Contro il grillo parlante (Renato Zero e l’arcigay)

novembre 27, 2006

Non è che si sia capito proprio bene che cos’è che ha fatto incazzare così terribilmente l’ArciGay delle dichiarazioni in tv di Renato Zero. Ci vorrebbe il contesto, la visione del programma e purtroppo non l’ho fatto. Da ciò che ne scrive Repubblica.it pare che il problema sia nella frase sul servizio militare. Zero dice di aver mentito dicendosi omosessuale per evitare la leva. A parte che sarebbe uno fra milioni ad averlo fatto (dirsi checca per scampare il fucile), ma vi siete arrabbiati per il disprezzo neovirilista di Renato verso l’omosessualità? Si è pentito? Si differenzia? E a noi, cosa importa?

Ma vi pare un problema serio? E perché mai quella gay dovrebbe essere una causa “religiosa” che non ammette pentimenti, contraddizioni, ritorni indietro, che sono il pane della vita quotidiana? Lasciatelo parlare, la sua ambiguità non è di oggi, ma non è facendo i grilli parlanti dell’ortodossia frocia che si risolve il problema (fanculo tutte le ortodossie, anche la vostra).

E poi, hanno fatto di più, nel cambiare la testa della gente, le piume di Renato Zero e le sue canzoni che cento cortei del Pride.

Finora.

p.s.

Certi professionisti dell’emancipazione omosessuale dovrebbero essere avvertiti di un crescente fastidio nella gente per l’ortodossia gay e politically correct (viaggiate un po’ piu’ in tram per favore). E’ come se si desse per ottenute la liberazione e l’uguaglianza, e si morisse dalla voglia di archiviare il problema. Non è ribadendo la sacralità dei principi della correttezza gaya che si supererà questo fastidio, che è frutto della saturazione mediatica. Ci vogliono toni e contenuti diversi, capacità di ascoltare, più che attenzione alle delibere comunali e regionali che concedono generosamente fondi.

Scendete dalla cattedra, spiegate alla gente perché e chi sbaglia, e proponete cose fresche. Let’s put aside che parlare male di Zero è quasi una missione suicida.

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18 Risposte to “Contro il grillo parlante (Renato Zero e l’arcigay)”

  1. finO Says:

    Ero venuto per ringraziarti di quello che avevi scritto di me qui sotto ma proprio non ti seguo. Nei paesi dove la testa l’hano davvero alzata e da tempo le associazioni vigilano in modo addirittura asfissiante su qualsiasi sfumatura men che correct presente nel discorso di qualsiasi personaggio pubblico. Non credo mi piacerebbe, in generale, ma vorrei tanto vederla in atto una situazione così, qui. Come non so se mi sposerei ma VOGLIO il matrimonio gay. Adesso ti prego dì subito qualcosa per ritrattare questa affermazione insultante e sulla cui falsità io baso l’intera mia esistenza: “hanno fatto di più, nel cambiare la testa della gente, le piume di Renato Zero e le sue canzoni che cento cortei del Pride”, ti scongiuro.

  2. trimanda Says:

    Ciao, Fino, ribadisco la mia stima per il tuo blog e per tutti quelli che a Brescia, come altrove, alzano la testa.
    Però non ritratto, per favore, cerca di seguire un filo di ragionamento, non importa se dissenti, l’importante è capirci: è importante che il movimento gay sia laico, libero, libertario e soprattutto legato ai principi dello stato di diritto.
    L’unica nostra liberazione possibile sta là, dentro i pilastri della libertà come è venuta definendosi negli ultimi duecento anni nei paesi che non si sono dedicati, come il nostro, alle dittature e alle persecuzioni.
    Io trovo che un movimento del genere vince se è laico nella mente, nel gioco, nella libertà intellettuale: questo blog si chiama Vecchifroci perché solo il coraggio di guardare negli occhi (e nelle parole) l’omofobo lo sconfigge.
    Scandalizzarsi per ogni “culattone” che parte dalla bocca del puttaniere di turno e’ un giochino stanco e stressante del teatrino della politica, che non aiuta nessun ragazzo gayo a fare un passo avanti e nessun matrimonio ad affermarsi.
    Prendersela con Renato Zero, come ha fatto l’arcigay, ha molto il sapore di una polemica verso la persona nota per farsi pubblicità.
    Abbiamo scoperto oggi che Renato Zero e’ a dir poco ambiguo verso il tema gay? Io no, però sono abbastanza vecchio per ricordare che la sua ambiguità ha installato tanti dubbi nelle testoline giuste, parlo degli anni ’70, quando ero gia’ ben adulto, mi chiamo Vecchfroci no?
    In un post precedente ho parlato di Aldo Braibanti: anche lui era contro ogni “ortodossia” gaya. E’ bene essere contro le ortodossie, e’ bene sorridere della parola froci, e’ bene saperla usare. è bene essere uomini a tutto campo, non rifugiarsi in una sensibilità da Madame Bovary, quella vista dal marito però, perche’ lei era una zoccolona, in realtà.
    Solo il contatto con la malattia rende immuni, le difese scandalizzate creano anime belle e fragili ed esposte al lazzo del reazionario.
    Ti voglio bene
    VF
    Credimi, non ritratto perche’ sono interessato a parlare con tutti i gay e anche con gli etero: il ghetto non è il mio forte, quelloo lo lascio volentieri agli “onorevoli busoni” che votano per la chiesa e si accontenteranno dei pacs più deboli di tutta Europa – se pure ci arriveranno.

