Il bus corto, politicamente scorretto, vivo (No la Cgil-gay no)

novembre 28, 2006

La prima cosa da dire e’ che a un certo punto nel film un ragazzo di una ventina d’anni bacia un vecchio sui 70. E dietro di me il ragazzetto pari età, con ragazzetta, fa: “Ma che schifo!” Poi hanno cominciato a baciarsi fra di loro, e non hanno piu’ commentato. Io ripensavo alla mia scelta di chiamare questo blog come si chiama.

Non mi va di fare le recensioni, ma Shortbus è proprio bello. Racconta del sesso come vorrei fare io qui. Raccontando le persone, non trasformando la materia in altro (la nobilitazione del sesso in amore) Lì c’è la passione, il percorso contorto del desiderio che consuma. Racconta con un linguaggio piano, che è pre-politically correct e precedente anche a quella caricatura dello stronzo disinvolto che è l’anti politically correct. Shortbus “è”, com’erano certe cose negli anni ’60: che erano un’orgia e il desiderio piu’ conservatore dell’amore, tutte e due allo stesso tempo. Shortbus è com’eravamo noi, quando eravamo pieni di speranze e di voglia di spernacchiare il mondo, disperati e sempre pronti a sperare ancora. Noi che eravamo vivi e adulti nel giorno di Stonewall e in quello in cui ammazzarono Kennedy, ci piace.

Ma ora mi fermo, perché se c’è una cosa che mi fa sorridere, è il blogger recensore.

Il mio “amico” (mica lo conosco, ma mi sento suo amico lo stesso) OcchioFino ha scritto in un commento qui che bisogna proteggere ogni giovane gay dall’offesa dell’omofobo e che per questo c’è bisogno di una sorta – così ho capito io – di “vigilanza democratica” dei gay consapevoli, anche sul linguaggio, magari.

Rivedendo questo film ripensavo a lui, e al fatto che c’è solo bisogno della libertà. Mancherebbe pure la CGIL.froci e il divieto di insultare al di sopra dei 15 dipendenti.

ps

Mica la libertà come astrazione, ma come “cultura” che produce mille e mille piccole cose ogni giorno. Come le strade svizzere, che non c’è bisogno dello spazzino perché loro son puliti. L’unico politically correct accettabile è quello “spontaneo”. (…) Ma poi gli “svizzeri” che palle: son quelli che parlando del loro compagno dicono “mio marito”.

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