Archive for the 'vecchi' Category

Negli (con gli) occhi del nemico *

settembre 15, 2007

* [contenuti espliciti]

La lettera anonima, mi accorgo, ha un suo potere: ti rappresenta come uno specchio deformante, accusatorio, ma in qualche modo è te visto attraverso l’odio di un altro. Questa riguarda me, è arrivata da indirizzo anonimo a un mio amico, forse spedita a molti altri. 

T. mi pare che si sia scientemente infilato nel tunnel del vecchio frocio da cartolina: in realtà si odia e si fa schifo (finalmente una cosa su cui sarei Leggi il seguito di questo post »

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Figure materne

agosto 27, 2007

CP ha passato anche questa estate da solo in città. Niente badante, o ritenuta insufficiente, da anni è il solo accudimento della sua mamma novantenne. E io mi chiedo qual è la domanda di un figlio
ormai adulto e ultracinquantenne, che segue sua madre passo passo verso la morte. Il desiderio di fermarla, la morte, a qualsiasi costo, quella della madre e la propria, certo. Ma anche il desiderio di essere, più che un figlio maschio, una sorella, una figlia minore o forse la madre stessa. Una madre migliore di quella reale. Scucchiaiarsi l’ideale dal reale, risalendo lungo il fiume della vita fino a un utero di 90 anni. A costo delle vita. Che da sempre poi è l’unica posta in palio.

I fatti separati dalle opinioni

agosto 6, 2007

I vecchi amici hanno accettato tutto. Ma non vogliono parlare di nulla. Tutto è stato, tutto è non discutibile, ma non è più il tempo né dell’intolleranza né dell’accettazione. Tutto “è”, a 50 e più anni.

(Per cui, se ti vedono col tuo attuale compagno, lo trattano come un tuo amico, rinviando semmai a dopo i loro commenti. Non potevamo aspirare a molto più di questo, se non a una borghesissima separazione dei fatti dalle opinioni).

Barriere all’ingresso

luglio 19, 2007

Ci pensavo ieri sera, nell’ospedale in cui E. è ricoverato. Gli tenevo la mano per fargli sentire la mia presenza, per scavare un piccolo passaggio tra me che ero l’esterno e lui al di là della malattia. A un certo punto ha ritirato la mano. “Mi fa male, scusami” ha detto babettando tra la paresi provocata dall’ictus e la saliva.
L’idea che “la vecchiaia è solo un fatto mentale” è uno dei pezzi più disgustosi di senso comune in circolazione. L’ultima spiaggia della psicologizzazione di ogni cosa cominciata negli anni ’70 che ha imperversato per tutti gli ’80. La vecchiaia e il disfacimento lasciatelo raccontare ai vecchi e ai disfacentisi.

Domenica

luglio 8, 2007

Nelle domeniche d’estate è più difficile…

Corpo di sé

luglio 6, 2007

Il corpo è la mistica della contemporaneità. Belli, in salute, infiniti, questo vorremmo essere. ‘Body is everything’, il corpo è tutto, è dappertutto. Nudo, fotografato, esposto. Un culto però da maneggiare e manipolare: bisturi per correggerlo, ginnastica per migliorarlo, medicine per guarirlo e fermarlo nel tempo.

Ai giornalisti – pensavo leggendo queste parole – capita spesso di scoprire l’acqua calda. Poi ho fatto caso che questo era un pensiero pensato con la mente collettiva, pensando “in generale”. E tu? Cioè se pensi per te, è ancora così scontato quello che c’è scritto?

A parte che la risposta è no, ripenso a quella volta che il pari età che si è rifatto il naso, che mangia foglie di insalata perché “odio il cibo”, e che spende l’equivalente del mio stipendio in abbigliamento, quella volta che lui mi portò a fare l’endermologie. Anni fa. In quella tutina aderente, color grigio topo, fatta di un tessuto tipo swiffer per la polvere la mia rotondità semplicemente si diffondeva nello spazio. Apprezzai molto la professionalità della ragazza assistente, che riuscì a non ridere.

Non ho ancora deciso chi ha ragione, se il vf che spende come una pazza in estetica o io, che mi metto le mani in faccia solo per radermi. Non è questione solo di redditi, è immagine di se stessi. Lui vuole essere bambi, io penso di essere una vaiassa meridionale che si asciuga le mani sul grembiule macchiato. E voglio essere amat(a) (o) anche per le mie dimensioni. E non ho paura né del cibo né della merda che ne consegue (a furia di odiare il cibo lui era costretto a tenere fialette di glicerina sul davanzale del bagno).

Meglio radersi

luglio 4, 2007

Mi fa al bar: “Se tolgono lo scalone ce ne andiamo tra un paio d’anni, te ne rendi conto?”.

Uh la pensione. Non la voglio così presto. Se poi finisce la storia che ho adesso, tra me e la realtà della vecchiaia non c’è più nulla, neanche la fiction del lavoro ogni mattina, neanche l’obbligo di vestirsi bene.

Non è tanto quello che diceva quello che fa l’autore televisivo, mentre gli facevo i complimenti per i fiori di lavanda ben conservati con la lacca per capelli e gli chiedevo perché lavora tanto visto che è ricco: “E da vecchio le marchette come le pago se non sono ricco?”.

