Archive for the 'pride' Category

Bandiere

luglio 2, 2007

Sembrava tutto uguale a Roma, le persone trasgender e i carri, che poi sono camion, e i tanti mano nella mano e le magliette con sopra scritto “Italia”. Ma erano meno incazzati di noi, e molto diversi, a guardarli con calma. C’erano quelli con i colori delle aziende nelle quali lavorano, proprio sponsorizzati. E quelli che segnalavano la presenza di un gruppo aziendale gay, per esempio quelli di Bt. Poi c’erano i gruppi religiosi, e uno come fa a non accorgersi del camion Lgbt musulmani, così più numeroso, coraggioso e a viso scoperto di un gruppo di tre cattolici dietro uno striscioncino blu? C’erano pure i raeliani, se è per questo, e i buddisti froci. C’erano i gruppi sportivi – calciatori, i corridori della maratona del giorno dopo, proprio per le stesse strade, il volley, il softball, i nuotatori, in divis, coi palloni, le magliette col numero e tutto. C’erano quelli dei sindacati, e quelli per orientamento. I genitori, uno dei pochi punti di contatto con Roma e pochi scarsi e poco notati i gruppi per orientamento, fino a un povero matto vestito di pelle con una frusta in mano che camminava da solo (ma c’era un bus a due piani con gli SM, poco applauditi), e la delusione di M. che voleva il carro degli orsi e quelli saranno stati cinque o sei. E poi i gruppi sindacali, con gli striscioni per categoria. E poi il trionfo, il diluvio di applausi, al camion pieno zeppo di poliziotti in divisa, donne e uomini, poliziotti gay, che salutavano sereni, in un giorno in cui la città era assediata dall’autobomba trovata la sera prima e da un clima certo non sereno per tutta la Gran Bretagna. Questo ho visto al Pride di Londra, incontrato quasi per caso a Trafalgar Square, e dove mi son comprato due union jack – ne era pieno. Con il rosa al posto del blu, però.

Potere di parola (ancora sul pride)

giugno 19, 2007

La foto, le foto… uno mi ha chiesto se anche i fotoreporter vengono da Marte. Se sei fotoreporter è più difficile, perché ci sono facce che parlano meno e altre che parlano di più, non sono i tuoi modelli. Ho chiesto pure al mio amico Maxorso perché nella sua galleria su Flickr non aveva messo foto di facce dei manifestanti. Mi fa: “E se poi la gente s’incazza?”. Giusta preoccupazione…ma lui non è fotoreporter. Ma se sei uno che scrive, beh se sei uno che scrive è diverso.

Se sei uno che scrive – e pur concedendo che non scrivi nel tuo diario personale e qualcosa il contesto ti obbliga a fare, anzi molto – se sei uno che scrive puoi fare un lavoro diverso. Puoi parlare con la gente e farla parlare, puoi scavare con la curiosità dentro le storie di vita, scoprire cose che non si supponeva esistessero (come le lesbiche con tre figli nati da inseminazione artificiale, e dico dopo quello, gliela vuoi fare la domanda: e come vi gestite la vita familiare? Niente). Insomma puoi fare un’indagine.

Niente. Culi al vento e turbanti spartani. Certo se poi i culi al vento sparissero, sarebbe meglio. Perché qui è il diritto a portarselo dietro nella vita il culo, non quello ad esibirlo una volta l’anno, ciò di cui si discute, no?

I giornalisti vengono da Marte? (gay pride)

giugno 17, 2007

Ho comprato 10 quotidiani stamattina. E sono stato a lungo a leggermi tutte le coperture del gay pride.

Non so voi, ma io, se quello raccontato qui è il gay pride al quale ho partecipato io, allora ero su Marte. O lo erano loro, quelli che l’hanno raccontato.

Signori della dirigenza gay, li eliminiamo i carri l’anno prossimo, sì? Così togliamo il prosciutto dagli occhi dei media?

E quello del Messaggero che chiede a Fioroni: “E’ stato un anti family day?”. A’ bello, il gay pride c’è da dieci anni e il family day è arrivato un mese fa. Sono loro che erano anti gay, non viceversa.

Ma è inutile, ci vorrebbero sette schermate per dire di tutte le sconcezze e le disonestà intellettuali che c’erano in quei pezzi.

