Se non c’è un Welby frocio, siamo finiti

febbraio 11, 2007

E’ come respirare l’aria della notte, ricca di aglio e di incubi. Le stanno tirando tutte fuori. Anche i “favorevoli”, quelli che fanno un disegno di legge di carta e lo varano non nel mare relativamente più tranquillo della Camera, ma nel Capo Horn del Senato. In modo che si possa dire: ma non vedete? noi volevamo farlo, ma il mare l’ha affondato.

Sento le persone più vicine, e dicono tutti “difendiamo questo mostriciattolo”. E invece bisogna uscire dalla gabbia mentale dei rapporti di forza, dal calcolo di quelli che sono contro, dal sentirsi minoranza, è una mentalità sconfitta.

Chi era per il diritto di morire prima di Welby? Chi è che pensava si potesse realmente affermare, nella pratica, il diritto di qualcuno a non soffrire sotto la morsa delle burocrazie mediche ed etiche? Poi viene un individuo che dà corpo alla lotta, e il consenso finora solo sotto pelle, viene allo scoperto, si fa parola e determinazione politica. E allora il problema torna qui, alla pessima rappresentanza politica dei gay. Una rappresentanza che o è immersa nella politica politicante dei rapporti di forza (Grillini) e fa sua, interiorizza, la forza dell’avversario, affidando il cambiamento a una marcia così lunga che non se ne vede la fine, ma nel frattempo ci assicura un buono stipendio da politico di professione.

Oppure (Luxuria) ha un passato di sola provocazione, di cabaret e idee leggere, e non riesce a capire che il “pane duro” non salva dalla morte per fame chi è privo di tutto. Lo strozza piuttosto. Per non parlare di quelli che ancora si dicono “cattolici”, e magari “cattolici” e “comunisti”. Come se una cultura della repressione non bastasse, e ci fosse bisogno di mescolarne due, per rendere il cocktail più mortale: caro Nichi Vendola, nelle tue tradizioni la libertà non esiste e la misericordia e il vangelo letti dal basso non hanno mai impedito l’esercizio del potere ecclesiastico (dover per chiesa intendo anche i partiti). In quelle due tradizioni l’individuo libero non esiste.

Ma si può dire ai nostri rappresentanti di essere scadenti, se noi stessi ci nascondiamo? In giro quanti gay capaci di estirpare da sé l’idea della sconfitta conoscete? Questo stesso blog, non è forse anonimo e fa quindi sua la mentalità della sconfitta e del nascondimento? La nostra vigliaccheria è simmetrica alla mediocrità dei nostri rappresentanti. La produce, e consacra la nostra debolezza. Faranno anche schifo, ma ci esprimono appieno e in modo fedele. Sono i migliori fra noi.

Ecco perché vincono quegli altri. Perché la legge la scrivono due rappresentanti politici di professione che hanno per noi, forse, empatia. Ma l’empatia fa la croce rossa, non la laicità dello stato. Noi siamo in discoteca, non abbiamo tempo per fare uno sciopero della fame sotto Montecitorio.

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3 Risposte to “Se non c’è un Welby frocio, siamo finiti”

  1. ciccio Says:

    non so entrare nello specifico della rappresentanza dei gay, però mi sembra che lanci una questione anche più generale.
    Perchè in questo cavolo di paese non riesce a esistere un’altra politica che non sia quella politicante. Per evidenti responsabilità del ceto politico (ma perchè dovrebbe suicidarsi? salvo casi di teste generose e lungimiranti, che non vedo), ma forse anche per responsabilità di tutti noi.
    Una volta che un* diventa un* “senza tetto” perchè non si sente rappresentat* da nulla di ciò che esiste e nemmeno da ciò che si profila all’orizzonte, non ha quasi più possibilità di voice.
    Poi ci si prova lo stesso, ma è dura!

  2. Max Says:

    Ciao solo per dirti che ho letto un po’ qua e un po’ la il blog e che tornerò a farlo. L’ho trovato toccante in alcuni punti, in altri vivo, in altri ancora pieno di recriminazioni e incazzature. Ma come potrebbe essere altrimenti? La vita da gay non è esattamente un luna park, o si?

    PS ti ho trovato tramite l’amico comune fin-occhio. Complimenti ancora (per la trasmissione)

  3. badnightcafé Says:

    quoto ciccio e quoto te, perchè dite le medesime cose da due ottiche diverse, che condivido in pieno. Mancando la politica vera, quella che gestisce, che crea indirizzi, che individua regole, mancano il libero dialogo politico, rimane disponibile un immenso spazio libero per la politica piratesca, quella che è appannaggio di chi ha il potere od ha la forza per impadronirsene, in molti modi diversi. Da questo gioco rimangono esclusi i cittadini che in un sistema democratico chiedono ai propri rappresentanti di essere da questi rappresentati (e questo è un drammatico gioco di parole). Ma mancano anche i cittadini che si oppongano a tutto questo. E’ un consenso che deriva dall’apatia e dal silenzio. E se non è consenso, è rassegnazione e inutilizzo delle proprie personali capacità di pensiero e di giudizio. E questo è il segnale della morte del concetto che sta alla base della democrazia, anche in assenza di dittatori dichiarati.
    In questo senso, oggi, credo anche se magari per motivi ed obiettivi diversi, siamo tutti vecchifroci, gay e non..


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