Archive for the 'bisessuali' Category

Riparazioni

dicembre 26, 2007

Telefonata

A. Hai visto il pezzo di Davide Varì?

B. Sì, ripensavo che forse in ognuno di noi c’è stato il momento in cui si è provata la “riparazione”.

A. Intendi la riparazione volontaria, personale?

B. No, dico la riparazione anche forzosa. E poi spesso la riparazione forzosa ha (aveva) il consenso dell’interessato, non c’è differenza fra le due, se non nei dettagli. Lo scrive anche Varì, ed è un peccato che non ci abbia raccontato qualcosa di più di quelle sale d’aspetto con mamme e adolescenti. Quasi un affollamento alla Bruegel. “Giovani froci pentiti con mamme”.

A. A meno di non essere fortunati come quello. Ma parli di cose tue?

B. In effetti ricordo uno psichiatra di 40 anni fa che voleva farmi l’elettroshock. Si spaventò perfino mia madre, che pure era la riparatrice. E allora si deviò su un trattamento convulsivo con iniezioni che portavano la febbre a 40.

A. Però ne sei uscito vivo, ci stiamo parlando

B. Le ferite restano mute per tutti, tranne che per chi ci vive piegato sopra. Per lui urlano.

I nostri noi (Macubu et moi)

dicembre 1, 2007

Conosco Macubu, autore di questo blog di stile. Leggere del suo coming in, anche se in ritardo, mi ha molto emozionato (ha incontrato una donna, ci si è messo insieme, si sente odore di progetti di vite future). Quando qualcuno percorre gli stessi passi che hai fatto tu, vorresti raccontargli molte cose che risulterebbero fuori luogo e un po’ predicatorie. Anche perché nessuno fa mai tutto uguale ad un altro. Anche se sono certo che farà dei figli, il Maki, e poi si renderà conto che l’identità sessuale è un enigma che oscilla tra noi e mille altri noi. Nessuno dei quali può essere abbandonato (E’ il concetto di identità, con la sua pretesa di essere immobile come una radice di platano, ad esser fuori luogo qui)

Però una cosa la dico: Maki, sappi che da oggi sei in una categoria scomoda, tra quelli che non possono essere classificati: sei gay, stai con una donna, forse avrai dei figli. La gente vuole riferimenti certi, scaffali sui quali disporre le cose del mondo. Ti spareranno da entrambe le sponde, ci sarà qualche scemo che ti darà del vizioso. Capita, poi a te che sei uno snob fra i più “Hoch Nase” (è Yiddish, bestia, non tedesco) che conosca, farà pure piacere.

L’inconscio del redattore

novembre 5, 2007

Un Perry Mason, lo definisce La Stampa, per difendere le centinaia di ecclesiastici coinvolti negli Usa in casi di pedofilia, più di 500. Il suo ufficio è in Vaticano. Chissà se chi ha fatto il titolo alla Stampa sapeva che Raymond Burr, protagonista della serie nel personaggio dell’avvocato americano, ha compiuto prima di morire a tarda età il suo coming out… dopo varie mogli.

L’inconscio è sempre al lavoro.

No, il pentito non mi dà fastidio

febbraio 28, 2007

Pierone mi segnala questo articolo della Stampa (“Ero gay, i preti mi hanno guarito”)

Scacciando subito il pensieraccio che possa trattarsi di un falso (ma la storia è un po’ troppo perfettina), il primo sentimento che la lettura mi ha dato è che non provo nessuna ostilità per uno che dice: “ero omosessuale” e che l’ha salvato una dieta di tre rosari al giorno, in uno spot pubblicitario dei trattamenti di “ritorno” dall’omosessualità di cui abbiamo parlato qui già un’altra volta.

Nessuna rabbia non solo perché sono stato sposato (ma senza preti e madonne, l’ho deciso per conto mio), ma perché il nocciolo della libertà individuale è che ognuno segue il suo percorso. Foss’anche il percorso che passa per questa sorta di San Patrignano del sesso, fatto di pesanti condizionamenti emotivi (strano: si parla sempre di preghiere e pratiche, mai di Dio).

Ognuno segue il suo percorso, in una società libera. Sono loro che vogliono una società a senso unico, dove l’unico modello è quello tradizionale, il loro, un mondo senza libertà. Noi vogliamo la società della scelta libera – fosse anche la libertà di rinnegarsi e di dare la propria mente in comodato d’uso ai latifondisti dello spirito.

Traghetti

gennaio 17, 2007

Lo chiamo sul tardi al bar dove lavora, non lo sento da mesi: “Ciao, come va?”
Mi risponde gentilissimo come sempre. Meridionale, 28 anni, è così carino che mi ha perfino messo in crisi, a volte, nel mio principio più sacro, che non si “toccano” le coppie che funzionano.
Gli chiedo: “Beh, come va? E Franco?”
Pausa
Schiarimento di voce.
Abbassamento del volume perché non sentano gli altri del negozio.
“Non sto più con lui. Ora sto con una ragazza”.
Sono un gaffeur, mi vengono 30 secondi d’orologio di una risata omerica.
Si affretta a spiegarmi: l’eccezione (a 28 anni) sono i suoi 4 anni con Franco. A lui sono sempre piaciute le donne. Anche se grasse, esattamente come il suo compagno precedente. E questa gli piace al punto che l’ha già presentata in famiglia, a mammà. “Con Franco ci parliamo ancora da amici” (Questa poi…)

Franco l’avevi presentato a tua madre?
“E come facevo?”
Rido, devo andare in bagno, dal troppo ridere. Lo saluto: “Sii felice, in fin dei conti viviamo su un continuum che va da noi agli etero, non su due pianeti distinti”.
Vado in bagno, mi do una calmata. Torno. Afferro il cellulare. Scateno il tam tam, a base di sms e chiamate.

La community frocia si addolora per il rinnegato. Mi ricordo di un film americano in cui quello dice ai suoi amici che si sposa con una donna. “Diventerai repubblicanoooo” gli fa uno degli amichetti.
Qui nessuno si spinge a tanto. Ma siamo tutti increduli. Anche io, che non ho nessun titolo per ridere di lui, eppure continuo a ridere.
O sto ridendo di me.? Che alla sua età ho fatto esattamente la stessa cosa?