No, il pentito non mi dà fastidio

febbraio 28, 2007

Pierone mi segnala questo articolo della Stampa (“Ero gay, i preti mi hanno guarito”)

Scacciando subito il pensieraccio che possa trattarsi di un falso (ma la storia è un po’ troppo perfettina), il primo sentimento che la lettura mi ha dato è che non provo nessuna ostilità per uno che dice: “ero omosessuale” e che l’ha salvato una dieta di tre rosari al giorno, in uno spot pubblicitario dei trattamenti di “ritorno” dall’omosessualità di cui abbiamo parlato qui già un’altra volta.

Nessuna rabbia non solo perché sono stato sposato (ma senza preti e madonne, l’ho deciso per conto mio), ma perché il nocciolo della libertà individuale è che ognuno segue il suo percorso. Foss’anche il percorso che passa per questa sorta di San Patrignano del sesso, fatto di pesanti condizionamenti emotivi (strano: si parla sempre di preghiere e pratiche, mai di Dio).

Ognuno segue il suo percorso, in una società libera. Sono loro che vogliono una società a senso unico, dove l’unico modello è quello tradizionale, il loro, un mondo senza libertà. Noi vogliamo la società della scelta libera – fosse anche la libertà di rinnegarsi e di dare la propria mente in comodato d’uso ai latifondisti dello spirito.

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6 Risposte to “No, il pentito non mi dà fastidio”

  1. badnightcafé Says:

    a me quell’articolo non è piaciuto. non che dovesse piacere a me, ma ho avvertito proprio un senso di fastidio, irritazione, diffidenza.
    mi ha dato la sgradevolissima sensazione analoga a quella delle dichiarazioni che facevano i marines americani dopo un periodo di “rieducazione” nei campi dei vietcong.
    o se preferite, mi ha ricordato anche le dichiarazioni dei prigionieri in iraq (prima che gli venisse tagliata la testa).

  2. leny Says:

    io invece sono più istintivamente d’accordo con vecchifroci\trimanda… Va bene quello che uno vuole se lo fa felice…
    Probabilmente mi irriteranno di più coloro che vorranno usare in qualche modo questa testimonianza(?), per dire che è una malattia e che c’è una giusta cura. Ma questo è il nostro giornalismo…
    Se la gente è felice e contenta di dire 3 rosari al giorno, e quindi di non avere più voglia di uomini, che lo faccia… Conosco un mio coetaneo, gay anche lui, che si è felicemente sposato. Per me rimane gay. Ma lui è contento o per lo meno dice di esserlo… E come possiamo noi dire se è giusto o sbagliato quando fatichiamo anche tanto a conoscere prima di tutto noi stessi??? E appunto, credo che la scelta libera da difendere, rimane quella per la quale, estremizzando il ragionamento, potrebbe anche darsi che uno si trovi a difendere, la libertà di rinnegarsi, parfrasando trimanda….

  3. badnightcafé Says:

    @leny: concordo con te sulle libere scelte. ma la questione dell’articolo è: è stata libera scelta? se sì, ok. se no, mah..
    anyway, l’impostazione, il taglio giornalistico dell’articolo (tralasciando la sostanza) era da pura propaganda teocon

  4. pierone Says:

    E’ esattamente il tono utilizzato nell’articolo che mi ha spinto alla segnalazione, concordo in pieno con badnightcafè: superando la questio del fake/non fake dall’articolo viene fuori che l’omosesualità sia una cosa da cui guarire. Il fatto che ancora oggi se ne parli in questi termini è davvero fastidioso

  5. giu Says:

    Quello che mi irrita è soprattutto questo (cito):

    “In fondo che cos’era quell’andare in giro per parchi se non la conferma che anch’io ero vittima di pulsioni, di nevrosi di cui dovevo liberarmi? E perché non riuscivo a raggiungere la felicità con un ragazzo, uno dei tanti conosciuti in quegli anni?”

    Sembra che l’incapacità di costruire rapporti stabili sia:
    (1) caratteristica tipica di tutti gli omosessuali
    (2) disagio causato dall’omosessualità
    (3) risolvibile cambiando orientamento sessuale (sai quanto ex-etero ci sarebbe in giro altrimenti!!!)

  6. trimanda Says:

    Giu
    quella e’ esattamente la loro versione dei fatti. Mi state stuzzicando, credo che ci tornero’ sopra a questa cosa.


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