Non che ci sia silenzio politico. Non che tutta la politica detta faccia così schifo. Ma c’è un non-detto che fa rumore. Quello dei diritti. del resto era cominciato prima delle elezioni: al termine della battaglia persa dei DiCo e della pluriennale campagna di odio della Chiesa verso le persone omosessuali.
E allora meno male che ci sono i radicali. Il 10, 11 e 12 maggio si fa il bis della giornata del coraggio laico con “Amore civile” - Nuove forme di convivenza e relazioni affettive. Roma, 10-12 maggio 2008. Qui.
Io a caldo non ce la faccio a fare analisi e commenti. Ma ne ho visto in giro uno, quello di River, che merita una lettura perché cerca di immaginarsi la vita gay romana dei prossimi 5 anni.
Non è un mistero per nessuno che molti gay romani sono determinati ad astenersi o addirittura votare Alemanno.
Non si tratta di quei gay, ormai molti, che stabilmente votano per il centro destra - gli stessi che incontri al Pride e che non sentono contraddizione tra una cosa e l’altra. Bensì di quella parte che al primo turno ha votato Grillini o Sinistra arcobaleno, o si è astenuta (conosco casi per ognuna delle scelte che cito).
Il sentimento alla base è la rivalsa. Fargliela pagare a Francesco Rutelli per la sua battaglia - vittoriosa, vogliamo ammetterlo? - contro i DiCo e in genere contro la presenza pubblica della soggettività omosessuale. O fargliela vedere una buona volta al Pd….
Ed è un voto anche un po’ contro quel mini-regime gay che si è costruito a Roma attorno alle giunte di centro sinistra, nel giro delle feste e dei festeggiamenti…. Devo far nomi? Suvvia….
Nonostante tutto ciò vorrei dire a queste persone: cercate di non fare un errore colossale.
Quando è in gioco la politica, entrano in ballo questioni più importanti. No, non è il “quadro” generale, per quanto pure quello ci riguarda, in quanto cittadini. Ma proprio in quanto gay ce n’è un altro di cui preoccuparsi. E’ il terreno su cui si combatte e ci si confronta negli anni successivi alle elezioni. E’ un po’ come scegliere di giocare in casa o in trasferta. Col pubblico amico o ostile.
Non c’è alcun dubbio che Francesco Rutelli, così come tutto il Pd, siano avversari dei diritti e agenti proattivi del loro seppellimento culturale. Più Binetti che Bonino nel Pd. Ma cedere il passo oggi significa cederlo per molti anni: perdere spazio e spazi. E in politica lo spazio è tutto: nello spazio appari, parli, vivi.
Alemanno è un di più di omofobia e di violenza promessa che non ci meritiamo. Non sto dicendo che tutto questo sia in lui e nelle sue intenzioni. Di certo lo è nella sua politica e nella “constituency” elettorale che lo eleggerebbe.
E non parlo solo di aggressioni e limitazioni, di locali chiusi e di azioni “positive” contro di noi come presenza associata. Parlo di un clima culturale che riguarda i singoli fino nell’intimo della loro vita privata.
Se non volete farlo per voi, fatelo per i nostri simili più giovani. Pensate a cosa diventerà, nelle scuole di Roma, nell’università, nei luoghi di lavoro, dirsi ed apparire ed esistere come omosessuali. Non sarebbe una città per giovani gay, ma solo per gay con un potere che possa difenderli.
Vogliamo tornare a nasconderci? Vogliamo costringere i più giovani a nascondersi o rischiare lo stigma?
Lo so, queste sono motivazioni al negativo, per un voto a Rutelli. Ma lo ripeto: è un problema di spazio. Non è poco. Poi, se va bene, da martedì comincia l’era dell’opposizione al clericalismo di centro sinistra.
Ma eleggere Alemanno, per i gay romani, è una pura follia.
E va bene, non lo chiudo, il blog. Ma ci sono cose che ti cambiano dentro: la vicenda elettorale e il dibattito di oggi, in cui sembra passata un’era politica da quando qui si parlava di DiCo e omofobia, e sono solo pochi mesi. E poi c’era questo desiderio di chiuderlo perché anonimo, che è ancora e sempre un modo per essere velati.
