Quanti culattoni a Piazza San Giovanni? (parlarsi)

dicembre 3, 2006

Com’era ovvio e scontato, dalla manifestazione del centro destra a Roma sono venuti i più pesanti insulti ai gay. Dal corteo, ma anche dal palco, nelle parole del leader, questi ultimi nel linguaggio della politica più che in quella del cesso d’autostrada. Stavolta si concorda senza fatica con la protesta dell’Arcigay.

Ma fatta la protesta, restiamo ben da soli, in compagnia dei nostri paradossi.

Paradosso 1. In quel corteo c’erano fior di gay, che non sentono quegli insulti come una “contraddizione principale”, nemmeno se il leader gli dice con grande chiarezza, come ha fatto, che da lui e dai suoi un riconoscimento civile e istituzionale della loro presenza non verrà mai.

Paradosso 1 bis: i gay sanno bene che anche nel centro sinistra esistono forze potenti che sono su posizioni sostanzialmente identiche (Rutelli? Rosy Bindi? Mastella?), di chiusura totale nei loro confronti. Ma forse mi sbaglio: lo sanno bene? Forse neanche male lo sanno.

Paradosso 2. Le associazioni che hanno protestato (facendo il minimo del loro dovere) si pongono oggi il problema di come parlare ai gay che “stanno dall’altra parte”? Che non è che siano lontani: stanno in discoteca, nel locale che frequentiamo e a volte nel nostro letto.

Il guaio è che manca un punto d’appoggio per muovere queste domande: in “nome” di cosa si può chiedere al gayo di destra di ripensarci? Certo non per chiedergli di cambiare campo “su tutto” e di diventare qui e subito elettore di Prodi. Certo non in nome di una “antropologia” diversa – loro sono razzisti e noi no – perché quella giustamente i nostri homologhi non la sentono.

E qui viene il nodo della faccenda: bisogna trovare una voce comune dei gay o restiamo dispersi come polvere? Entrambi le parti rispondono no: “quelli” perché vogliono stare con i loro movimenti anti tasse e con i loro leader razzisti. “Questi” perché gli piace ragionare come si faceva politica 30 anni fa. Il risultato? Zero. Così restiamo spaccati fra “culattoni” e “gay” (politically correct). Non sarebbe tempo di uscire dall’afasia? Io resto con Pannella, ma anche da lui non sento più le parole giuste.

Manca una cultura trasversale (comune?) del diritto.

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6 Risposte to “Quanti culattoni a Piazza San Giovanni? (parlarsi)”

  1. finO Says:

    Sai? io conosco uno di quei ragazzi. Ha trent’anni è una persona dolcissima e buona, intelligente. Su lui e il suo compagno ho scritto due post. Solo non bisogna parlare con lui di Berlusconi. Lo adora. Io e F. semplicemente evitiamo di farlo, e se parliamo di politica, ogni tanto capita, ce la prendiamo con Rutelli e la Binetti, o con Storace e qualche altro cattivo consigliere del capo, che però resta indiscutibile. Pensa (credo) che Lui come unico e vero liberale puro di questo paese (sic) sarebbe pronto a dare tutti i diritti possibili, solo che non ci riesce per le solite mene politiche. Io gli voglio bene così, lo stesso. E’ caro, e attento, ama senza risparmio e teneramente. Le sue idee politiche le ha covate in famiglia, come – mi accorgo – succede quasi sempre. Anche io: ricordo sempre il mio caro nonno che nei momenti di sconforto prendeva l’atlante e misurava a palmi l’unione sovietica. E si tirava un po’ su pensando a quanto era grande quel paese in cui tutti tutti erano comunisti.

  2. Max Says:

    Un vero partito che rappresenti a pieno i bisogni della comunità gay a mio avviso non esiste in Italia, ahimè, non so se esisterà mai in effetti…ciò non è dovuto solo ai nostri ormai datati esponenti politici, ma dalla presenza opprimente di un papa che fa da padrone…è veramente difficile la nostra situazione; in effetti la frammentazione enunciata in questo post non aiuta nemmeno un po’…

  3. trimanda Says:

    Fino, è un testo bellissimo, anche quello linkato. Ma mi venga un colpo se ho capito chi sono i due ragazzi di cui io avrei parlato. Non ho proprio presente di chi parli.
    Mi aiuti a raccapezzarmi?

  4. finO Says:

    Intendevo i “fior di gay” presenti in San Giovanni. Francesco era lì. E’ anche un ex papaboy. Le ha tutte. E’ convinto però (e su questo ci troviamo tutto sommato daccordo) che se il movimento gay puntasse rigorosamente sugli interessi gay senza finire ogni due per tre a parlare di Iraq et al. ci si incontrerebbe anche noi e lui (questo a commento di quello che anche secondo me è “il nodo della faccenda”).

  5. trimanda Says:

    Ah ok grazie
    Mi sentivo gia’ posseduto dal signor Alzheimer


  6. Franco Crescenzo / Germania,
    ————————————————————————

    Gentili della Redazione, chiedo cortesemente la Vostra opinione:

    Perché noi Italiani che viviamo nella comunitá Europea quindi un po all´estero, non possiamo intervenire telefonicamente oppure con un SMS alle trasmissioni Radiofoniche e Televisive ?, é giusto che le TV e le Radio Italiane usano solo delle linee che noi dall´estero non possiamo intervenire in nessuna trasmissione molte volte neanche con la postra elettronica , perché smesso il server la rimanda indietro o non la vogliono riceverla: é giusto tutto questo? per noi Italiani che viviamo fuori dall´Italia?
    Allora perché non abolire totalmente il canone, eventualmente sará meno burocratico comunicare con gli Italiani dall´estero, e cosí abbiamo anche noi la possibilitá di poter intervenire in qualche trasmissione Televisive e Radiofoniche, ovviamente noi il canone non lo paghiamo! é per questo: che non possiamo intervenire nelle trasmissioni Radiofoniche e Televisive? Secondo Voi viviamo davvero in Europa! e come si dice: in un mondo sempre piú globalizzato? Per me cosí no?

    Grazie

    Distinti saluti

    Franco Crescenzo benvenuti in Italia: la mia opinione / Hobby critico+musica
    Gentili della redazione, questa e-mail: verrá spedita anche alle Radio, alle TV ed ovviamente anche a diversi Giornali e Riviste.

    la musica italiana fatta da emigrante su: http://www.italomusic.eu


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