Avvilente

Eravamo tanti, e fanculo la catastrofe tech

giugno 16, 2007

Servizio fotografico a cura di Maxorso2000 qui

Erano tanti, qualcuno li ha moltiplicati con il taglia-incolla sotto i miei occhi di scettico, che avevo subito detto “saranno ventimila”. Non il milione ufficiale, no, ma diciamo che erano proprio tanti. Al punto che le cellule – faccio questa ipotesi – della rete mobile erano così cariche di chiamate che il collegamento internet è stato eliminato per fare economia di banda. Ho provato e riprovato, sotto un sole cocente che oscurava il display. Non ce l’ho fatta: se avessi usato twitter sarebbe stato meglio, perché in quel caso avrei postato con gli sms, e quelli hanno funzionato per tutto il tempo insieme alle chiamate voce.

E allora, tanti. Mi è successo come quando ti dici: sono due gocce, non prendo l’ombrello. E a mano a mano che la pioggia diventava diluvio la mia sorpesa aumentava. E quello che correva di bocca in bocca era questo senso di “adesso basta, avete passato ogni limite, non ci schiaccerete”.

Mi ero annotato tanto cose, annotate nella mente, da scrivere, ma non so se me le ricordo tutte adesso. Ho paura di quello che si dirà domani, perché qualche vampata di idiozia non è mancata: i due sul camion del Cassero di Bologna, nudi, qualche trans un po’ scollata, e soprattutto una pazza che dal microfono si è messa a insultare il papa e poi a bestemmiare. Ma non è una difesa d’ufficio: davvero non sono loro questa giornata.Di tutti i cartelli, ne sottoscrivo uno: “Voglio fare la shampista in vaticano”.

C’erano tanti ragazzi, i miei occhi sono pieni di queste ragazze (mai viste tante donne) e di questi ragazzi che semplicemente esibivano il loro amore. Si accarezzavano e si baciavano. Eravamo anche in tanti vecchiacci, balene perse fra camion ursini e amici accoglienti. Mi hanno pure concupito il fidanzato, ma a quella donnaccia gliel’ho fatta vedere io. Avevo un raffreddore da aria condizionata, e mi sono permesso la battuta ormai storica: “Nulla di peggio di una vecchia checca raffreddata”.

Peccato solo per quelli che incontri e che non sentono il bisogno di salutare, anche se ci siamo conosciuti, e a fondo. Che ti costa un saluto? Niente, avari. E guarda, c’è anche quello che vota AN e poi fa gli spettacolini en travesti e che adesso finge di non conoscermi. E uh, anche quello, ma quello non era prete? Sì che lo è, ancora oggi…E poi i bambini, tanta gente con i figli piccoli, e io so per esperienza che ai bambini tutto quel casino fa male. E tanti cani: i froci amano più i gatti o più i cani? I gatti non te li porti in giro, e i cani qui sembra che sorridano, ma stanno solo schiattando di caldo.

I carri non servirebbero a niente, se non fosse che questo corteo non sopporta il silenzio. Ma quando, dopo tutto e tutti, passa il camion con Pannella, gli ho mandato un bacio. Grande, Marco, quanto ti dobbiamo…, e quanto avrebbero da imparare questi pazzi che dal palco urlano senza neanche articolare i concetti, e insultano il governo a ripetizione, come se isolarsi politicamente fosse una scelta saggia. Se un sapore amaro c’è in questa giornata di bandiere e di gente, è questa botta di estremismo che fa a pugni proprio con tutto quello che dice la piazza e il corteo. Che dice che siamo tanti e siamo pezzi di famiglie, di cuori, di gruppi e di case: quando passa il camion con i genitori omosessuali mi commuovo, e penso se non dovrei stare anch’io la’. Poi mi dico che no, i miei figli sono etero e l’omosessuale sono io, dovrebbero starci loro, su quel camione. Figli di genitori omosessuali.

I piedi mi stanno scoppiando, io che dovrei tenermi nel cibo, festeggio con panino e porchetta, e fanculo il telefono che non mi fa andare su internet, mi sfogo mandando decine di sms e chiamate alla mia amica di una volta. E fanculo anche me, che avevo fatto il cacadubbi e ho avuto torto perché è venuta tanta gente, e io oggi mi sento meno solo e meno disperato.

mobile pride/ h. 15.30

giugno 16, 2007

pensavo di vestirmi con giacca e cravatta. ma fa proprio caldo. è solo caldo? o anche la consapevolezza che questo attacco generalizzato contro le trans e i colori è la forma più raffinata di omofobia che tentano di scagliarci addosso? intanto però la festa non è di dialogo e questo non va bene