Come faremo (mi riferisco al pezzo di Gad Lerner che ho linkato) io, che alla fine ho votato Pd e Gad Lerner (per non parlare della Binetti) a intenderci? Forse per viltà, avevo pensato di ritirarmi in una stanza interiore e segreta, dalla quale peraltro è una vita che tento di uscire.
Ecco io lo vorrei chiedere a Ivan, che è sempre così caro con me e che una visibilità politica ce l’ha, lui come la vive questa fase. Perché qui il punto non è voler fare i laicisti: è come fare i laici avendo votato Pd. O meglio come si fa ad uscire da quello straniamento che dà la sensazione di aver votato gente che proprio ti disprezza. O forse, detto in parole più povere: al di la’ dei nove radicali, io elettore del Pd e vecchio frocio come posso interloquire con i cattolici del Pd senza essere ridotto al silenzio. O in parole super povere: io come faccio ad esistere in questo paese?
Me lo chiedo. E mi chiedo pure perché parlo solo di politica, quando poi, è noto, ai lettori di questo blog piace più quando faccio l’intimista. Al punto che nella decisione di chiudere c’era pure l’idea di tirar fuori da tutte le cosette di questo spazio una cosona scritta. Ma io non quaglio mai.
Forse bella perché l’unica in corso su un tema che si tocca con le mani, che si respira ogni giorno, che si vive fin dal caffè che ti fai la mattina. O che forse vivono gli altri che conosci e ami, anche se quel diritto per te non sarà mai da usare (”inutilità” personale dei diritti necessari).
Mi ha spinto ad accettare l’invito di Paolo Colonna a soprassedere dallo scrivere messaggio di chiusura di questo blog, che avevo già in mente.
Mi hai detto raggiungimi all’Ikea. Odio l’Ikea. Ma ti ho raggiunto e tu non c’eri, m’è toccato aspettare. Non sapevo che fosse questo gay pride del non luogo, con tanti maritini che guardano intensi, mentre la moglie studia il salottino, un maturo signore come me, che neanche ha carrello e metro di carta.
Il non luogo ci libera. Come diceva della città Terence Stamp in Priscilla.
Franco Grillini lancia la sua candidatura a sindaco di Roma:”Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.
Lo dice nel giorno in cui Rutelli ufficializza la sua.
Quando eravamo ragazzi, ce lo misuravamo sulla lavatrice, mettendo una tacca con la matita sul ripiano di formica. C’era sempre chi perdeva, ma il gioco era divertente lo stesso.
L’ambiente, le tasse, la spesa pubblica, la legalità (quella di Di Pietro o quella dello stato di diritto?), tante belle cose molto “economiciste”. Noi, nei 12 punti del PD non ci siamo. E infatti una quindicina di gay del PD, da Scalfarotto a Benedino, scrivono un pezzo sull’Unità che difende il loro lavoro nelle commissioni, chiede visibilità per i contenuti e spazio per senatori e deputati dichiaratamente omosessuali. Cioè testimoniano il loro impegno e ammettono la difficoltà della situazione attuale. Cercando di rispondere in positivo alla domanda “Perché un gay dovrebbe votare per il PD?”.Da Ivan si accende un dibattito.
Riassumerei così la questione: un gruppo di gente seria e onesta ci chiede di sostenerli in una battaglia disperata, senza riuscire a rispondere alla domanda che essi stessi ci pongono. Il voto cioè dovrebbe essere per loro, non per ciò che sono riusciti ad imporre. Ma, Ivan, non avevi tu stesso fatto ragionamenti interessanti sulla lobby gay estranea ai partiti ma capace di far pressione su tutti?
Per me, al momento, la risposta alla domanda resta: “per nessuna ragione”. Ci fosse la preferenza sulla scheda, l’idea sarebbe perfino considerabile, ma allo stato attuale si tratta di votare il pacco che comprende la Binetti, in migliore posizione, e poi voi. Non ho alternative pronte in tasca, ma scusate, perché, a meno di una sconfitta devastante, dovrebbero darvi domani lo spazio che vi negano oggi?
Ero già sul divano, mi preparavo all’abbiocco serale. Mi presenti questo pacchetto quadrato, e mi dici “auguri”.
Non sono abituato a san valentino: quando avevo non festeggiavo, o forse sì in quegli 11 anni, qualche volta dimenticata. E oggi tutto avrei pensato, tranne che mi avresti regalato l’ipoddino da occhiello. Gaffe.
