Riepilogo di un assassinio politico

marzo 1, 2007

Ieri Prodi ha risposto sulla cancellazione dei DiCo dicendo che ora sono in parlamento. Ha dimenticato di dire che sono in parlamento ma sono politicamente morti.

Allora ci vuole un passo indietro.

Sul modo di regolare le unioni di fatto e delle persone dello stesso sesso c’erano in parlamento alcune proposte, opera di singoli deputati o senatori. Accade spesso che si approvino leggi portate avanti dal parlamento (lo fu la legge sul divorzio, più 30 anni fa).

Prodi ha voluto che fossero ignorate.

Poi Prodi ha voluto che fosse scritto un testo governativo, che come tale si è dovuto piegare a mille mediazioni al ribasso mentre ha escluso dal consenso anche singoli esponenti dell’opposizione che avrebbero votato una legge nata in parlamento, perché ha creato il classico clima di muro contro muro.

Di fronte alla tempesta scatenata dalla Chiesa e alla crisi di governo, ha rinunciato al desiderio di intestarsi la legge e l’ha mollata al suo destino con la dichiarazione che c’è sui giornali di oggi.

Non avremo una legge che regoli le nostre unioni.

Perché forze molto potenti vi si oppongono. Ma potevamo averla, perché in questo paese sono passate leggi contro poteri fortissimi, solo perché la maggioranza del paese le voleva e il parlamento “sentiva” questa volontà.

L’assassino maldestro, uccisore del suo stesso disegno, ha un nome solo.

Il che ovviamente non scagiona né la Chiesa né i Teodem né Andreotti. Ma quelli sono nemici a viso aperto

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