Archive for the 'Omofobia' Category

Dove Gad eravamo rimasti?

aprile 23, 2008

E va bene, non lo chiudo, il blog. Ma ci sono cose che ti cambiano dentro: la vicenda elettorale e il dibattito di oggi, in cui sembra passata un’era politica da quando qui si parlava di DiCo e omofobia, e sono solo pochi mesi. E poi c’era questo desiderio di chiuderlo perché anonimo, che è ancora e sempre un modo per essere velati.

Come faremo (mi riferisco al pezzo di Gad Lerner che ho linkato) io, che alla fine ho votato Pd e Gad Lerner (per non parlare della Binetti) a intenderci? Forse per viltà, avevo pensato di ritirarmi in una stanza interiore e segreta, dalla quale peraltro è una vita che tento di uscire.

Ecco io lo vorrei chiedere a Ivan, che è sempre così caro con me e che una visibilità politica ce l’ha, lui come la vive questa fase. Perché qui il punto non è voler fare i laicisti: è come fare i laici avendo votato Pd. O meglio come si fa ad uscire da quello straniamento che dà la sensazione di aver votato gente che proprio ti disprezza. O forse, detto in parole più povere: al di la’ dei nove radicali, io elettore del Pd e vecchio frocio come posso interloquire con i cattolici del Pd senza essere ridotto al silenzio. O in parole super povere: io come faccio ad esistere in questo paese?

Me lo chiedo. E mi chiedo pure perché parlo solo di politica, quando poi, è noto, ai lettori di questo blog piace più quando faccio l’intimista. Al punto che nella decisione di chiudere c’era pure l’idea di tirar fuori da tutte le cosette di questo spazio una cosona scritta. Ma io non quaglio mai.

Strisce rosa

febbraio 25, 2008

Perché, ascoltando la Tatangelo, mi viene da chiedere al comune il parcheggio disabili?

Incendio al coming out

febbraio 18, 2008

Senza parole. Qui

Canzonette

febbraio 11, 2008

Dopo la Tatangelo, un altro amore same sex nelle canzoni di San Remo. Temo quest’alluvione, permetterà a molti di dire: “Ma figuriamoci, ho anch’io un omosessuale per amico”. Ma poi ci ripenso e mi dico che va bene, anche negli anni ’60 quello che l’establishment italiano rifiutava passò in parte da quelle note. Del resto non siamo forse allo stesso livello di rimozione ed eliminazione dal discorso pubblico di quegli anni?

Per parte mia, l’unica esperienza con San Remo è che il giornalista musicale che mi frequentava in quel periodo mi tenne chiuso in camera tutto il tempo. “Sai, nell’ambiente non sanno di me” (e mica io vado in giro sui tacchi a spillo: il punto è che io ero il suo “clandestino” e lui aveva paura che qualcuno dicesse di me al suo compagno che era rimasto a Milano). Mai come quell’anno vidi il miglior festival in tv, era l’edizione dell'”uomo più bastardo che amerò”.

Una strana pena

gennaio 26, 2008

Non mi scandalizzo per l’ ipocrisia incoerente che il senatore Nino Strano, 60 anni, di AN, quello che ha urlato “squallida checca” al collega dell’Udc, esprime nella sua intervista a Repubblica. Conosco questo orrore dall’interno, quando tenti di tenere insieme i pezzi della vita con la colla della menzogna.

Il sentimento prevalente è la pena: per questo travestimento col quale si pensa di salvare se stessi dal proprio inferno personale, urlando in faccia agli altri lo schifo che si prova per se stessi. E facendo quindi, letteralmente, della propria menzogna privata una pubblica persecuzione verso altri.

Non è forse questo il cuore vero, e nero, di ogni omofobia?

Per un archivio di immagini sull’omofobia

gennaio 8, 2008

Da GayNews, taglio e incollo.

Cari amici,

l’associazione Gaynet, ha deciso di raccogliere materiale fotografico che testimoni la diffusione di omofobia in Italia.

La vena di negazionismo che ci ripete il ritornello “ormai i gay in Italia sono accettati” ci sembra particolarmente pericolosa in un momento nel quale le Camere si troveranno a discutere proprio di una legge contro l’omofobia.

Facciamo appello ai lettori per inviarci (all’indirizzo segreteria.grillini@gmail.com) materiale fotografico, scritte, cartelli e testimonianze relative all’omofobia.

Abbiamo incominciato a raccogliere il materiale di cui disponevamo sul sito:

http://commons.wikimedia.org/wiki/Homophobia.

Invitiamo i nostri lettori a fare lo stesso.

Grazie per la collaborazione.