Ho raddoppiato la gaffe stamattina. Ti svegli e mi dici auguri. Ho la forte sensazione di non meritare tutto questo. A parte le pippe ideologiche che mi faccio sulla melensaggine della festa in sé, tu mi hai fatto festa e io no. Non sono abituato a stare bene, per me la guerra non finisce mai, sono uno in trincea. Anche quando facevo il corteo per i pacs, mi ripetevo: è per gli altri, non per me.
Dopo la Tatangelo, un altro amore same sex nelle canzoni di San Remo. Temo quest’alluvione, permetterà a molti di dire: “Ma figuriamoci, ho anch’io un omosessuale per amico”. Ma poi ci ripenso e mi dico che va bene, anche negli anni ‘60 quello che l’establishment italiano rifiutava passò in parte da quelle note. Del resto non siamo forse allo stesso livello di rimozione ed eliminazione dal discorso pubblico di quegli anni?
Per parte mia, l’unica esperienza con San Remo è che il giornalista musicale che mi frequentava in quel periodo mi tenne chiuso in camera tutto il tempo. “Sai, nell’ambiente non sanno di me” (e mica io vado in giro sui tacchi a spillo: il punto è che io ero il suo “clandestino” e lui aveva paura che qualcuno dicesse di me al suo compagno che era rimasto a Milano). Mai come quell’anno vidi il miglior festival in tv, era l’edizione dell’”uomo più bastardo che amerò”.
Dovrò trovare una cantina. Fino a quando non avrò un’altra casa dove mettere questi mobili. E i libri, che non finiscono mai. Perché ne compro tanti? C’è il giardino che ho usato poco. C’è la stanza che lui chiamava media room. C’è l’impianto elettrico che non ho mai finito. Nei cassetti qualche t-shirt di amanti di passaggio, gente che non è durata. Le foto dei miei figli. Nessuna delle persone che ho amato qui. E’ come se nemmeno gli spiriti volessero abitare con me. Chiudo questa casa, l’ho venduta, finisce un periodo pesante della mia vita. Eppure piango un po’, mentre metto in moto l’auto e la guardo sparire nello specchietto retrovisore.
Sergio D’Elia, deputato radicale (riporta il Secolo d’Italia) dice che, tra i punti di programma importanti per lui per entrare nelle liste PD, le “questioni eticamente sensibili” non sono una priorità.
Ora è vero che c’è il veto dei teodem sulla candidatura dei radicali nel PD, ma non è che questo approccio è perdente e, oserei dire, “contro la tradizione” radicale? Insomma, sembrano dire alcuni radicali, si fottano i froci, per noi valgono pensioni e politica economica… (Trimanda a queste cose ci tiene, vota radicale dagli anni ‘80, con l’eccezione del ‘94)
Del PD neanche a parlarne: è per la nostra non-esistenza, quella dalla quale parliamo. Walter, adieu
A - Insiste a ferirti, appena può. Lo fa disseminando in qualche blog allusioni su di te, cose senza significato per tutti gli altri, cose che invece per te sono accuse infamanti. Parole di cui è certo che ti arriveranno.
B - E allora, cosa dovrei fare?
A - Ribellarti a tutto questo.
B - Non si può, non resta che subire e sentire il dolore che cresce dentro. Subire la propria diffamazione a puntate.
A - Ribellati. Sono undici anni della tua vita che ne vengono continuamente insozzati, tutti quelli che siete stati insieme.
B - Non si può niente contro quelli che odiano gratis. Contro i coltivatori del rancore. Non avendo una causa reale, il loro furore si auto genera di continuo. E’ gente che ha una capacità mitopoietica, che ricostruisce i fatti, che sa farsi vittima e convincere gli altri. Sono agnelli mannari. Del resto lo disse: “Hai una sola certezza: il mio odio per te non si esaurirà mai”
A - Possibile che non si possa far niente? Sarà almeno le quinta volta che lascia andare allusioni, insulti, insinuazioni. Perché ha questo potere su di te?
B - Ho fatto la cosa più disperata. Ho scritto una lettera a un suo amico, di cui non so l’indirizzo. Ho tirato a indovinare quello e anche la disponibilità ad ascoltare la mia richiesta: consideratemi una persona che non ha fatto male a nessuno, ho diritto a vivere in pace con i miei ricordi. L’ho detto a lui, o forse a chi leggerà questa mail che vaga per la rete: giudicate un amore per ciò che è stato, non per ciò che uno dei due ne dice.
