E se al RomePride 2007 invitaste il cardinal Martini? (ovvero, del ghetto di sinistra non se ne può più)

maggio 15, 2007

“E’ in atto un conflitto di cui vogliamo assumerci l’onere, che cerca di connotarsi come uno scontro fra civiltà, tra eterosessuali e cittadini lgbt, tra cattolici ed atei, tra migranti e italiani, ed invece ha lo scopo di imporre un pensiero unico, un arretramento sul terreno delle conquiste sociali, e di cancellazione di ogni tipo di speranza di riscatto ed emancipazione dei differenti vissuti, identità ed orientamenti sessuali.”

Una bella idea, no?

Ne ho messo il link: il 16 giugno è in programma Romapride 2007 e quello citato qui sopra è il documento politico di lancio della manifestazione che trovate sul sito. Ed ho immediatamente sentito un gran senso di stanchezza: un’altra manifestazione e per giunta a San Giovanni?

E quand’anche saremo riusciti a sottrarre un po’ di gente alla spiaggia, magari usando lo specchietto della movida, avremo dimostrato qualcosa? Non siamo di fronte a una ricorrente ossessione dei numeri? Continuiamo a voler nascondere un fatto di cui dovremmo andar fieri: il nostro essere minoranza.

Essere minoranza è un punto di forza, non di debolezza. Non lo dico solo perché sono stanco di stare in piedi sotto il sole, di applaudire oratori che urlano la loro/mia disperazione – a proposito, questa volta niente Cecchi Paone, l’insulto, in politica, è suicidio – e la sola idea di aggiungere a questo scenario anche le froce che ballano Madonna mi fa venire l’orticaria.

Lo dico perché voi che l’avete convocata, la manifestazione, avete l’idea che si possa sparigliare col partito democratico, e indurre i Ds a venire, a mobilitare qualche pullman dall’Emilia e un po’ di apparato CGIL…

Sarebbe gran tempo di uscire da questo schema CGIL-like, dall’idea che la sinistra è il nostro centro di gravità permanente. Per affrontare il mare grande del dialogo, non con quelli che ci odiano, ma con quelli che cominciano a ignorarci.

La grande manifestazione è un ghetto che ha fatto il suo tempo, soprattutto se sarà fatta con carri, sculettamenti e la disco a tutto volume.

E’ ora di mostrare che noi siamo quei due della porta accanto, il collega vicino di scrivania, il compagno di scuola e che siamo portatori di una civiltà differente.

Non sarebbe meglio dialogare con i perplessi e i dubbiosi la cui defezione ci uccide? Non so una Lucia Annunziata, antipatica ma influente? E proporre dibattiti con psichiatri per contestare le pretese dei “trattamenti riparatori” della Chiesa, e far parlare giuristi non italiani che dicano degli orientamenti alla non discriminazione nel mondo? Perché non andate ad intervistare Sarkozy che vi ripeterà che lui non ci pensa nemmeno ad abolire i Pacs? Perché non organizzate una teleconferenza col Cardinale Martini? La battaglia non si fa dal ghetto. Si fa fuori dal ghetto parlando con quella parte di mondo che accetta il dialogo con te. Si fa spostando consenso, non urlando.

E’ ora di mostrare la nostra umanità. Non contandoci per vedere se riusciamo a pareggiare i conti con quegli altri (dubito, siamo minoranza). Ma da minoranza possiamo interrogare e muovere gli altri, nella mente e nel corpo. Ma questo è possibile solo se usciamo dalle pretese di giocare le nostre alchimie politiche con la sinistra politica.

La gayetà come professione politico burocatica ha ucciso l’umanità del corteo del 2000. Quell’umanità non c’è più, non c’è più la gente sui balconi che ci applaudiva, i ragazzi che venivano per solidarietà e contro le pretese della chiesa. Oggi c’è il gay village: ovvero il centro commerciale consumista della gayetà.

Insomma un ghetto. Di sinistra. Quello non ce lo toglie nessuno (poi viene un giorno in cui i ghetti vengono ripuliti, perché a furia di vincere, al nemico viene più fame).

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8 Risposte to “E se al RomePride 2007 invitaste il cardinal Martini? (ovvero, del ghetto di sinistra non se ne può più)”

  1. Max Says:

    Non mi piace il tuo atteggiamento discriminatorio verso le froce che ballano Madonna…ahimè tra i gay ci sono anche quelle; sono però d’accordo con una maggiore serietà della manifestazione; al contrario del 2000 non verrò truccato…non ho più vent’anni…ma quella gioia solo nostra del manifestare per me è un punto di forza, che non dobbiamo perdere.

  2. innox Says:

    sottoscrivo in pieno e tanto per rimanere in linea con le tue parole ti segnalo questa iniziativa che a Firenze stiamo organizzando con alcuni amici proprio per dialogare ad armi pari con chi ci condanna… http://www.kairosfirenze.it/28giugno.htm

  3. trimanda Says:

    Max, io non ho un atteggiamento discriminatorio verso le froce che ballano. Esercito una critica, durissima, di quella che ritengo la prigionia in un ghetto culturale e mentale. La discriminazione è un’altra cosa, molto diversa.

  4. l'amica di un tempo Says:

    mi sembra che il tuo ragionamento sia serissimo, e che potrebbe perfino riguardare altre comunità che volessero allontanarsi dal mondo CGIL-like.
    capisco pure che fra la critica non è discriminazione .

    mi sembra che resti il problema di Max:
    > la gioia solo nostra del manifestare

    in qualche modo, ci sono cose che fanno (facevano?) parte di una “identità” (moltissime virgolette, l’identità e’ roba pericolossissima, lo so) . Bisogna perderle, per accedere a una sfera pubblica?
    può darsi, ma è triste (perlomeno).

    E’ come se nel 77, per avere ascolto, qualcuno ci avesse detto che dovevamo toglierci zoccoli, ricci e gonne a fiori… che poi cmq non usano più…

  5. Principino Says:

    Domandona finale: ma se il Pride lo facessero a Milano, tu ci verresti? Dammi una spinta per venire giù a Roma… : (

  6. trimanda Says:

    4 ore e mezzo di eurostar sono un ostacolo? andiamo su….

  7. Principino Says:

    Non è la distanza a porre il problema, ho provato a farti una domanda trucco, ma non ha funzionato. Dimmi che è importante che si venga comunque.


  8. […] Andrò io al posto suo. Con tutti i dubbi verso l’organizzazione che sapete perché li ho scritti qua.  […]


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