La redazione

Il prof Cantelmi spiega, qualche dubbio resta…

dicembre 30, 2007

GayNews riporta le dichiarazioni del professor Tonino Cantelmi, al centro dell’inchiesta di Daniele Varì, rilasciate all’agenzia DIRE. Eccole qui sotto. Vale la pena leggerle: dicono che non c’è alcun tentativo di “riparazione” del paziente omosessuale e propongono qualche slittamento di senso non male: per esempio il giovane paziente e il terapeuta (anzi la struttura) vengono rappresentati come liberi contraenti di un contratto terapeutico (libero il giovane di accettare la proposta terapeutica) Mmhhhh… Ho qualche perplessità sul fatto che la scelta sia così libera: non ci credo nemmeno per le situazioni in cui il terapeuta te lo vai a cercare te, da solo, con i tuoi soldi, perché comunque sei sopraffatto dalla risonanza tra l’autorità terapeutica e il tuo consenso, anche solo inespresso. Figuriamoci quello che succede con mammà, papà, i tanti dottori e magari il confessore a farti pressing su te che hai 16 anni. Permetta questo dubbio, il professor Cantelmi, e una domanda. Non si capisce bene perché lo psichiatra non cerchi di spiegarsi meglio, in altre sedi di comunicazione, invece di annunciare querela per Varì e Liberazione. Perché avere tanto timore di discutere in pubblico ciò che si fa? Invece di invitare Mancuso nella sua struttura per una settimana, ci vada a parlare in tv. Magari giocando in casa, che so, da Giuliano Ferrara e magari in presenza di uno specialista suo collega ma di orientamento diverso? Ma ecco il testo…
Nessuno pretende di ‘curare’ i giovani gay: offriamo quello che viene offerto da tutti gli psichiatri e psicologi rispettando il codice deontologico e i valori del paziente”. Leggi il seguito di questo post »

L’omofobia misericordiosa è un’offerta: ponetevi il problema della domanda

dicembre 28, 2007

Davide Varì rilancia su Liberazione e racconta la storia di “Emily Rose” che fu narrata qui più di un anno fa. Grazie a Davide per la citazione, ho avvertito anche l’interessato, che non segue questo blog.

Ma il D day della situazione è stato ieri, in cui – faccio ammenda, ma soprattutto a Natale non è che legga tutti i giornali – c’è stata l’intervista di Walter Veltroni alla Stampa, in cui almeno è stata definita sbagliata la posizione della Binetti che giudica l’omosessualità una malattia. Veltroni la definisce una “condizione”. Siam messi così, che ci rallegriamo per meno del minimo, e forse del “poco sbagliato” (la “condizione” è una cagata commiseratoria: sono un essere umano e attraverso identità di genere, che assumono anche profili giuridici). Mentre su L’Unità, Anna Paola Concia, dice “che è la società che fa ammalare”.

Sempre su Liberazione, ieri, (i pezzi li trovate ancora nell’edizione in pdf, semmai in archivio) c’era poi una lettera del dottor Cantelmi, il medico che Davide definisce riparatore e un’opinione dell’ordine degli psicologi del Lazio che assicura un intervento “ordinistico”, appunto, “perché la teoria riparativa non esiste”. Non sperateci che qualcuno la smetta. La way out è lì bella e pronta, e sarebbe ingenuo non vederla: non ripariamo nulla, aiutiamo famiglie e individui che si sentono in difficoltà.

Quanti omosessuali e famiglie conoscete che se la vivono male, malissimo? Io molti/e. E’ in questo starci male che si annida l’omofobia misericordiosa dei cattolici ed è perfettamente inutile chiedere provvedimenti laddove c’è la domanda che stimola l’offerta. Se la cultura gay non si identificasse con una tessera per i locali, forse avremmo qualche antenna in più per capire e intervenire, “sulla società che fa ammalare” (Concia).

AGGIORNAMENTO ORE 23,30

Su La Stampa di oggi la senatrice Binetti ha rifiutato il “diktat di Veltroni” e da “neuropsichiatra” ripete che lei – e pare molti altri – continuano a considerare l’omosessualità una devianza. E il punto è che dice la verità: su questa pratica ai limiti della legalità la ministra Turco non ha niente da dire?

Lettereale *

dicembre 27, 2007

* contenuti espliciti

Ho letto da qualche parte di un romanzo, in cui la regina Elisabetta, che si è messa a leggere letteratura, propone al presidente francese di parlare di Jean Genet. Dev’essere Leggi il seguito di questo post »

Riparazioni

dicembre 26, 2007

Telefonata

A. Hai visto il pezzo di Davide Varì?

B. Sì, ripensavo che forse in ognuno di noi c’è stato il momento in cui si è provata la “riparazione”.

A. Intendi la riparazione volontaria, personale?

B. No, dico la riparazione anche forzosa. E poi spesso la riparazione forzosa ha (aveva) il consenso dell’interessato, non c’è differenza fra le due, se non nei dettagli. Lo scrive anche Varì, ed è un peccato che non ci abbia raccontato qualcosa di più di quelle sale d’aspetto con mamme e adolescenti. Quasi un affollamento alla Bruegel. “Giovani froci pentiti con mamme”.

A. A meno di non essere fortunati come quello. Ma parli di cose tue?

B. In effetti ricordo uno psichiatra di 40 anni fa che voleva farmi l’elettroshock. Si spaventò perfino mia madre, che pure era la riparatrice. E allora si deviò su un trattamento convulsivo con iniezioni che portavano la febbre a 40.

A. Però ne sei uscito vivo, ci stiamo parlando

B. Le ferite restano mute per tutti, tranne che per chi ci vive piegato sopra. Per lui urlano.