La legge ghetto e le legge niente (pensare con la testa del nemico)

febbraio 4, 2007

Lettera a un commentatore nel post “Irrilevanti”

Caro Michele,

credo che tu sia giovane. Solo così mi spiego le due ingenuità che scrivi. La prima: “Gli etero che vogliono diritti possono sempre sposarsi civilmente. Se non se la sentono non pretendano diritti. ma poi di che non se la sentono? c’è il divorzio!” . “Se non se la sentono, non pretendano diritti”. “I pacs sono per noi, non per loro

Il matrimonio civile non è un impegno meno forte di quello religioso. Comporta gli stessi obblighi e soprattutto è la stessa istituzione, lo stesso “totem” emotivo rappresentato dalla Chiesa. La sola differenza sta nel sottrarsi all’aspetto religioso del matrimonio. Chi, eterosessuale, sceglie la coppia di fatto a me pare che lo faccia per avere un rapporto in cui non ci sia alcuna delega del sentimento all’istituzione. E’ come se queste persone dicessero: non consacro questo rapporto davanti alla legge, né ecclesiastica né statale, perché lo consacro ogni mattina quando mi sveglio accanto a te ed ogni sera quando mi corico al tuo fianco. Solo che poi non si può vivere – e la contraddizione qui la lascio a chi la vive e loro spiegheranno, se riterranno – non si può vivere, dicevo, fuori dall’istituzione in modo totale, perché ci sono i figli, perché c’è una casa da prendere in affitto o da lasciare in eredità ecc ecc. Tu invece, caro Michele, pensi che “se non se la sentano non pretendano diritti”. Ci dev’essere qualcuno escluso dai diritti anche per te, Michele?

Ragioni con la testa del tuo nemico, Michele, e sbagli. Capita spesso, in ogni situazione umana, di pensare con la testa di chi ti vuol vedere morto. Anche nelle relazioni di coppia. Tu dici, e siamo alla seconda illusione: i pacs (che in Italia non sono previsti) sono per noi. Cioè per i gay.

Ma in questo modo, ancora una volta, c’è qualcuno che deve seguire un percorso A e chi deve seguire un percorso B. Ci sono cittadini diversamente dotati di diritti, cioè meritevoli di diritti minori, e secondo altri di nessun diritto. Questa tua affermazione aiuta a capire perché è sbagliata, o meglio perversa, nel suo stesso impianto la legge che si va a proporre. Facciamo un esempio: una donna sposa un uomo, poco dopo quello muore. Lei prende la pensione di reversibilità, anche in caso sia separata o divorziata e sussista l’obbligo all’assegno divorzile a carico del deceduto. ….

Ecco, se X uomo si unisce a Y uomo e Y muore, nella legge proposta la pensione di reversibilità è prevista dopo 5 anni, secondo la versione Pollastrini, dopo 15 secondo la Bindi. Scommettiamo su quale delle due passa, se pure passasse?

Il punto, caro Michele, sta qui (tu dirai, mai io che c’entro con questa roba? C’entri, aspetta). Cos’ha in testa chi propone di “metterti alla prova” per 15 anni? Ha in testa, come ha detto un signore che abita a san Pietro, che il tuo è un amore “debole e deviato” e che non resisterà alla prova del tempo. E una persona, anche intelligente e autonoma come la Bindi, prende su e mette quel concetto in legge.

Lo capisci ora perchè “i pacs” non possono essere “solo per noi”? Perché non è così nei fatti (le unioni di fatto etero sono molte di più delle nostre) e perché la legge-ghetto è la condanna all’irrilevanza. Cioè alla non esistenza.

p.s.

Ha detto giustamente uno dei due “uniti” di Padova: “Finalmente mi sento ricambiato dalle istituzioni”. Vedi, il diritto è emozione, affetto che si fa parola della legge. E com’è noto anche l’odio è un affetto.

Ore 10,45. Ma vengo a sapere in questo momento, un paio d’ore dopo la scrittura di questo post, che l’articolo sulla reversibilità della pensione è stato già cassato dal disegno di legge governativo. Vedi, Michele? Siamo alla legge del niente. Ci danno qualcosa di nulla.

Annunci

4 Risposte to “La legge ghetto e le legge niente (pensare con la testa del nemico)”

  1. ciccio Says:

    per quel che vale, confermo: un eterosessuale che sceglie la coppia di fatto lo fa “per avere un rapporto in cui non ci sia alcuna delega del sentimento all’istituzione”, per poter ri-consacrare quel rapporto “ogni mattina quando mi sveglio accanto a te ed ogni sera quando mi corico al tuo fianco”, perchè pensa che è “bene” potersi scegliere continuamente. E, se del caso, svanire nel nulla.
    A volte, per questa stessa ragione, non si chiedono nè pretendono diritti. Però a volte di quei diritti si ha “bisogno” (perfino al di là di eventuali figli e case: uno dei due malato, uno dei due in carcere…). E nessuno può essere escluso dai diritti.
    Peraltro, l’esistenza dei PACS per tutti non li renderebbe per nulla obbligatori.

    ma dubito fortemente che qui avremo dei “normali” PACS

  2. piopps Says:

    mmmm,continuo a sostenere che la politica deve ammettere che i pacs sono per i gay,che a parer mio deve essere intesa come una presa di posizione.quando al governo viene chiesto se i pacs sono per i gay non mi basta la risposta “anche”,a domanda voglio la risposta “si”.

  3. michele Says:

    ma non si può dire: “non consacro questo rapporto davanti alla legge etc. etc. ” e poi volere diritti garantiti dalla legge! Perché allora non restituire al matrimonio civile la sua natura di mero istituto pubblicistico, senza ‘sta sacralità di serie B? L'”unito” di Padova non ha detto “mi sento ricambiato dalle istituzioni”? Dunque in qualche modo ha fatto un'”esposizione” istituzionale del suo rapporto, o no?


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: