A Genova sì e a Torino no?

aprile 9, 2007

Come al solito, l’immaginario di chi non conosce lo stato di diritto produce contenuti di lotta politica estranei allo stato di diritto e alla democrazia. Il deficiente che ha scritto quelle frasi sui muri di Genova nemmeno si rende conto di quanta oppressione produce la sua letteratura murale.

Ma il punto qui sarebbe un altro, in forma di paradosso.

Perché, per la scritta di un cretino, si ritiene giustificato che lo stato metta sotto scorta il presidente della CEI, mentre si nega il nesso – come si è fatto in questi giorni attraverso un accurato lavaggio di coscienza mediale- tra la persecuzione per omosessualità e il suicidio del ragazzo torinese? Tutto viene derubricato a “bullismo”.

Ma se è legittimo pensare che le parole muovono la mano che aggredisce, in un caso, allora perché negare dall’altro che l’adolescente nazistello di scuola attinga perlomeno consenso dalle parole autorevoli di chi ogni giorno ribadisce la condanna morale e sociale dell’omosessualità?

Se a Torino non c’entra l’omosessualità, si tolga la scorta a Bagnasco.

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2 Risposte to “A Genova sì e a Torino no?”

  1. ciccio Says:

    oppure si assicuri protezione adeguata alla libreria Babele di Milano, dove pure sono comparse le scritte contro i gay che tutti hanno visto nelle foto pubblicate : “una camionetta dei Carabinieri 24 ore al giorno”, come chiede Anelli di Fumo sul suo blog …


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