Archive for the 'Chiesa' Category

Spezzare la catena

gennaio 21, 2008

Io glielo chiedo ai gay cattolici, le cui scelte non ho mai né capito né condiviso.

Se non sia venuto il momento di aprire la bocca e di dirlo: che piuttosto che vivere nell’inferno dei Ruini e dei Bagnasco è meglio stare fuori della Chiesa.

Perché in quel modo avrebbero più peso e pià chance di tornarci da persone libere.

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Cosa “ci” minaccia…

gennaio 16, 2008

Parliamo un po’ a lungo, al telefono, con l’amica cattolica che è lì, stressata, non capisce chi è che ce l’ha col papa. Poi mi interroga col “voi” più offensivo che c’è: “da che cos’è che vi sentite minacciati, voi che lo contestate?”.

Io, non noi, non lo contesto, perché ritengo la religione una cosa dolce e giusta, anche se io non sono credente. E’ lui che contesta me. Io, non noi, mi sento minacciato da una predicazione che mi esclude dal numero delle persone civili e mi mette tra i disordinati e i malati. Che si fa supporto nobile di altre mille piccole possibili discriminazioni meschine e private. Da una predicazione che si fa politica e ideologia per chiedere per se stessa principi liberali e liberi che a me vengono negati. Non mi sento minacciato nella libertà, mi sento minacciato nell’esistenza. E voglio poter parlare con Io e non con Noi. Perché dentro Noi c’è già discriminazione e appiattimento.

Ha messo giù.

L’omofobia misericordiosa è un’offerta: ponetevi il problema della domanda

dicembre 28, 2007

Davide Varì rilancia su Liberazione e racconta la storia di “Emily Rose” che fu narrata qui più di un anno fa. Grazie a Davide per la citazione, ho avvertito anche l’interessato, che non segue questo blog.

Ma il D day della situazione è stato ieri, in cui – faccio ammenda, ma soprattutto a Natale non è che legga tutti i giornali – c’è stata l’intervista di Walter Veltroni alla Stampa, in cui almeno è stata definita sbagliata la posizione della Binetti che giudica l’omosessualità una malattia. Veltroni la definisce una “condizione”. Siam messi così, che ci rallegriamo per meno del minimo, e forse del “poco sbagliato” (la “condizione” è una cagata commiseratoria: sono un essere umano e attraverso identità di genere, che assumono anche profili giuridici). Mentre su L’Unità, Anna Paola Concia, dice “che è la società che fa ammalare”.

Sempre su Liberazione, ieri, (i pezzi li trovate ancora nell’edizione in pdf, semmai in archivio) c’era poi una lettera del dottor Cantelmi, il medico che Davide definisce riparatore e un’opinione dell’ordine degli psicologi del Lazio che assicura un intervento “ordinistico”, appunto, “perché la teoria riparativa non esiste”. Non sperateci che qualcuno la smetta. La way out è lì bella e pronta, e sarebbe ingenuo non vederla: non ripariamo nulla, aiutiamo famiglie e individui che si sentono in difficoltà.

Quanti omosessuali e famiglie conoscete che se la vivono male, malissimo? Io molti/e. E’ in questo starci male che si annida l’omofobia misericordiosa dei cattolici ed è perfettamente inutile chiedere provvedimenti laddove c’è la domanda che stimola l’offerta. Se la cultura gay non si identificasse con una tessera per i locali, forse avremmo qualche antenna in più per capire e intervenire, “sulla società che fa ammalare” (Concia).

AGGIORNAMENTO ORE 23,30

Su La Stampa di oggi la senatrice Binetti ha rifiutato il “diktat di Veltroni” e da “neuropsichiatra” ripete che lei – e pare molti altri – continuano a considerare l’omosessualità una devianza. E il punto è che dice la verità: su questa pratica ai limiti della legalità la ministra Turco non ha niente da dire?

Perché non c’eravamo

dicembre 8, 2007

Voglio dare atto a Ivan Scalfarotto di aver alzato il tiro, la voce o quel che volete sulla questione omofobia. Lo ha fatto, e meno male che qualcuno parla, nel Pd.

Altra questione poi è la richiesta di misure disciplinari (di partito, di maggioranza, non so) a carico della Binetti. Qui sono più perplesso,non per questioni di Pd di cui nulla so, ma perché quella norma approvata è sbagliata, è da stato etico. Ci costringe a scimmiottare l’oppressore creando un bigottismo clone di quello clericale, punendo l’espressione di un pensiero ostile (E oltretutto non coglie il punto politico della vicenda).

Ma guardatela, questa situazione, sotto la lente denominata “assenza del punto di vista omosessuale”. C’è una politica di destra, piatta sull’appoggio dell’offensiva vaticana, alcuni di loro, potendo, ce le suonerebbero di santa ragione, fisicamente. E quando può quella cultura colpisce con le sentenze, come nel caso della mamma di Palermo, che aveva perso il figlio perché “lesbica” e ora riabilitata.

E guardate questo centro sinistra, un po’ cattolico, un po’ conservatore, un po’ velleitario e comunista che crede sia giusto mettere oggi per l’insulto ai froci le pene che ieri si davano ai “nemici del popolo”.

