Archive for the 'diario' Category

Album di famiglia

dicembre 13, 2007

Racconti, con gente che non vedi da 30 anni, cose che appartengono ad epoche in cui non c’erano neanche le fotocopie, e i gay si chiamavano froci. E di quel giorno, che avevano appena ucciso Pasolini, e nel Grande Partito di sinistra un dirigente disse a un gruppo di giovani indignati: “Non fate casino, è una storia di froci. Non un omicidio politico”.

Me lo rievocavano stasera, e hanno aggiunto: “Lui era cattocomunista”, intendendo il dirigente. Me l’ero dimenticato. I conti tornano.

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Dodici parole

dicembre 6, 2007

Torno in Italia dopo 3 giorni fuori. E faccio fatica a orientarmi nel cortile claustrofobico che chiamano Italia. A Roma hanno ddisinnescato la richiesta del registro per le unioni civili. Giuliano Ferrara è troppo entusiasta dei Cus perché possa esserlo anch’io. Ma mentre il taxi mi riporta verso casa, e in una sera di tramontana e buio, passa sotto la casa che fu della mia fidanzata M., mi tormenta come un tafano nella testa la sua frase: “Il tuo sesso diviso fra ansie di prestazione e fantasmi di procreazione”. E uno passa la sera a rimacinare dodici parole dette 32 anni fa da una femminista di origine ebrea che studiava da psicanalista e la sera leggeva il Talmud. Poi dice che uno diventa frocio.

   
 
 

Scambi di silenzio

novembre 24, 2007

Mi sono rivisto in quel video che mi hai fatto due giorni fa. Vorrei chiederti, come fai a stare con la mia decrepitezza in aumento? Ma sto zitto, potresti rispondermi con un’altra domanda: “Perché stasera non mi porti alla festa dei tuoi colleghi?”.

Mendelsohn

novembre 10, 2007

“Gli scomparsi” di Daniel Mendelsohn (scheda) è un romanzo-diario-documentario scritto da uno che maneggia la scrittura e la narrazione come il respiro. No, la parola gay non c’è neanche una volta nelle prime 300 pagine (su 717) che ho letto fin qui, ma Mendelsohn, che gay è e che ha scritto un libro bellissimo non tradotto in italiano su identità e desiderio (The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity , qui il sito di DM), è un inteprete forte di un pensiero omosessuale non letterale, di una sensibilità omosessuale nella letteratura.

Gli Scomparsi (originale: The Lost: the Search for Six of Six Millions) è il diario di un’ossessione che dura da una vita, quella di ricostruire la storia della propria famiglia a partire dai sei parenti portati via dall’Olocausto, cercando di strappare il ricordo al nulla attraverso una foto ingiallita, la testimonianza di un vecchio ormai demente, giri inesauribili su internet e viaggi a non finire.

E’ come se l’ossessione di scacciare l’annullamento totale fosse più viva in un gay. Mendeslohn mi fa pensare al finale di “Mentre l’Inghilterra Dorme” di Leavitt, quando il protagonista ormai ottantenne, sa che con la sua morte il ricordo di quell’amore di 50 anni prima morirà con lui e non ci sarà più. Ricordo che quella notte non dormii per una crisi di pianto, e fu una notte importante per capire che era il momento di andare fino in fondo.

Clockwork

ottobre 30, 2007

Le notizie si combinano: che un tuo coetaneo ha il cancro (sei andato a visitarlo, all’80% è spacciato) e che ti sei deciso a comprar casa, per la quale non hai tutti i soldi che servono. Indebitarsi, scommessa su un futuro che non si possiede, può anche apparire come una botta di ottimismo giovanile, credere in un pezzo di vita non garantito, come investire denaro non ancora guadagnato (un pretesto brillante: lo lascerò ai figli).

Ma è solo un’altra decisione impaziente, con la quale prendi alla sprovvista la complessità: ti metti di fronte al fatto compiuto, che è più semplice e leggero, invece di restare a pensarci e comportarti secondo saggezza da homo oeconomicus (homo?),  sopportando il peso emotivo delle opzioni aperte. Hai sempre giocato a carte senza conoscere le regole, continui a farlo.

Il punto sarebbe pensare: per quanti anni ancora avrò bisogno di una casa? Dieci, quindici? Il mio amico, dieci giorni prima della diagnosi, programmava trasferimenti a New York per passare “tutto quello che resta a scopare” (ha successo con le donne, e New York è propizia per il suo campo d’attività).

Ora telefona e chiede, senza dirlo, che gli si faccia visita. L’affitto non è razionale, ma coerente con la mia condizione.

Canale Cuore

ottobre 5, 2007

E’ quando uno si commuove guardando il servizio di Comedy Central sulla fine di Sex and the City che definitivamente ti convinci che qualcosa non va (saluti, lacrime, musiche e immagini flou). Una volta piangevo per Raffaella Carrà che riunificava le famiglia dopo 40 anni. Ma c’eri tu vicino a me, ero fresco di frociaggine accettata. Ora tu ti sei sposato da qualche parte nel mondo. E c’è la tv satellitare.

Non vengo, sono all’antica

settembre 29, 2007

Abitiamo in una palazzina, in realtà è casa sua. Ma è una palazzina con un karma gay, perché su 4 famiglie ci siamo io e lui, e G. e S, al piano di sotto, che stanno insieme da tanti anni, ed hanno un gattone liscio che chiameremo Grattachecca, come quello dei Simpson. Stamattina li incontriamo in cortile, ognuno diretto alla sua auto.

Loro: uh ciao, come va? Dove andate?

– Noi: a fare la spesa, in casa non c’è assolutamente più nulla (ho detto “un cazzo” ma quelli si sono guardati negli occhi).

– Loro: noi alla mostra felina, ci portiamo anche Grattachecca.

– Il mio “lui”: ci andiamo anche noi? Dev’essere carino…

– Io: Ho l’allergia ai peli di gatto, i gatti mi stanno sul cazzo e considero “troppo frocio” per me andare ad una mostra felina

Forse ha ragione quello che, qui sotto la trovate, in una lettera anonima diceva che io mi vivo male la frociaggine. O forse sono solo così, un po’ all’antica, dico “froci” e detesto i gatti. E credo che non ci sia niente di male a fare cose virili, come amare i cani e guardare la partita in divano, ed essere froci.

Qualcosa in contrario?

Lo dico perché l’ho fatto

agosto 31, 2007

Forse non ci siamo capiti, forse non mi sono spiegato. Non ho scritto, nel post precedente, che fanno bene a Vicenza a chiudere lo spazio di battuage. Lo vedo con i miei occhi che questo è ormai un paese feroce, che non vuole vedere niente, nessuna miseria, nessun “problema”: nemmeno il lavavetro, nemmeno il mendicante, nemmeno lo studente che piscia dopo una birra. Un paese di pazzi che parlano di pulizia etnica e di figli di puttana che dicono che “la sicurezza non ha colore”.

E’ un paese strabico, che ha bisogno di una legge perché i professori abbiano la forza di far spegnere un cellulare a scuola, pensa te. Figuriamoci che fine fanno in tutto questo i froci a zonzo.

Ho detto, e penso, che il movimento gay consapevolmente organizzato deve lanciare alla parte più inconsapevole, più cieca, più disperata di noi (magari perché sposata) un messaggio molto preciso: che è ora di alzare la testa – in tutti i sensi e da ogni attività – e smettere di fare ciò che ci rende vittime designate, del primo ladro che passa e del primo carabiniere zelante. Non c’è bisogno di rovinarsi, per essere ciò che si è.

Lo dico perché l’ho fatto, e so quanta negazione di sé e della propria dignità c’è in quell’abbassare la testa.

Qui, lì

agosto 17, 2007

Fra questi limoneti e questa macchia mediterranea rubata alla sabbia sei uscito dall’infanzia. Qui fu la prima volta, con un compagno di scuola. Faceva male, più che piacere c’era curiosità, ma fu subito chiaro che era per sempre.

Qui tornando ti rendi conto che non a caso il qui è diventato un lì lontano. Troppo inchiodato alla realtà di un posto dove esserlo è ancora questione di sguardi furtivi e di accomodamenti. Oggi vorresti restare, ma in mezzo c’è troppa vita che non appartiene a qui.

Fasci di luce

luglio 29, 2007

Il professor Vattimo sul Corriere diciamo che mette la giusta distanza tra i dubbi sull’avvenimento specifico e il problema politico che il bacio gay denunciato a Roma ha scoperchiato. Perché è molto probabile che quei due stessero andando fuori dal seminato, ma c’è la voglia di andare a cercare le impronte delle scarpe con ogni lampadina disponibile. E allora il problema è la voglia di cercare con la pila e con i riflettori, come fa la polizia, ogni sera, a Valle Giulia a Roma ed in mille altre posti di battuage. I bravi tutori dell’ordine sanno che è la loro luce che rende pubblico l’atto che denunceranno come osceno. Quel fascio di luce ritaglia un problema politico che fasci altrove si incaricheranno di stigmatizzare.

Da parte nostra ci vorrebbe la capacità (sono il solito pazzo) di pensare due pensieri contemporaneamente: dire che siamo contro l’omofobia, e andare a baciarci in pubblico, e saper fare un discorso serio su certe abitiduni che più che i luoghi e i passanti, che non vedono una cicca, offendono noi – e ci mettono a rischio, prima di tutto dell’incolumità fisica, prima che delle denunce. (epperò c’è gente che non ha casa “libera”).

E cambiando argomento ma non troppo, dopo un cinema ieri sera, mi fermo con amici, che stavano in un’altra auto, a bere una cosa in piazza della Repubblica a Roma, a un Mc Donald’s dove uno del gruppo voleva mangiare perché aveva fame. Non faccio in tempo ad attraversare la strada, dal parcheggio al ristorante, che un ragazzo mi si avvicina, mi si attacca (col gesto tipico di chi vuole borseggiare) e mi guarda negli occhi fisso quando io mi volto. Me ne sono andato con uno scatto, e lui urlava: “Chi cazzo te credi d’esseee, a vecchiooo”. Il vecchio è due volte preda: come frocio da predare sessualmente e come “borghese” da derubare. Anche quello era un luogo pubblico. Ma non c’erano riflettori, e io ho avuto paura, perché tutto si è svolto così rapidamente che nemmeno chi stava con me mi ha creduto