“Perché è giusto punire l’omofobia”

dicembre 11, 2007

Mi sono sottoposto ad una fatica un po’ improba: quella di copiare l’ intervento del senatore Ignazio Marino, presidente della commissione sanità del Senato, su Repubblica di oggi – che non l’ha messo on line. La lettera è un buon passo avanti rispetto al pasticciaccio dell’emendamento sull’omofobia, perché separa due punti che non possono andare uniti: da una parte la necessità di punire le discriminazioni, perché esse fanno parte di un modo di organizzare e vivere la società che non è giusto (giustificabile), dall’altra il principio che non si possono punire le idee (il problema posto dall’emendamento).

Ora mentre è evidente che la violenza e la lesione fisica vanno punite sempre e in ogni caso, io continuo ad essere più perplesso per le espressioni verbali o scritte.

Si può postulare una responsabilità per chi riveste cariche pubbliche o posti di rilievo nei mass media – un sindaco che chiede “Pulizia etnica per i culattoni” rischia davvero di scatenare un linciaggio – ma non credo che possiamo punire qualsiasi espressione di dissenso e condanna. Anche perché in questo simpatico paese rischiamo di veder punito il ragazzino che dice frocio al compagno di scuola e non il sindaco che incita all’odio.

O magari una bella sanzione amministrativa: 500 euro al padre del ragazzo bullo e 10 mila al sindaco?

Qui mi fermo, perché giurista non sono e rischio di dir cazzate, sto solo tentando di non mettere a tacere lo stato di diritto che è in me 🙂 : segue l’intervento di Marino, rispetto per questi polpastrelli che lo han trascritto.

Caro direttore, era una fresca sera d´autunno e Matthew Shepard, studente di scienze politiche all´Università del Wyoming negli Stati Uniti, decise di uscire per vedere gli amici, bere qualcosa, divertirsi come fanno tutti i giovani di vent´anni. Quella sera, il 7 ottobre 1998, fece amicizia con due coetanei che si offrirono di riaccompagnarlo a casa. Invece lo portarono fuori città, in un luogo isolato, lo legarono ad una staccionata, lo pestarono furiosamente, gli spaccarono il cranio con il calcio di una pistola e alla fine lo abbandonarono in fin di vita. Un ciclista passando di lì il giorno dopo immaginò che alla staccionata ci fosse appeso uno spaventapasseri ma avvicinandosi si rese conto che quel fantoccio era un ragazzo che respirava ancora e diede l´allarme. Matthew Shepard morì cinque giorni dopo in ospedale a causa delle ferite, senza aver mai ripreso conoscenza.
Sul crimine, commesso con lo scopo esplicito e premeditato di punire un omosessuale, venne fatta presto chiarezza e i due assassini condannati all´ergastolo. Ma la motivazione per quel crimine brutale, ovvero l´odio, determinò in molti stati americani numerose iniziative legislative sui cosiddetti hate crime ed oggi si lavora ad una legge federale bipartisan, il Matthew Shepard Act, già approvata da un ramo del Parlamento.
Oggi negli Usa, come in molti altri paesi del mondo, chi sostiene idee che ammettano la discriminazione sulla base della razza, della fede religiosa, della nazionalità, dell´orientamento sessuale non viene assunto in un´azienda o ammesso in un´università. La tolleranza è considerata una condizione indispensabile del convivere civile al fine di garantire pieno senso di cittadinanza a tutti. Ma la motivazione che sta alla base di leggi che fanno riferimento ai crimini dettati dall´odio rispetto alla diversità è legata anche alla necessità, e alla volontà, di offrire a tutti i membri di una società articolata e multietnica il senso di appartenenza. Ci si propone così di evitare l´alienazione, il senso di estraneità alla collettività, un sentimento che ostacola la realizzazione del bene comune.
Come tutti sappiamo, lo scorso 6 dicembre, la senatrice Paola Binetti non ha votato la fiducia al governo Prodi, motivando la sua decisione sulla base di una scelta di coscienza che le impediva di riconoscere come punibile la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull´orientamento sessuale o sull´identità di genere. Questo, forzando l´interpretazione del riferimento legislativo, avrebbe aperto le porte a chissà quali rivendicazioni, dalla senatrice considerate inaccettabili. È risultato poi che l´emendamento conteneva un errore tecnico: ma, errore o no, è comunque in gioco una questione di principi. Personalmente ho votato la fiducia al governo perché pienamente convinto dell´importanza di una legge sulla sicurezza che, tra le altre cose, condanni la violenza di chi discrimina e perché ho orrore di chi vuole dividere la società in buoni e cattivi sulla base delle convinzioni personali. Anche io ho interrogato la mia coscienza prima di votare e vi ho trovato delle risposte diverse da quelle rese pubbliche da chi ha contrastato la legge di Giuliano Amato: io credo che le convinzioni personali devono essere sempre rispettate e protette anche dalla legge, se serve, purché non arrechino danno ad altri.
Sono un credente e non pretendo di conoscere tutte le scritture sulle quali si fonda la religione cristiana, so però che in uno dei libri della Bibbia, il Levitico, vi è una condanna dell´omosessualità. Ma quel libro, un monumento storico di indubbia rilevanza, non può costituire la base per chi legifera né può valere per chi non lo riconosce come libro sacro. Per chi come me crede nel messaggio di Cristo non dovrebbero comunque valere di più le parole pronunciate di fronte all´adultera: «Chi tra di voi è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei»?
Non credo che esistano giustificazioni, laiche o religiose, per ostacolare una legislazione che mira a sanzionare l´odio. Ricordiamoci di Matthew Shepard quando in Parlamento discutiamo se sia giusto o no punire chi compie violenze spinto dall´odio. Ricordiamoci anche del prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, che lo scorso agosto invocò la «pulizia etnica contro i culattoni». È questa la deriva che dobbiamo evitare, intervenendo dal punto di vista legislativo ma anche culturale, per creare una società dell´accoglienza, o per lo meno della tolleranza, laica e non in contrasto con il messaggio cristiano.

