Archive for the 'cultura' Category

“Giusto armonizzare corpo”. Astenersi perditempo.

aprile 24, 2007

Corriere.it riferisce delle misure che il ministro Livia Turco vuole introdurre a favore di chi “armonizza” il suo corpo con l’identià sessuale di cui è portatore. Quindi per chi vuole transitare, come si dice di solito, ma io avevo sentito anche “transizionare”. Io andrei sul semplice: per chi vuole cambiare sesso, perché si è uomini (o donne) e si vive male in quanto tali. E tutto il resto è l’enigma del corpo e del’identità sessuale.

Il bello è che il sito del giornale fa questo titolo: “Giusto rimborsare chi armonizza corpo”. E l’unica cosa che si capisce è la coda di paglia di chi ha fatto il titolo, in questo italiano da piccolo annuncio sporcaccione.

Per il resto accetto scommesse che la Turco verrà insultata e aggredita per questo provvedimeto, che è una minima misura civile.

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Ma non è questione gay anche quella dei politici che vanno a trans?

marzo 23, 2007

L’amico giornalista spiega: “Sircana deve andarsene perché, anche se non ha fatto niente di male, è ormai incompatibile col suo ruolo. Non lo rispetterebbe più nessuno”.

Non lo rispetterebbe più nessuno? E perché?

Sono gli stessi che dicono: “Beh, la privacy è sacra”. Cioè se è segreto pruriginoso, che resta lì a pesare sulla vita e la carriera di una persona, va bene. Va bene restare ed essere ricattabili.

Ma il problemadi civiltà  non era distruggere i pregiudizi o si tratta solo di “tenerli a freno”?

E perché non una parola viene spesa dai “rappresentanti gay” che ci sono in politica? Non è questione omosessuale anche questa? No, per loro non lo è, loro rappresentano solo la froceria per bene che vuole sposarsi e chiede la “normalità”. 

Vorrei poter votare per un politico puttaniere ma bravo. Apertamente puttaniere.

  

“Bisogna essere profondamente anticlericali”

marzo 19, 2007

La lingua libera e deliziosa del vecchio Busi, che quando non va a cialtronare in tv, dice cose che si condividono come il buon senso: sono 7 minuti in cui tra l’altro spiega perché “gay” è una prigione verbale.

il filmato di YouTube

(via Tom)

Lei era Sua, noi no

marzo 16, 2007

G. che ha poco più di 30 anni, mi chiede: “Ma ai tempi dell’aborto e del divorzio, perché fu così semplice arrivare alla legge?”.

Non fu semplice, ci vollero, dal momento in cui si cominciò a chiedere una legge, qualche lustro, ma c’era – gli racconto: ha praticamente l’età di uno dei miei figli – il movimento delle donne.

E mi imbarco nel tentativo di far capire a uno che non c’era, cosa fu il movimento delle donne, o perlomeno cos’era quell’Italia in cui ci fu il movimento delle donne (alla prima domanda non so rispondere adesso come allora).

Uso la tecnica di dire com’erano prima alcune cose, com’erano dopo. Ma è difficile. Mi fa sì con la testa ma non credo, io, di aver reso quello che volevo dire. Chissà qui qualche amica di quei tempi c’è, forse potrebbe spiegarglielo meglio di me.

Sono i ricordi di com’era allora che mi fanno pensare a una battaglia ancora molto lunga per i diritti gay: a me Grillini sembra uno di quelle dirigenti del Pci che facevano la “commissione femminile”. Furono travolte dal movimento.

Gogna mediatica o non-Gogna? (Vallettopoli)

marzo 14, 2007

Fatta salva la buona fede e l’estraneità ai fatti della persona coinvolta, questa indignazione generalizzata dei politici somiglia molto alla prudenza sulle intercettazioni: poiché in quella barca ci siamo tutti, trattiamo la barca con cura e prendiamocela con la gogna mediatica. Cioè copriamo tutto, insabbiamo.