Io credo che per questo abbiamo perso – perché l’abbiamo persa e i Cus sono solo una riserva indiana che non ci sarà concessa – la battaglia dei diritti, che non sono soltanto l’unione civile e la pensione. Abbiamo perso perché non c’eravamo, perché per noi parlavano gli altri. E quando abbiamo parlato, lo abbiamo fatto con le parole degli altri (della politica, della fede, dei partiti).

Ma che bravo Alberto, gay di destra. O solo contemporaneo?

novembre 22, 2007

Questo Alberto Ruggin è un politico nato. Nel dibattito ad Otto e Mezzo è riuscito a difendersi bene, non solo dalle manipolazioni da suburra fascistoide di un Camillo Langone, ma anche dai raffinati spostamenti di senso che proponeva Ferrara, tenendo il punto della “pubblicità”. Dalle cose che dice io dissento, in parte, perché propone e rivendica un modello di convivenza dell’omosessualità dentro la chiesa contemporanea.

E per capirlo, che sia impossibile viverci senza mutilazioni della propria dignità e realtà personale, basta ascoltare le parole di don Ermis Segatti, che ha parlato da Torino (“l’ostentazione dell’omosessualità offensiva della dignità”). Al sacerdote è scappato uno splendito lapsus, parlando dl gay pride: “Lì siamo proprio outside”. Non potrei essere più d’accordo. Per loro basta essere “inside”.

E così Paolo Colonna è servito (dico con ironia), lui che si poneva il problema di non conoscere “gay di destra” che fossero capaci di far politica in modo aperto. Alberto lo è, e non somiglia né a lui o a me né alla sua destra. E’ un animale nuovo (animale politico).

Basta una cassetta?

novembre 17, 2007

Non vorrei vedermi ridotto a fare il tifo per processi dubbi solo perché al posto dell’accusato siede un prete. Chi dev’esser condannato lo sia per ciò che ha fatto, non per gli indizi, e questo vale soprattutto se non mi è simpatico l’imputato. E questa vicenda qualche dubbio la solleva, soprattutto perché tutto ciò che si è trovato sono film porno e come indizio contro il sospettato c’è il fatto che sono film gay. Mmh…

Vladimir, no

novembre 10, 2007

Leggi l’errata corrige

Paolo Colonna se la prende col paradosso per cui l’onorevole Luxuria compie azioni “radicali” (in senso pannelliano) di provocazione di dialogo e poi vota con la sinistra “radicale” (pardon, comunista) contro un emendamento alla finanziaria che avrebbe fatto pagare l’ICI alle imprese commerciali della chiesa, tipo gli alberghi a 4 stelle. E si dice che non va. In effetti no, non va.

(Ma perché ha un senso che Vladimir si definisca da Crozza “orgogliosa di essere comunista” quando in *tutti* i regimi comunisti lei sarebbe già finita in galera o in campo di lavoro?)

Con la simpatia di sempre, ma non ci siamo.

L’inconscio del redattore

novembre 5, 2007

Un Perry Mason, lo definisce La Stampa, per difendere le centinaia di ecclesiastici coinvolti negli Usa in casi di pedofilia, più di 500. Il suo ufficio è in Vaticano. Chissà se chi ha fatto il titolo alla Stampa sapeva che Raymond Burr, protagonista della serie nel personaggio dell’avvocato americano, ha compiuto prima di morire a tarda età il suo coming out… dopo varie mogli.

L’inconscio è sempre al lavoro.

Una buona parte di noi

ottobre 16, 2007

Exit, di Ilaria D’Amico, continua. Questa volta parla Don Felice (qui il video per intero).

Per don Felice omosessuali sono una buona parte dei preti e parla come ogni omosessuale sa e fa, come uno che nuota contro la corrente del mondo. Ricorda “un amore che è durato per tanti anni” e la possibilità di innamorarsi ancora.

“Di fronte alla scoperta di un prete omosessuale la Chiesa si spaventa. Pensa che il prete sia un pedofilo (…) ma questo è sbagliato. Poi copre, tace, insabbia, non vuole crescere”.

E insiste col voler essere prete: “In questo comunità ci sto anch’io”.

E’ un rivoluzionario, un ipocrita o uno che non vuole prendere la sua strada? Io penso quest’ultima, ma magari no…

(certo a giudicare da quello che scrive Petrus, questo manca poco che sia da bruciar vivo)

Era in missione per conto di Dio

ottobre 13, 2007

Prima batte su internet e si fa riprendere (santa ingenuità) si porta nel suo ufficio in Vaticano il ragazzo dell’appuntamento, che lo riprende di nascosto. Poi dice di averlo fatto per un’indagine di sua iniziativa. E io non so se avere compassione per uno che viene punito solo perché omosessuale, rallegrarmi perché lo hanno beccato e adesso la sua commedia finirà oppure incazzarmi nero perché, pur nella disgrazia, continua a parlare la lingua del potere e a difendersi con quella.

La sua ambiguità sporca il mio giudizio, e mi fa sentire disorientato.