Il diritto di uno

dicembre 5, 2006

“Votare la legge più democratica possibile. E’ giusto il discorso cattolico: se una maggioranza cattolica vota una legge che va bene alla Chiesa, non c’è nulla da dire sulla liceità di quella legge. Rispetta le regole della maggioranza e quindi della democrazia. Se non che la democraticità di una legge è quantificabile. E io penso che su argomenti su cui c’è discussione – dall’eutanasia all’aborto, dal divorzio alla fecondazione assistita – la legge più democratica è quella che permette ad ognuno di agire come crede”.

Sono parole del filosofo Emanuele Severino, dette in un’intervista apparsa oggi sul Corriere della Sera, a commento del caso di Pier Giorgio Welby. Aggiungete all’elenco che Severino fa dei casi “su cui c’è discussione” quella del diritto al riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso e avrete l’unica potente ragione per cui quella legge dev’essere fatta.
E pensare che ancora ieri sera un messaggio sms a GayTv diceva: sono gay ma qui si arriva all’eccesso – parlando di matrimonio. L’eccesso dell’auto censura e dell’interiorizzazione del divieto, di certo.

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