Fuori dall’agenda

settembre 26, 2007

C’è un’espressione di Ivan Scalfarotto che mi ha colpito: vuoto pneumatico. Guardatevi attorno, ascoltate, leggete: di noi non parla più nessuno, neanche l’eroe delle cento piazze e del Vaffanculo, nemmeno Pannella, mai sia detto i candidati alla segreteria del Pd. Siamo scivolati fuori dall’agenda come spiccioli da una tasca bucata. Perfino la discussione romana sulla “gay street” è finita subito. Lo notava Stefano Rodotà nel suo articolo su Repubblica di due giorni fa: questa idea che conta solo l’economia, contano le pensioni, i “problemi veri” e i diritti scivolano indietro.

Noi eravamo sovrastruttura in fondo. Ma, se si fanno 300 mila persone a un Pride e si scivola fuori dalla discussione politica, la responsabilità non è degli altri: è di chi si lascia scivolare.

Non ci sarebbe qualche conseguenza da trarre per i professionisti della politica gay?

(no, non le dimissioni, e poi da cosa? Un po’, come si dice, di pensiero e di lavoro)

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2 Risposte to “Fuori dall’agenda”

  1. Paolo Says:

    Non parlo per e non difendo i professionisti della politica gay, ma questa mancanza di rappresentanza vale oggi in Italia per tutti, noi gay la sentiamo di più perchè siamo una minoranza che non ha diritti, ma qualsiasi categoria o gruppo lamenta un non essere rappresentato; siamo al tracollo della seconda Repubblica, e forse anche al tracollo della Repubblica, che tutti questi dibattiti sul PD, su Veltroni e quant’altro mi sembrano a dir poco fuori obiettivo.

  2. Lorenzo Says:

    Sono d’accordo: ma più che dimettersi dai loro posti di potere, i politici LGBT dovrebbero solo deporre i loro personalismi e federare le loro associazioni. Nella maniera più lasca possibile, per carità, purché scelgano un@ portavoce che li rappresenti (e che possa essere sfiduciat@ se fa troppe cazzate).

    Non vedo perché non si dovrebbe applicare alla comunità LGBT ciò che la seconda strofa dell’Inno repubblicano afferma del nostro popolo nel suo complesso:
    “Noi siamo da secoli / calpesti, derisi, / Perché non siam popolo, / Perché siam divisi. / Raccolgaci un’unica / Bandiera una speme: / Di fonderci insieme / Già l’ora suonò”.
    Anzi, io la farei cantare a tutti i Pride sventolando il tricolore e la rainbow, che è la nostra bandiera. Troppo cheap? Eppure anche noi siamo italian*…


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