la regia e l’intepretazione di Arturo Cirillo. Resta fino al 13 dicembre a Roma, poi non so. In un quartiere “di travestiti”, i suoi abitanti muoiono a ripetizione, tutti con un colpo in bocca, tutti con cinque rose su un tavolo. Anche Jennifer ha cinque rose, sogna l’amore col play back di una “radio libera” degli anni ’70 che dà Mina e Patty Pravo, si veste in attesa di un Franco incontrato una sola volta, di cui stringe al cuore la cornice di una foto che non c’è. E poi “anche Jennifer” muore con un colpo in bocca.

Ancora su Consoli

novembre 17, 2007

Un vero e proprio saggio di Douglas Ireland in morte di Massimo Consoli e il movimento omosessuale italiano. (qui)

Mendelsohn

novembre 10, 2007

“Gli scomparsi” di Daniel Mendelsohn (scheda) è un romanzo-diario-documentario scritto da uno che maneggia la scrittura e la narrazione come il respiro. No, la parola gay non c’è neanche una volta nelle prime 300 pagine (su 717) che ho letto fin qui, ma Mendelsohn, che gay è e che ha scritto un libro bellissimo non tradotto in italiano su identità e desiderio (The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity , qui il sito di DM), è un inteprete forte di un pensiero omosessuale non letterale, di una sensibilità omosessuale nella letteratura.

Gli Scomparsi (originale: The Lost: the Search for Six of Six Millions) è il diario di un’ossessione che dura da una vita, quella di ricostruire la storia della propria famiglia a partire dai sei parenti portati via dall’Olocausto, cercando di strappare il ricordo al nulla attraverso una foto ingiallita, la testimonianza di un vecchio ormai demente, giri inesauribili su internet e viaggi a non finire.

E’ come se l’ossessione di scacciare l’annullamento totale fosse più viva in un gay. Mendeslohn mi fa pensare al finale di “Mentre l’Inghilterra Dorme” di Leavitt, quando il protagonista ormai ottantenne, sa che con la sua morte il ricordo di quell’amore di 50 anni prima morirà con lui e non ci sarà più. Ricordo che quella notte non dormii per una crisi di pianto, e fu una notte importante per capire che era il momento di andare fino in fondo.

New Tom

novembre 1, 2007

Tom, “il primo gayblog italiano”, è tutto nuovo.

Presto per qualsiasi commento, e io non mi intendo di grafica.

In bocca al lupo

Su aNobii gruppi nascono

ottobre 28, 2007

Potenza del web 2.0. Psiko apre su aNobii il gruppo di discussione sui libri più significativi di letteratura omosessuale dalla parte dei ragazzi. E la sua amica un po’ lesbica apre il gruppo che parla della letteratura omosessuale dalla parte delle ragazze. Titoli molto self explaining: Froci e Lelle.
Ovviamente so’ cose da ragazzi

Il calzino della verità

giugno 6, 2007

Niente, c’è l’imbarazzo dei giornali a presentarla per quel che è, a mettere insieme i pezzi: era un dirigente della Margherita, impegnato nel Partito Democratico, esponente della chiesa milanese, cantava in un coro, lo stimavano tutti. Ma una sera spegne il cellulare, si mette 90 euro e una tessera dell’Arci Gay in un calzino e va a battere. E lì lo uccidono.

Ora scenderà il silenzio. E se qualcuno avesse la forza, col cuore commosso, di dire la verità? Di non nascondere e dire: quest’uomo è morto perché aveva scelto di mentire e nascondersi, perché dissimulava in famiglia, in chiesa, in politica, si lavorava contro, e un giorno è arrivata la violenza sotto forma di una marchetta che ha punito quella voglia di mettersi, letteralmente, la propria omosessualità sotto i piedi.

Possiamo fare questo discorso, con pietà, con rispetto, ma con determinazione. Perché come quell’uomo ce ne sono migliaia, perché ognuno di noi ha il suo calzino nascosto con un pezzo di verità dentro,perché rispondere alla pressione della chiesa con il nascondimento uccide. Si muore così, con la verità in un calzino e in faccia la vergogna di esistere. Aprite la bocca, dite, parlate.

Raffaella, Anna e la cultura gay

giugno 5, 2007

Ogni tanto mi chiedo cosa sia la cultura gay e se sia necessario essere gay per farne. Questa giornalista mi ha dimostrato che la risposta è no. Leggere e guardare, è mitico.

Omosessualisti

maggio 21, 2007

Sentita nella conversazione della domenica sera di Marco Pannella: la definizione dell’Arci Gay come “organizzazione omosessualista”. Come se fosse una specializzazione nell’ambito della medicina della politica.

Ci sto pensando.