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6 Risposte to ““Perché è giusto punire l’omofobia””

  1. giovanni Says:

    Bhe hai trascritto tutto ed hai fatto una fatica inutile.
    L’ho letta anchi’io qui…
    http://notiziegay.blogspot.com/2007/12/perch-giusto-punire-lomofobia.html

    Saluti.
    Giovanni.

  2. antigone Says:

    Un’altra volta, chiedi aiuto all’assistente universale e i tuoi polpastrelli non si stresseranno così …. (è facile, basta andare in repubblica extra, costa poco poco, e copiare il testo …)
    comunque marino dice cose serie, anche se io continuo a pensare che “istigare” sta sempre sul labile confine del reato d’opinione …


  3. Grazie del lavoro da amanuense. E’ davvero un pezzo bellissimo.

  4. antigone Says:

    Update
    A proposito. Ma ora che nel nuovo trattato dell’UE, presentato ieri a Lisbona, c’è scritto così:

    18) È inserito (nel Trattato di Maastricht, ndr) l’articolo 5ter:

    “ARTICOLO 5ter

    Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni
    personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.”

    che fa la Binetti, emigra in Oceania?

    p.s. il trattato va ratificato entro il 2008.
    p.s.2 come si vede, non conviene accapigliarsi sulla minaccia della galera, meglio ricorrere alla Politica

  5. Paolo Says:

    Il film che racconta la straziante vicenda di Matthew Shepard è “The Laramie Project”. E’ un film doloroso, e mi fermo qui per pudore.


  6. Non c’è bisogno di una legge specifica per punire un omicidio, e non si può aumentare la pena, solo perché la vittima aveva un orientamento sessuale diverso, da quello della maggioranza dei cittadini mondiali. Un omicidio è sempre un omicidio.
    Poi, punire anche le normali espressioni verbali, sempre che non incitino all’odio specifico, che sono frutto di un evoluzione cultura e sociale plasmata nel corso dei secoli, non solo nel nostro Paese, lo trovo oltre che incivile, anche barbaro e pericolo, perché si rischiarerebbe di uccidere sul nascere, peggio di un aborto, la libera espressività delle persone, anche perché certi modi parlare ed esprimersi in forme volgari, provenienti dal popolo, lo stesso popolo di Dante Alighieri, sarebbe distruttivo, e si correrebbe il rischio di perdere anche una tradizione letteraria e anche cinematografica, basta vedere i film della commedia sexy all’italiana, che hanno fatto di certe macchiette, degli eccezionali spunti satirici, entrati nella memoria collettiva, e che come tale, dovrebbe essere non cancellata, ma evidenziata e portata avanti con rinnovato brio e freschezza creativa ed espressiva.


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