Chiviltà

marzo 26, 2007

Quando bevi un caffè al bar la mattina, spesso sei spento, l’occhio perso nel vuoto, i tempi per sintetizzare le informazioni sono rallentati. Così guardavo senza capire quel cinese basso, sudaticcio, che giocava con un oggetto appoggiato sul banco del bar. Una coda d’occhio aveva notato che una donna si era allontanata all’improvviso, troppo rapida. Ma io sorridevo ancora, di quel sorriso ebete, di “contatto”, che è una maschera: vi sorrido, mi sorridete, e ce ne andiamo per la nostra strada.

Ma il cinese ha continuato. Toglieva la penna da quel pupazzo e la riinfilava e il pupazzo esultava: ahhhhh. Un verso di gioia. E’ stato dopo pochi secondi che ho finalmente realizzato che il pupazzo portapenne di plastica era un uomo anziano, disteso in avanti, “a pecorina”, e con il sedere in aria. E la matita alloggiava nel suo culo. Quando l’utente la rimette a posto, il pupazzo fa ahhhh.

Era parecchio che non avevo conati di vomito, mentre uscivo dal bar. E’ successo quando il cinese mi fa: “Vuoi complale?”

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