Speechless Saturday

febbraio 25, 2007

Tu parli di te, e gli amici di trent’anni tacciono regolarmente ai passaggi in cui dici di essere omosessuale. Sono senza parole, gli old boy & girls. Riferimento inopportuno il tuo o incapacità “costitutiva” dell’eterosessuale  politicamente non discriminatorio di parlare, per mancanza di nozione di causa e di partecipazione empatica, dell’altro-gay?

Alla fine l’unico che parla di te in modo diretto è (riferimento alto) il papa che lancia l’ennesimo anatema dalla televisione accesa o il vicino omofobo (riferimento basso) che ti saluta grugnendo buongiorno, e sussurra alla moglie “frsccc”. Loro danno un contributo di parola: l’odio gli dà fiato e concetti. Chi ti ama, è speechless.

Sarà anche questo un pezzo di debolezza politica, che alla politica la presenza gaya è silente (omissiva?)

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3 Risposte to “Speechless Saturday”

  1. ciccio Says:

    Bel problema …
    Sulla domanda finale non saprei. Su quella iniziale, mi butto e propendo per la seconda che hai detto (che poi però se fosse del tutto vera, renderebbe in parte vera anche la prima, se agli old friends fosse diretto un qualche affetto “incondizionato”). E resta comunque sempre da capire se al silenzio contribuisce di più l’assenza di “nozione di causa”, o la scarsità di “partecipazione empatica”.
    E forse, resta da vedere (waiting for) se è speechless anche Sunday, o no.

  2. antigone Says:

    Parole comuni difficilmente si trovano bell’e fatte nelle relazioni. Forse il discorso si deve costruire, se lo si desidera.
    Forse (è banale?) l’amore e l’amicizia , specie nei momenti alti, non richiedono molta comunicazione parlata, diversamente da un argomento qualsiasi (tipo la politica, il PD, o le problematiche padre/figlio di altri): basta uno sguardo o un abbraccio.
    Forse i/le vecchi/ie amici/he non considerano un riferimento alla propria omosessualità necessariamente un invito ad operarvi a loro volta riferimento; forse il loro essere eterosessuali (ma ne siamo certi?) politicamente corretti (di questo siamo certi) è frenante. Forse si sono semplicemente dimenticati di chiedere: “Come stai?” e tu di dircelo.
    Forse sto parlando solo per me.
    Sull’ultima domanda, la mia risposta è incondizionatamente un sì: alla politica è silente da tempo anche la parola differente (autonoma, si diceva ai tempi miei) delle donne.

  3. finO Says:

    Antigone mi fa venire in mente che spesso quando buttiamo lì frammenti della nostra esperienza di gay non riusciamo a non aspettarci qualcosa. Il loro silenzio forse è una risposta, nemmeno tanto conscia, al nostro supplemento di aspettative, anche chi ci vuole bene capisce la nostra attesa in tensione e teme di poter dire qualcosa di sgradevole involontariamente. Quindi nel dubbio tace. E un silenzio che ci pesa, dici una cosa verissima, come sempre. E’ necessario un training che dobbiamo pur fare noi con i nostri amici, perché non lo fa la società, perché il silenzio o gli insulti che ci circondano non permettono a chi non ne può fare un quasi mestiere (l’amica dei gay, il paladino dei diritti dei gay) di prendere confidenza con i limiti della nostra sensibilità. Al solito, dobbiamo far da soli. Un abbraccio.


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