L’aberrazione comunicativa

aprile 1, 2007

1. Intanto Mastella si lamenti poco: in base alla sua legge contro le discriminazioni per razza o sesso credo che il buon Bagnasco sia denunciabile penalmente (“L’aberrazione omosessuale”), per istigazione alla discriminazione e all’odio. Ma quella legge non è passata e il reato d’opinione, che si è stati così solleciti a ripristinare in Italia, per la Chiesa si chiama “diritto ad esprimersi”.

2. La tecnica di questi giorni è nota. Si dichiara una enormità, poi la si smentisce, e si è salvi dall’indignazione immediata dei più. Intanto però il virus è inoculato, resta lì e gira nelle vene della comunicazione.

3. Tempo fa, sotto altri nick, ebbi una polemica su Tom a proposito del fatto che l’approccio “gli altri sono troppo forti, non si può parlare di matrimonio, dobbiamo mediare” era perdente. Proponevo il massimalismo del matrimonio o di pacs molto determinati. Mi risposero che saremmo stato seppelliti.

E ora non lo siamo? Come potete vedere, “loro” non si sono traguardati sulla nostra mediazione al ribasso. Sparano col cannone contro la nostra piccola fionda: abbiamo balbettato un disegno di legge timido e contraddittorio e quelli ti dicono che sei un’aberrazione. Non sarebbe stato meglio affrontarli più “dentro la loro metà campo”?

Ora siamo ridotti al silenzio. A scusarci (“i Dico non prevedono adozioni”) di esistere. Abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia, ma il nostro predatore sa che deve finirci. E non si fermerà perché il suo obiettivo finale è oltre noi: è costituirsi come vero primo polo politico di questo paese, una superlobby che decide di ogni equilibrio politico. Noi siamo solo carne da cannone.

4. Il dialogo (Annunziata!) ? Vi pare che vogliano il dialogo? Loro non vogliono il dialogo. Col dialogo, con il confronto di merito, nel 1974 per il divorzio e nell’81 con l’aborto, persero in modo catastrofico. Perché il confronto di merito apre le menti: anche adesso sanno che se si potesse parlare serenamente al loro popolo, alla loro gente, la loro partita sarebbe persa per goleada.

Perciò hanno bisogno di un clima violento, contrapposto, dove ogni argomento è ridotto al suo troncone logico, come i platani in città quando passa il giardiniere del comune. Hanno bisogno di un clima di fuco che poi gli spin doctor del centro destra possano declinare in politica e gli anchormen Vespa/Santoro/Ferrara possano spezzare in altra contrapposizione, in altro odio contro odio, nella televisione ideologica e avvelenata di questo paese.

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6 Risposte to “L’aberrazione comunicativa”

  1. finO Says:

    Ma aspetta, Tri, la mediazione al ribasso non è nostra, ci è stata fatta sulla testa, è il punto più vicino a noi che la cultura diciamo riformista e aggiungo in una delle sue parti migliori (Bindi-Pollastrini) riesce a raggiungere. Non è stato bello per molti di noi rendersi conto di quanto lontano questo punto sia, ma francamente nessuno può addebitare tale distanza al movimento gay in nessuna delle sue componenti. Non siamo noi che balbettiamo ma la cultura riformista che si è esposta verso di noi; il malato grave è la cultura laica e riformista.

    Condivido intimamente l’analisi sul clima di scontro che si alimenta a un fine determinato, che forse non è nemmeno così ben leggibile e politicamente individuabile come dici tu, sarebbe una debolezza; la sua forza sta invece nell’essere nascosto anche alla coscienza di molti che lo fomentano direttamente e no. Siamo carne da cannone, peggio: siamo il bersaglio ideale di un attacco ideologico e identitario, in quanto minoranza invisa ed elettoralmente divisa, quindi trascurabile, quindi attaccabile sempre e senza prezzi da pagare. Siamo l’unica minoranza che sta messa così.

  2. ciccio Says:

    La cultura laica e riformista mi sembra che stia gravissima… se anche i radicali – e così mi pare – decidono di tacere (sì va be, Capezzone ha commentato su Bagnasco, ma insomma, potrebbero fare altro, come hanno fatto altre volte).

    Però mi pare che qui si sia discusso, non tanto tempo, fa di debolezza della leadership della “lobby gay”, troppo poco lobby, troppo dentro ai meccanismi e ai partiti, troppo coinvolta con il … potere (?) cetopolitico (?) per potere svolgere bene le sue attività di lobbyng.
    In questo senso forse il movimento un po’ c’entra.

    Ma del resto ci deve essere qualcosa nella politica-politicante, che attira come un aspirapolvere di quelli buoni.
    Vedo che anche l’ottimo Scalfarotto — che sempre in quel dibattito sulla leadership era stato un po’ sfidato a mettersi in gioco in questo ruolo — ha scritto a Fassino per dire che si iscrive ai Ds per fare il Pd (a patto che non ci sia trucco…!!!). Sul suo blog e anche altrove c’è un bel po’ di dissensi, ma anche tanti (troppi?) consensi… e troppe (senza question mark) reprimende a chi è contrario, per il fatto che non vorrebbe “sporcarsi le mani”.

    Insomma, la domanda è: si può (qui, oggi) essere “radicali” (avere un pensiero, e proposte, radicali) senza essere o politicisti o fuori dal mondo?

  3. xyz Says:

    scalfarotto muore dalla voglia di entrare a far parte dell’èlite oligarchica

  4. ciccio Says:

    molto possibile. ma resta l’ultima domanda

  5. finO Says:

    Ciccio, la domanda se mi permetti è un pochino oziosa. La storia ci mostra solo pensieri, proposte e azioni radicali il cui NON essere state fuori dal mondo ma anzi profetiche si è rivelato solo dopo. Oppure la loro tragica benché talvolta generosa inutilità. Il rischio del pensiero radicale è appunto quello di finire nell’utopia senza rendersene conto e non c’è tagliando di garanzia da fare prima per premurarsene. Oppure si può non essere tanto inclini a questo rischio, e voler correre invece quell’altro speculare dell’irrilevanza se non di farsi complici del sistema che si vuole criticare lavorandoci dentro “politicamente”. Uno può scegliere la sua posizione nello schieramento, mi sembra già tanto, non assicurarsi di essere in quello vincente.

  6. aelred Says:

    FinO, secondo me ha ragione Tri.
    il movimento gay si è legato mani e piedi a una prima mediazione (i Pacs) che ha dato vita – all’interno di quell’area presunta progressista – a una mediazione inferiore, i Dico.
    nel dibattito politico quindi si sono fatti due passi indietro, non uno.

    meglio sarebbe stato discutere – e perdere – chiedendo il matrimonio e l’uguaglianza dei cittadini, senza offrire il fianco a chi dice (e non ha tutti i torti) che i conviventi se volessero i diritti si sposerebbero. E così in un colpo affossa i Dico e cancella la questione gay, deribricandola a problema minore.

    Il movimento – l’Arcigay e tutti gli altri che non hanno fatto niente – hanno grandi responsabilità


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