Il nemico in me

maggio 26, 2007

X non fa che corteggiare il ragazzo nero che sotto l’ufficio vende i cd e i dvd di contrabbando. A volte, ad ora di pranzo, va via con lui in auto. Y, il suo capo, viene da me e mi fa: “Ma hai visto questa cosa? E’ un po’ così…” . E’ chiaro che “così” significa: “Sei l’unico che possa dirglielo, che è una cosa che non sta bene, succede proprio davanti all’ufficio. Ci fai questo favore?”

Accetto, cioè metto io in in parole la sua richiesta. Lui si limita a sorridere, il potere non formula mai le sue richieste.  Lascio passare qualche giorno, invito X a prendere un caffè con me e apro la bocca per dirglielo. Ma comincio a parlare di cinema. E Y avrà pensato che sono pazzo, perché non c’eravamo mai parlati e un bel giorno io gli chiedo se ha visto “Quattro minuti”. Ma come si fa a dire a uno che non deve farsela col contrabbandiere “negro” davanti all’ufficio e che glielo dico io solo perché sono omosessuale come lui? Come si fa? (Unica possibile via di fuga, e fondata nei fatti: stai correndo dei rischi fisici e professionali, stai all’occhio).

Glielo dicano loro se hanno il coraggio. Ma io perché ho ubbidito al richiamo omofobico, per giunta implicito?

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5 Risposte to “Il nemico in me”

  1. Max Says:

    Molti di noi pensano di essere liberi, in realtà l’omofobia genera l’omofobia anche in quelli di noi “più liberi”. Non bisogna smettere di lottare, non bisogna abbassare la guardia, mai…non dobbiamo permettere all’ignoranza e al pregiudizio di farla franca sulle nostre affermazioni di identità di genere.

  2. l'amica di un tempo Says:

    beh, non glielo diranno. Quindi esattamente per i motvi che indichi nelle vie di fuga, cerca di dirglielo.
    che poi probabilmente sono gli stessi motivi per cui “ubbidisci” (?) al richiamo omofobico e implicito…

    poi scusa, dire non significa mica che gli devi consigliare più … discrezione (?). potresti limitarti anche a trasferire solo l’informazione che c’è chi trova “un po’ così” quel che lui fa.

    Con un esempio in tutt’altro campo – dove almeno non c’erano ricatti lavorativi ma solo questioni di convivenza (ovvero di relazioni fra educata ipocrisia amicale lavorativa e sentimenti profondi) – a me è capitato che una “amica” mi chiedesse di “fare qualcosa” perchè una certa collega (quasi amica) non andasse al funerale di sua madre .
    Non ho saputo fare di meglio che alzare un telefono e riferire. Alla fine della giornata, sperando di poter almeno evitare il telefono, ma in tempo utile perchè la rifutata potesse scegliere, sapendo, cosa fare.


  3. Non sono lì e non posso giudicare, ma sei sicuro che il problema sia l’omosessualità e non il corteggiamento di qualcuno “fuori dal giro” – e per di più con un’occupazione “poco rispettabile”? Intendo: se una collega civettasse con il detto venditore, cosa succederebbe? Se il venditore fosse una venditrice?

  4. medioman Says:

    Il Conte di Guisa presentando le figlie a corte, le avvertì dicendo: qui il vizio ha il tempo che trova, il ridicolo uccide. Ecco, si può dire che battere sotto l’ufficio è caricaturale?

  5. PeugeotTalbot Says:

    Si può dire perché lo è


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