Perché l’omosessualità non è uno stile di vita

maggio 28, 2007

E’ la cosa migliore che abbia letto da tre mesi a questa parte, forse perché sono d’accordo, e si sa, fa piacere sentirsi dire le cose con cui si concorda. E’ l’articolo di di Andrea Benedino e Paola Concia, uscito sul Riformista di oggi
Le persone che ci amano (siamo anche noi oggetti e soggetti d’amore), con le quali condividiamo questa nostra battaglia, alle quali sottraiamo attenzioni perché presi da quella che abbiamo tante volte detto essere la battaglia della nostra vita, quelle persone alle quali chiediamo scusa ogni giorno per le nostre ossessioni, proprio perché ci amano, ci dicono “andate avanti, chi la dura la vince”. A un mese circa dall’avvio della fase costituente per il Pd, e dopo mesi (anni) in cui ci troviamo in prima linea, vorremmo provare a fare qualche considerazione. C’è un filo che ci tiene legati: è il filo delle nostre vite, della fatica di aver conquistato la dignità di essere omosessuali alla luce del sole, di aver attraversato la sofferenza della paura di essere “diversi”. La molla che ci spinge ad andare avanti è la nostra passione civile, perché semplicemente vorremmo che altri e altre non debbano soffrire quello che abbiamo sofferto noi, come tanti altri. Che crescano generazioni di giovani che un giorno scoprendosi omosessuali, possano scivolare sulla vita ed entrare nell’onda della loro sessualità senza sentire ogni giorno quella macchia indelebile della vergogna. Perché come dice Chiara Saraceno «l’omosessualità non è uno stile di vita, ma uno stato naturale in cui un essere umano può venire a trovarsi». Parole semplici e delicate, ma fendenti come lame in una politica come quella italiana che non sa pronunciare parole di verità. Quella verità che c’è ed esiste, ma che da questa politica viene quotidianamente soffocata e messa a tacere.
La politica non sa ascoltare perché ha paura, è ripiegata su se stessa, non sa come affrontare il dibattito sui diritti degli omosessuali, perché ha paura della sessualità. Continua a parlare di “scelte di vita”, come se uno si alzasse la mattina e dicesse: “oggi mi butto su tizia, domani su caio”, come se innamorarsi fosse una scelta. Perché fa paura sapere che ciascuno di noi, nostro figlio, figlia, fratello, sorella, moglie, marito, padre, madre, un giorno, senza avvisare, potrebbero scoprirsi omosessuali. E meglio la scelta, perché ha a che vedere con la volontà, altrimenti saremmo nelle mani dell’ineluttabilità della vita umana, che non si controlla e che ha una forza dirompente. Non è che siamo ossessionati dal politicamente corretto, siamo solo stufi di sentire parlare così di noi.
E talmente non sa dire, la politica, che oggi si sente schiacciata e aggredita da questo dibattito. È costretta a parlarne, ma lo fa con un fastidio che trasuda da tutti i pori dei politici che ne parlano. Si sentono come inchiodati alle proprie contraddizioni e limiti culturali, senza capire che questa questione è centrale non solo per il futuro Pd. Perché è la cartina da tornasole di una questione più grande che ha a che fare con la laicità delle nostre istituzioni. La vita ci ha insegnato che i suoi nodi vanno prima o poi affrontati, altrimenti “ricicciano” sempre, anche se tu non lo vuoi, e quando meno te lo aspetti. È quello che sta accadendo. Ma davvero si pensa che sia possibile affossare i Dico, sbattere prepotentemente in faccia alla gente una famiglia a senso unico, facendo finta che la realtà non esiste? Davvero si pensa che i problemi dell’Italia siano altri rispetto a quelli di “’sti quattro froci”? C’è un’aggressività serpeggiante nei nostri confronti che fa spavento. Un fastidio strisciante nei palazzi del potere. C’è una campagna d’odio contro gli omosessuali come mai si è vista. Tutti che si barcamenano, che sono equidistanti, che puntualizzano. Tutti imbarazzati, incapaci di dare risposte concrete.
Dal nostro dibattito politico emerge l’idea di una società escludente. Gli omosessuali italiani si sentono esclusi, tagliati fuori da una società che pretende di negare loro dignità. Ogni giorno c’è qualcuno che si alza in piedi e afferma con tono perentorio che il loro posto è al di fuori dei margini della fotografia. Ed è inevitabile ormai che essi da questa politica si stiano inesorabilmente allontanando. Sì, allontanando, non fuggendo da un’altra parte, non scappando da un partito per entrare in un altro.
Perché se il problema fosse soltanto quello di trovare una sponda politica più solida dove condurre le proprie battaglie, le soluzioni sarebbero molteplici e tutte a portata di mano. Ma il problema vero è un altro e cioè come costruire una strategia in grado di vincerle quelle battaglie, non limitandosi alla pura testimonianza. Sono queste le domande a cui dovrebbe provare a rispondere una politica aperta, inclusiva e responsabile. Quella politica che manca nel nostro paese e che nessuno sembra avere intenzione di costruire.
Portavoce nazionali Gayleft – Consulta Lgbt Ds

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Una Risposta to “Perché l’omosessualità non è uno stile di vita”

  1. Gabriele Says:

    Sì, va bene, e quindi escono dal PD o restano a fare gli specchietti per le allodole? Altro che “strategia in grado di vincere” le battaglie… Trarre le conseguenze del loro discorso – per il resto più che condivisibile – sarebbe più dignitoso.


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