Posts Tagged ‘violenza sui gay’

“Perché è giusto punire l’omofobia”

dicembre 11, 2007

Mi sono sottoposto ad una fatica un po’ improba: quella di copiare l’ intervento del senatore Ignazio Marino, presidente della commissione sanità del Senato, su Repubblica di oggi – che non l’ha messo on line. La lettera è un buon passo avanti rispetto al pasticciaccio dell’emendamento sull’omofobia, perché separa due punti che non possono andare uniti: da una parte la necessità di punire le discriminazioni, perché esse fanno parte di un modo di organizzare e vivere la società che non è giusto (giustificabile), dall’altra il principio che non si possono punire le idee (il problema posto dall’emendamento).

Ora mentre è evidente che la violenza e la lesione fisica vanno punite sempre e in ogni caso, io continuo ad essere più perplesso per le espressioni verbali o scritte.

Si può postulare una responsabilità per chi riveste cariche pubbliche o posti di rilievo nei mass media – un sindaco che chiede “Pulizia etnica per i culattoni” rischia davvero di scatenare un linciaggio – ma non credo che possiamo punire qualsiasi espressione di dissenso e condanna. Anche perché in questo simpatico paese rischiamo di veder punito il ragazzino che dice frocio al compagno di scuola e non il sindaco che incita all’odio.

O magari una bella sanzione amministrativa: 500 euro al padre del ragazzo bullo e 10 mila al sindaco?

Qui mi fermo, perché giurista non sono e rischio di dir cazzate, sto solo tentando di non mettere a tacere lo stato di diritto che è in me 🙂 : segue l’intervento di Marino, rispetto per questi polpastrelli che lo han trascritto.

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Tatuatori di anime

novembre 29, 2007

Non picchiano senza una ragione.  Hanno bisogno di motivare. “Gay”  hanno scritto sulla schiena, col pennarello. A prima vista, una misura di odio, l’insulto che si accompagna al colpo. E invece è una motivazione, e una richiesta di alleanza: non abbiamo pestato uno qualunque, abbiamo dato quello che si meritava a un frocio. Gli sembra un motivo sufficiente. Troveranno orecchie che intendono (intanto un’anima resta tatuata per sempre dalla violenza, ma che fa?)

In nome collettivo

novembre 3, 2007

Daniele Nardini scrive su gay.it un’opinione che non condivido. Naturalmente il “fatto” è vero: nel mondo del battuage i romeni sono ormai, in Italia, un pericolo costante. Non da oggi: l’anno scorso ho dato aiuto a uno che era stato picchiato e rapinato, dopo essere stato avvicinato con una proposta seduttiva. Come si può immaginare, all’idea di andare dai carabinieri, che gli proposi, il nostro colloquio ebbe rapida fine. Su questo non ci piove: il numero di gay che hanno subito la stessa sorte è altissimo. Così com’è vero che le aggressioni alle donne, nelle grandi città, a opera di romeni si stanno moltiplicando – il caso di Roma è solo la punta estrema.

Ma se cominciamo anche noi, nel nostro “specifico”, a ragionare per nazionalità “che delinquono più di altre” diamo un piccolo contributo alle “spedizioni punitive” (ormai si usa senza paura il linguaggio dei primi anni ’20, una volta si vergognavano) dei fascisti contro gente che fa la spesa – è successo ieri sera a Roma.

Non sarebbe meglio dire che proprio noi, che conosciamo quanto devastante possa essere la violenza quando sa che sarà impunita (per nostra scelta), crediamo che vadano colpiti gli individui che delinquono e non le categorie? Certo, per colpire i singoli responsabili ci vogliono denunce e testimonianze. Ma noi spesso (spesso?) non ne abbiamo il coraggio: e allora ci rifugiamo nella speranza che li deportino tutti, che qualcuno faccia il lavoro sporco per noi.

E’ quello che succede in questo momento dovunque in Italia. Deportateli tutti, così non dovremo guardare l’onesto che subisce un sopruso e i bambini in braccio alle madri che fuggono da un campo della periferia di Roma.

E’ un brutto momento quello in cui si chiede a una entità collettiva e anonima, lo stato, di “vendicarci”. E noi non siamo migliori dei padri di buona famiglia impauriti.