Piazza Farnese, flickr di parole

marzo 11, 2007

Più che passano le ore, più sento inadeguato un povero blog a dire qualcosa di più dell’alluvione di ieri (due collegamenti tv, i giornali di stamattina).

Come sempre fa piacere rivedere i vecchi amici, e incontrare un figlio che passa di là :”Perché lo sapevo che c’eri e ti volevo salutare”. C’ero, ci siamo salutati.

Gli amici etero e de sinistra che sentono il richiamo della battaglia e tornano in piazza per i diritti.  

Il freddo e i comizi (cortei non ce ne sono stati, anche se i giornali continuano a scriverlo) che erano solo di maggioranza: e uno passa in rassegna tutti, e sono tanti, gli amici e i conoscenti che sono gay, e che votano a destra e che oggi non si sentiranno rappresentati o perlomeno “in dialogo” on questa piazza.

Le coppie di fatto etero, con i loro bambini, che le incontri, e a pensarci bene sono la minoranza fra noi, perché questa è piazza gay. Si è sempre la minoranza di qualcuno.

L’amico e collega che dice: sto qua per curiosità, e va bene, stai accompagnando tuo figlio gay e cerchi un dialogo venendo qua. Va bene anche questo e anche il fatto che non me lo dici.

L’incertezza se rispondere o meno a una intervistatrice, perché nessuno la racconta giusta fino in fondo, e io sono in quella zona grigia, sul lavoro, in cui tutti sanno ma non dovresti dire, mentre ti chiedi se sarebbe il caso di scatenare il coming out che nessuno ti chiede, perché gli dà noia. E se poi fosse un modo per mettersi al sicuro da ogni rappresaglia? Ah saperlo.

OcchioFino, blogger e amico mai incontrato prima, che finalmente ci siam conosciuti da vicino, e abbiamo mangiato le fettuccine insieme, io, lui e due amiche di trent’anni fa (gli etero che sentono la battaglia): come dire, capi estremi della mia vita che metto insieme al di la’ del tempo in un giorno di marzo davanti all’ambasciata francese.

Ho in testa un elenco di gente con cui ho rotto, il mio cattivo carattere, che se uno la incontrasse oggi un bacio e via e magari si scioglie il ghiaccio. Non succede.

Dovrebbe esserci “11 anni della mia vita”, che mi aveva detto che ci sarebbe stato, ma quello mi teme, è uno storico cagasotto, non si farà vedere. E io che pagherei per fargli una carezza, perché dentro uno si porta tutto il proprio passato, anche quello finito male.

Una ragazza che porta una cartello “Con Santoro e Travaglo”, quelli della puntata lingue in bocca e Andreotti mafia, che io ritengo la barbarie dell’informazione ideologica e drogata. Ma non glielo dico, sono una persona  gentile.

Max continua a fare foto, farà un flickr, in quante foto sarò su internet senza saperlo? Il coming out si fa da solo, e chi se ne frega.

L’amica cattolicissima: “sono venuta per salutarti, e per dirti che sono con te, ora me ne vado”. E per darmi la certezza che i cattolici non sono tutti ruinati. Grazie.

I rettangolini di carta piccoli, con sopra scritto a pennarello “froci di merda”. Ne conservo uno con devozione.

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