Apolidi (cosmetica dell’esistenza)

dicembre 1, 2006

Ieri sera, al termine della sua serie di partecipazioni a GayTv, Alessandro Cecchi Paone ha raccontato tutte le tappe del suo coming out (e dagli che la Bignardi, in una registrazione, continuava a dire outing, e cazzarola i redattori…).

Sentimenti contrastanti. Certo tutti usiamo la cosmetica dell’esistenza quando raccontiamo di noi (ma a proposito, possibile che gli unici commenti possibili da parte del pubblico che mandava sms fossero: ti si vede la matita! te se scioglie er truccoooo, ma solo da morti usciremo dal birignao?). E però, cosmetica esistenziale a parte, non ha poi superato la modica quantità di bugie. Una però va affrontata, altrimenti noi “tardivi” continueremo a prenderci l’ironia, il sarcasmo dei “pure gay”. La bugia che parla del “pensiero”.

Ha detto più volte: “a me del pisello degli altri, fino a quando stavo con mia moglie, non interessava niente (…) ho scoperto tutto il giorno che mi sono innamorato del mio migliore amico”.

La mente ha i suoi percorsi cosi’ come l’autoinganno, e tutto è sempre possibile. Ma se c’e’ una cosa che ti porta a certe conclusioni, è la costanza dei pensieri e delle fantasie. Il martello dell’obiezione: tu vivi da elefante, ma in fondo sei una scimmia.

Quello non riesci a cancellarlo. E alla fine vince.

La triste verità – mica solo per ACP, dico – è che fatta quella vita, un po’ di qua un po’ di la’, si resta degli sradicati dell’identità. Non parli più la lingua eterosessuale, che hai amato come un povero ama i soldi che si è conquistato con le sue mani, e balbetti quella della terra d’arrivo. A quel punto pesa su te, e solo su di te, la necessità di ricostruire un filo, di trovare coerenza tra puntate della tua vita che sembrano scritte da autori diversi in posti diversi in lingue fra loro estranee. Ecco che cominci a dirtelo: sono stato un grande amante e marito, ero bravo con le donne, poi “ho scelto”.

Forse hai scelto di cedere all’evidenza interna, forse hai scelto di non travestirti più ogni giorno con la lingua e gli sguardi (guardare il culo di una donna quando gli altri notano il tuo sguardo).

Ma è l’esito che ti aveva scelto, da sempre. Cerchi coerenza per spiegarti il caos, ma la trama la vedi solo tu, nel tuo cuore.

Mentre nessuna delle due comunità (identità) ti riconosce come interamente suo. Perché nessuna riconosci come tua dentro di te, visto che dei riconoscimenti esteriori hai imparato col tempo a fare a meno (non che facciano male). Resti apolide da te stesso.

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