La pietà e le lacrime di Saturno Contro

marzo 2, 2007

Sì, si piange. Sì, è un bel film. Sì, si potrebbe fare un bel discorso sulla struttura narrativa: che è molto simile a quella delle “Fate Ignoranti”, perché ancora una volta ha messo al centro del film una morte, che è come una cannonata narrativa. a quel punto tutto discende come in un teorema: il dolore, la vedovanza gay, l’esposizione dei sentimenti feriti.

Poi per uno come me è un film difficile: c’è anche un padre che deve sopportare la morte di un figlio. Sono padre, e su questo lato l’idea della morte del figlio è il pensiero non pensabile per eccellenza.

Ma poi uno si fa una domanda influenzata dal presente:

questa umanità che vive in clan, dove il dolore individuale è assistito con amore dagli amici, che si vuole bene e che vive di sentimenti umani e onesti proprio e anche perchè gay, non è una domanda muta di DiCo,  di Pacs e di diritti? Come se dicessimo al “resto del mondo”: vedete, siamo buoni, migliori, vogliamo esistere per ciò che siamo perché esistiamo nella nostra bontà.

Una bella e buona domanda. Da farsi. Ma poi io mi chiedo: perché? Se uno è scemo, arrogante e figlo di puttana, ma gay, non è forse ugualmente “meritevole” portatore di un diritto?

Non è che abbiamo bisogno di dire ai cattolici che ci siamo guadagnati il cielo del diritto con la sofferenza? Insomma, raccontare così ì sentimenti e il dolore, è “debole”. Fa appello alla pietà empatica. Il diritto viene dall’esistere, non dal soffrire.

Sbaglierò, eh

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3 Risposte to “La pietà e le lacrime di Saturno Contro”

  1. Riverwind65 Says:

    Sara’ che sto ascoltando una delle canzoni strazianti di Notre Dame de Paris, sara’ che vorrei essere padre, sara’ che quell’idea di guadagnarsi diritti e riconoscimento con la propria bonta’… e sforzarsi ogni momento di dimostrarla, chiama note antiche dentro di me, ma mi hai fatto venire un groppo in gola. Grazie e prego.

  2. hagrid Says:

    No, a me non è piaciuto. Certo, si piange, ma è facile far piangere con una morte a trent’anni, e pure senza colpa. Ma non basta questo a farne un bel film. Forse hai ragione, il messaggio che vuole lanciare (e non ci riesce, o meglio ci riesce pure ma ancora una volta, non per questo è un bel film) è quello del: siamo tutti buoni. Perfino il marito fedifrago è un buono (o un coglione o uno stupido, dipende dai punti di vista). Non c’è nessun approfondimento dei temi, eppure ve ne erano, dall’eutanasia ai matrimoni omosessuali alla corruzione, non c’è nessuna denuncia sociale.

    No, il film non è un bel film, ed i gay non sono tutti buoni, ed i diritti individuali e di coppia non hanno niente a che fare con l’essere o meno buoni. In fondo, siamo tutti un pò stronzi, chi più, chi meno


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