Chi “batte” merita di morire ammazzato? (o al minimo rapinato)

dicembre 6, 2006

La notizia: “Due romeni sono stati arrestati dalla polizia, in quanto ritenuti responsabili dell’omicidio di Sergio Aru Tosio, l’attore di 39 anni originario del cagliaritano, che venne trovato strangolato nel giugno scorso nel suo appartamento di Viale Vaticano, a Roma, con le mani e i piedi legati da cavi e con al collo il filo di un caricabatteria del cellulare” (da Repubblica.it).

La prima cosa da dire è che ogni tanto li prendono. La polizia sta facendo qualcosa per questa strage silenziosa, che sono gli omicidi di gay a Roma. Sono ancora di più quelli impuniti, ma almeno qualche cosa accade rispetto agli anni passati.
Il secondo pensiero è per me, che ogni tanto batto, e per i vecchi froci che in queste cose rischiano di capitarci più degli altri. Quante volte, nelle aree di parcheggio o in un boschetto, arriva la polizia e tu, col cuore in gola, pensi: “Ma non potrebbero occuparsi dei ladri e dei criminali veri, invece di rompere i coglioni a noi?”. Ecco, di fronte a una notizia come questa l”indignazione mi diminuisce ma un problemino rimane.

Il terzo pensiero è la realtà messa in luce da certe aggressioni. Premetto che secondo me alcune morti di gay per mano omicida, avvenute a Roma, risalgono ad altri autori, che nonle bande di romeni. Per dire su Pasolini certi dubbi me li porto dietro da quel giorno di novembre del 1975. E però…

E però non è razzismo dire che i romeni si stanno distinguendo in questo tipo di rapine e aggressioni. A Tor San Giovanni ci sono stati molti episodi tutti organizzati allo stesso modo: un ragazzo bello che ti attacca bottone, l’appartarsi, l’arrivo degli altri, la rapina. E là, in loco, la rapina è il massimo che ti possa succedere, e gli autori vanno a colpo sicuro: tu rapinato non denuncerai, perché ti vergogni, perché rischi, perché spesso sei sposato e stai consumando là il tuo peccato di vigliaccheria verso te stesso.

Certo poi ci sono i pazzi, che il romeno se lo portano a casa. Ma – come dire – al desiderio di autodistruzione non c’è fine.

E allora uno si chiede, ma perché la polizia, che sia benvenuta se viene qui, invece di occuparsi degli “atti osceni in luogo pubblico”, non si occupa di loro? Che poi significa occuparsi della condizione di minaccia continua, di senso di pericolo incombente, in cui sono costrette a muoversi persone che, alla fine della fiera, non commettono alcun reato, se non quello blando blando “contro la morale” (seppure avvengono questi reati,perché certo non tutte le consumazioni sono fatte in loco).

Insomma, è vero, l’unica soluzione è che la gente si convinca che non si fa sesso in quei posti e in quel modo. Però poi siccome succede e siccome il mondo gira per conto suo e non secondo le nostre migliori intenzioni, non sarebbe meglio porsi il tema chiaro e tondo?

Provo io: la condizione di emarginazione e clandestinità del sesso gay in strada è terreno di preda per bande di criminali che spaziano, nei loro atti, dalla rapina all’omicidio. La soluzione è chiudere ogni spazio e spingere nella clandestinità che espone ad ogni abuso? Oppure sta nel vigiliare discretamente? Sapete, a volte, una luce blu può essere un sollievo. Al momento è solo un’altra paura in più, la paura che ti schedino, ti denuncino, ti sputtanino sul lavoro. Proprio mentre dieci metri più in là un coltello punta discretamente in una schiena, “dai portafoglio e cellulare, presto”.

Non meritano protezione e sicurezza anche i froci che battono?

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2 Risposte to “Chi “batte” merita di morire ammazzato? (o al minimo rapinato)”

  1. Max Says:

    La legge è uguale per tutti…ma in Italia per ogni legge si trova l’inganno…

  2. encantado Says:

    ciao, devo ammettere che sei un bel tipo e mi piace quello che dici anche se nn sono d’accordo su tutto cio’ che dici ma apprezzo molto la tua virtù… di essere sovversivo
    ciao Antonio


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