Ma non sarebbe meglio seguire la via maestra per cui certe cose non fanno notizia? Che sia Lapo, Silvio o ilsignorRossi, il punto non è smantellare la gogna, farne un ricordo? E questo è un fatto di civiltà, e quindi di politica, anche di certe crociate ipermoraliste, di certi toni folli usati quando si parla di omosessualità in politica: cominciate a bonificare il linguaggio, e la mente.

I “media gay”: belli siete, ma non vi do una lira

marzo 13, 2007

Intanto Vanna Assumma su D La Repubblica delle donne si occupa dei media gay, del loro essere tremendamente di moda ma del pochissimo becchime che trovano quando si tratta di tirar su i fatturati. Peccato che la Assumma non se lo chieda, ma il pezzo è ricco di cose e notizie. Compresi i piani cui lavora Alessandro Cecchi Paone.

Eccolo.

Perché, esiste?

gennaio 26, 2007

Il Mario Mieli di Roma organizza un evento, che temo sia un dibattito (oh gosh), su … ” La memoria storica gay.
In occasione della giornata della memoria, che si celebra il 27 gennaio in ricordo delle vittime delle persecuzioni nazi-fasciste. commenteremo quanto il nostro vivere quotidiano sia influenzato dalla memoria storica in quanto omosessuali. E quanto influisca questa consapevolezza nella comunità gay”

Dev’essere un coraggioso quello che lo ha pensato, questo evento. Lo dico senza ironia. Mi viene da andarci anche solo per solidarietà con uno che organizza un evento così poco camp, così vecchia sinistra.  Li sento già i commenti della ck folks. E poi in un orario che uno appena si riprende dalla disco.

Occhiali d’oro

gennaio 3, 2007

Insonne, mi sono visto il Giardino dei Finzi-Contini su un canale satellitare. E quindi ho visto la pubblicità di Boy Meets Boy fra un pezzo e l’altro del film. Ma visto che di Bassani si tratta, io mi sento più vicino agli Occhiali d’oro, il romanzo di follia di un uomo più che maturo per un “boy” dove il bozzolo omofobico della società porta al suicidio il vecchio medico. Un romanzo in cui Bassani riesce a non pronunciare (scrivere) la parola “omosessuale”. E la morte stessa sono un paio d’occhiali sul greto asciutto del fiume. La potenza di narrare. Chissà se la cultura gay (ma esiste?) riuscirà mai a liberarsi della sua ossessione giovanilista? E quanto si dissolve lo strato omofobico per un telefilm dove due ragazzi si abbracciano? E se invecchiassimo quei due di Desperate Housewives e li facessimo diventare due cinquantenni, quanti punti perderebbe il programma?

Sei coltellate (Paolo Poli)

dicembre 29, 2006

Saranno testi scritti da sei famose giornaliste, saranno, come io credo, pietre preziose e durissime di lingua rielaborate da lui, ma “Sei Brillanti”, di Paolo Poli, visto ieri sera a Roma, è una successione di sei “quadri” di divertimento intelligente, da meditazione prima, poi al galoppo nella seconda parte. Non ci sono sconti per nessuno, neanche per gli omosessuali desiderosi di ordine che sposano signorine un po’ sfatte (le loro fag hag? NdR) ma al centro in quella lente sempre a fuoco è la chiesa. Maledetta Primavera (poteva mancare la Goggi?) cantata da un coretto in clergyman e Tropicana cantata e ballata da sei cardinali è da tenersi per le risate.

Poi mi chiedono spesso cos’è la cultura gay. E’ la cultura, fatta da un grande artista che forse non si è mai posto il problema di farla. E’ “involontaria”, la cultura, sempre. In caso contrario è regime.

p.s

E nel pubblico, a un riferimento di gergo al mondo gay, risate da tre punti della platea, nel silenzio del pubblico straight che non acchiappava il senso. Piccolo coming out al buio.

ppss

Paolo Poli, nato il 23 maggio del 1929: e poi dite che noi vecchi non valiamo.

Yeah

dicembre 23, 2006

Curt – We set out to change the world and ended up…just changing ourselves.
Arthur – What’s wrong with that?
Curt – Nothing.
(silence)
If you don’t look at the world.

(Dal film: Velvet Goldmine, 1998)