A Ti hanno risposto? Non hai detto perché ha questo potere su di te?
B - Nessuna risposta, neanche dal server in automatico. Ma forse era sbagliato l’indirizzo, o sbagliata la persona, o sbagliata la lettera. E in quanti ai colpi, quelli arrivano. Inutile fingere di no. E a dirla tutta, il suo potere è nel persistere della mia memoria. Nella mia versione dei fatti, che ha bisogno di mantenere un ricordo positivo per le scelte che ho fatto, per il dolore che ho dato ad altri pur di stare con lui. In qualche modo, mi sono fatto custode della memoria positiva di quegli undici anni. Anche a nome suo. Per farlo sono obbligato a non rispondergli sullo stesso piano. Su questa scelta, lui affonda i suoi colpi.
Non mi scandalizzo per l’ ipocrisia incoerente che il senatore Nino Strano, 60 anni, di AN, quello che ha urlato “squallida checca” al collega dell’Udc, esprime nella sua intervista a Repubblica. Conosco questo orrore dall’interno, quando tenti di tenere insieme i pezzi della vita con la colla della menzogna.
Il sentimento prevalente è la pena: per questo travestimento col quale si pensa di salvare se stessi dal proprio inferno personale, urlando in faccia agli altri lo schifo che si prova per se stessi. E facendo quindi, letteralmente, della propria menzogna privata una pubblica persecuzione verso altri.
Non è forse questo il cuore vero, e nero, di ogni omofobia?
Io glielo chiedo ai gay cattolici, le cui scelte non ho mai né capito né condiviso.
Se non sia venuto il momento di aprire la bocca e di dirlo: che piuttosto che vivere nell’inferno dei Ruini e dei Bagnasco è meglio stare fuori della Chiesa.
Perché in quel modo avrebbero più peso e pià chance di tornarci da persone libere.
Parliamo un po’ a lungo, al telefono, con l’amica cattolica che è lì, stressata, non capisce chi è che ce l’ha col papa. Poi mi interroga col “voi” più offensivo che c’è: “da che cos’è che vi sentite minacciati, voi che lo contestate?”.
Io, non noi, non lo contesto, perché ritengo la religione una cosa dolce e giusta, anche se io non sono credente. E’ lui che contesta me. Io, non noi, mi sento minacciato da una predicazione che mi esclude dal numero delle persone civili e mi mette tra i disordinati e i malati. Che si fa supporto nobile di altre mille piccole possibili discriminazioni meschine e private. Da una predicazione che si fa politica e ideologia per chiedere per se stessa principi liberali e liberi che a me vengono negati. Non mi sento minacciato nella libertà, mi sento minacciato nell’esistenza. E voglio poter parlare con Io e non con Noi. Perché dentro Noi c’è già discriminazione e appiattimento.
“La verità è che la moratoria dell’aborto sta nell’agenda politica, mentre il dolore delle prostitute e dei bambini no. E la ragione per cui sta nell’agenda politica è che la signoria dell’immaginario collettivo e dei canali attraverso cui si struttura è saldamente nelle mani degli uomini. E gli uomini hanno paura: della disperata povertà morale del nostro paese e della nostra sfera pubblica, del poco tempo che resta in tante vite adulte per rammendare i disastri di mille appassionate dissipazioni e della poca cura che si è dedicata alla vita e alle vite. E, avendo paura, fischiano nel buio: si affidano a una bianca mantella e riconsegnano alla madre e alle madri la sollecitudine del riscatto. Tuttavia, come spesso accade loro, hanno anche fretta, non hanno tempo per le persone: devono correre, “trascendere”, sistemare i ramponi per la prossima scalata, gettare il cuore oltre l’ostacolo. E perderlo”
Da Ordito e Trama, blog di Mariella Gramaglia, articolo per il Riformista del 9 gennaio 2008 sulla moratoria per l’aborto.
Succede sempre che gli etero in mezzo ai gay facciano gli spigliati più del solito. Come i ragazzotti che si baciavano furiosi al festival di Torino, un pomeriggio, alla mia destra. Così oggi le due donne al lunch di P. Ad un certo punto una delle due trova il modo di dire che al suo fidanzato, assente dalla tavola, servono i preservativi extra large (nel frattempo io discutevo con F delle rispettive prostate ribelli).