Non è questo, no. E’ la camicia fuori dai pantaloni e la barba di un giorno che mi fa paura (conciato così possono anche ammazzarti)

Eravamo tanti, e fanculo la catastrofe tech

giugno 16, 2007

Servizio fotografico a cura di Maxorso2000 qui

Erano tanti, qualcuno li ha moltiplicati con il taglia-incolla sotto i miei occhi di scettico, che avevo subito detto “saranno ventimila”. Non il milione ufficiale, no, ma diciamo che erano proprio tanti. Al punto che le cellule – faccio questa ipotesi – della rete mobile erano così cariche di chiamate che il collegamento internet è stato eliminato per fare economia di banda. Ho provato e riprovato, sotto un sole cocente che oscurava il display. Non ce l’ho fatta: se avessi usato twitter sarebbe stato meglio, perché in quel caso avrei postato con gli sms, e quelli hanno funzionato per tutto il tempo insieme alle chiamate voce.

E allora, tanti. Mi è successo come quando ti dici: sono due gocce, non prendo l’ombrello. E a mano a mano che la pioggia diventava diluvio la mia sorpesa aumentava. E quello che correva di bocca in bocca era questo senso di “adesso basta, avete passato ogni limite, non ci schiaccerete”.

Mi ero annotato tanto cose, annotate nella mente, da scrivere, ma non so se me le ricordo tutte adesso. Ho paura di quello che si dirà domani, perché qualche vampata di idiozia non è mancata: i due sul camion del Cassero di Bologna, nudi, qualche trans un po’ scollata, e soprattutto una pazza che dal microfono si è messa a insultare il papa e poi a bestemmiare. Ma non è una difesa d’ufficio: davvero non sono loro questa giornata.Di tutti i cartelli, ne sottoscrivo uno: “Voglio fare la shampista in vaticano”.

C’erano tanti ragazzi, i miei occhi sono pieni di queste ragazze (mai viste tante donne) e di questi ragazzi che semplicemente esibivano il loro amore. Si accarezzavano e si baciavano. Eravamo anche in tanti vecchiacci, balene perse fra camion ursini e amici accoglienti. Mi hanno pure concupito il fidanzato, ma a quella donnaccia gliel’ho fatta vedere io. Avevo un raffreddore da aria condizionata, e mi sono permesso la battuta ormai storica: “Nulla di peggio di una vecchia checca raffreddata”.

Peccato solo per quelli che incontri e che non sentono il bisogno di salutare, anche se ci siamo conosciuti, e a fondo. Che ti costa un saluto? Niente, avari. E guarda, c’è anche quello che vota AN e poi fa gli spettacolini en travesti e che adesso finge di non conoscermi. E uh, anche quello, ma quello non era prete? Sì che lo è, ancora oggi…E poi i bambini, tanta gente con i figli piccoli, e io so per esperienza che ai bambini tutto quel casino fa male. E tanti cani: i froci amano più i gatti o più i cani? I gatti non te li porti in giro, e i cani qui sembra che sorridano, ma stanno solo schiattando di caldo.

I carri non servirebbero a niente, se non fosse che questo corteo non sopporta il silenzio. Ma quando, dopo tutto e tutti, passa il camion con Pannella, gli ho mandato un bacio. Grande, Marco, quanto ti dobbiamo…, e quanto avrebbero da imparare questi pazzi che dal palco urlano senza neanche articolare i concetti, e insultano il governo a ripetizione, come se isolarsi politicamente fosse una scelta saggia. Se un sapore amaro c’è in questa giornata di bandiere e di gente, è questa botta di estremismo che fa a pugni proprio con tutto quello che dice la piazza e il corteo. Che dice che siamo tanti e siamo pezzi di famiglie, di cuori, di gruppi e di case: quando passa il camion con i genitori omosessuali mi commuovo, e penso se non dovrei stare anch’io la’. Poi mi dico che no, i miei figli sono etero e l’omosessuale sono io, dovrebbero starci loro, su quel camione. Figli di genitori omosessuali.

I piedi mi stanno scoppiando, io che dovrei tenermi nel cibo, festeggio con panino e porchetta, e fanculo il telefono che non mi fa andare su internet, mi sfogo mandando decine di sms e chiamate alla mia amica di una volta. E fanculo anche me, che avevo fatto il cacadubbi e ho avuto torto perché è venuta tanta gente, e io oggi mi sento meno solo e meno disperato.

Tradirsi uno alla volta

giugno 12, 2007

Emile Griffith, un grande campione del passato, si dichiara, quasi ai tre quarti della sua vita, per il gay che è, primo pugile a dirlo. Ma primo pugile che ha smesso ormai da tempo, più di 30 anni. Ogni tanto mi chiedo cosa sarebbe del quotidiano tormento degli omosessuali giovani se i vari campioni dello sport e dello show-biz avessero la forza di dirlo: il famoso numero 10, la cantante, l’attore. Ma niente, e chi solo mette il naso fuori dal sacco, paga. Poi guardo me stesso e mi rendo conto di non avere proprio tutti i titoli al loro posto per fargli la morale.

King Kong

giugno 3, 2007

Marco Pannella in radio si è paragonato a King Kong, stava parlando di pena di morte, e di se stesso che non viene invitato in televisione forse perché non mostrabile nella notiziabilità dei media italiani. L’ho ascoltato mentre guardavo Lamanicatagliata* [contenuti espliciti],  un magazine in formato Pdf di informazione omosessuale, e il suo giovanilismo bello e spregiudicato, mentre leggevo di un libro di Fabio Bo che parla di una gayetà che non ha più bisogno del coming out e si vive nella quotidianità normalizzata, e allora mi sono sentito King Kong sopra il grattacielo, che cerca di acchiappare aerei che vede solo lui.