I divieti di fatto di Giovanni Orsina

febbraio 24, 2007

Una bella pagina 3 del Foglio ( dalle 12 il giornale è in linea ma in formato pdf, quindi dovrete scaricare l’intera pagina) giustappone un pezzo del giurista Ceccanti, di fatto estensore dei Dico o perlomeno consulente “forte” del ministro Pollastrini, e un altro di Giovanni Orsina, che svolge un ragionamento sull’illiberalità dei DiCo, e lo fa con un metodo che direi “matematico”.

E’ la matematica infatti la disciplina più autonoma e chiusa in se stessa, dove tutti gli elementi di un procedimento devono valere dentro il quadro della disciplina, tu non puoi dire alla matematica: “guarda che io sono così, guarda che la vita dice un’altra cosa”. E Orsina svolge questo suo ragionamento (io ne consiglio la lettura) dove lo “stato liberale” è il motore matematico che dice l’ultima parola sull’ammissibilità di questo o quel punto della legge, senza lasciarsi dire niente da ciò  che “esiste” e andrebbe normato.

Orsina applica questa ghigliottina a tutto il suo ragionamento, anche quando questo lo porta a dire che allora, in base a regole liberali, la procreazione, per via artificiale, dovrebbe essere ammessa per i gay. “Ma questa è proibita dalla leggge 40”. Insomma quando gli fa comodo, la matematica apre i cancelli alla vita, sotto forma dei divieti stabiliti per ideologia (il primato della tradizione? liberalissimo come concetto).

E poi chiude così:
Ma non riesco invece a capire come possa implicare (il ragionamento dei “cattolici adulti” sui Dico / Nota mia) che si permetta di imporre ai cattolici valori del tutto opposti a quelli della chiesa”.

Ora verrebbe da inseguire, con lo stesso approccio “focused”, Orsina e per gusto di polemica dirgli: “Lo vedi, sei solo un clericale”. Ma siccome di veleno, anche leggero, ce n’è troppo in giro, io faccio una domanda stanca, accorata e sommessa: Cos’è più liberale, una norma che permette ad alcuni di godere di riconoscimento e diritti, peraltro debolissimi, senza obbligare tutti gli altri a fare lo stesso, o un’assenza di norma che è esclusione e divieto di fatto per tutti?

E’ liberale condannare le persone ad un’esistenza solo privata?

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