  3. finO Says:

    Come può essere che partendo da premesse identiche (“è importante che il movimento gay sia laico, libero, libertario e soprattutto legato ai principi dello stato di diritto”: è importantissimo!) noi si arrivi a dissentire così radicalmente? Perché io non trovo per niente che “scandalizzarsi per ogni “culattone” che parte dalla bocca del puttaniere di turno e’ un giochino stanco e stressante del teatrino della politica”. Ma per niente. Trovo che a ogni “frocio” e “buco” detto con intenzione di offendere ci si dovrebbe fermare e portare le mani ai fianchi. Trovo che i giovani, mentre stanno costruendo la loro identità, debbano essere protetti dal linguaggio omofobo e che se si pianta un liberale casino ogni volta magari dopo un po’ anche nei bar sport cominciano a pesare le parole, chissà. Aumenterà solo l’ipocrisia? Sono disposto a correre il rischio, soprattutto considerando che in questi anni proprio qui si è perso molto terreno.

    Non capisco come si possa pensare, in una situazione come la nostra dove non più tardi di qualche mese fa queste parole siamo arrivati a leggerle su carta intestata del Parlamento, che incomba qualcosa come una “ortodossia” gaya. Dove? E soprattutto quando? Perché non me la vorrei perdere, per una mezzoretta almeno.

    Non posso escludere che l’ambiguità di Zero possa essere stata utile a qualche ragazzo in passato. E voglio pensare che sia qualcosa come una stremata gratitudine a spingerti a parlare come hai fatto. Ma proprio quelle piume e quelle mossette combinate all’accanito rifiuto di uscire fuori esplicitamente (di questo stiamo parlando, o no?) lastricano la strada del peggiore, del più stomachevole insegnamento: fai, ma non dire. Fai di nascosto tutto il sesso omosessuale che vuoi, basta che all’appello eterosessuale tu risponda sempre “presente!”. Perché nessun altro mondo, nessun altro uso di sé sia mai possibile.

    Con immutata stima.

  4. ps7ko Says:

    “Trovo che i giovani, mentre stanno costruendo la loro identità, debbano essere protetti [..]”. Fino, è la stessa obiezione che muove la Binetti a chiedere la non messa in onda de ‘il padre delle spose’, o qualsivoglia altro serial omofilo. I giovani, noi giovani, una testa ce l’abbiamo. E certo non abbiamo bisogno di ayatollah. Ayatollah cattolici, froci o di altra natura. Di guide morali.
    Non sarà certo qualcuno che dice ‘fai, non dire’ a scardinare il mondo.
    Il mondo si scardina da se, per i singoli frocetti. O non si scardina affatto.

  5. trimanda Says:

    Fino,
    non è mia abitudine avere l’ultima parola, quindi sentiti libero di replicare quante volte vuoi.
    Innanzitutto grazie per le belle cose che scrivi, per la passione che se ne respira. Io credo solo, forse tutto si riduce a questo, che se ci fosse ironia invece di seriosa predicazione, forse il passo avanti sarebbe gia’ fatto.
    Diciamo che io vedo un movimento gay piu’ Platinette-like che Luxuria-like.

    In quanto a Zero, e alla chiamata eterosessuale (bella definizione): ma chi ci crede? E andiamo, dai 🙂

  6. finO Says:

    Nemmeno io cerco l’ultima parola, infatti rispondo a gattonero, ehm, ps7ko. Della Binetti non condivido praticamente nulla, ma questo non significa che io sarei disposto a lasciare esposti i cuccioli della specie a qualsiasi messaggio violento, razzistico ecc. Di sicuro non concordiamo sulle valutazioni dei messaggi, né sui modi di difesa. Sul principio che una qualche forma di tutela debba esserci concordiamo. Però da qui alla sharia non c’è solo una differenza di grado come sostieni con simpatica avventatezza. In mezzo c’è la democrazia, cioè la libera formazione delle regole attraverso la libera discussione e la saggia composizione degli interessi. Pare noioso anche solo a dirlo, purtroppo non vedo alternative. Non credere, penso anche io che il nostro principale compito politico oggi sia riuscire a immaginare “una comunità che non abbia (solo) la forma del diritto” (citato, a mente, da Agamben). Ma questo si gioca – penso – sulle forme, non sul principio della difesa dei cuccioli. A parte che te tanto cucciolo non sei più ;-).

    Sempre con stima per tutti e due.

  7. ps7ko Says:

    Fino, io contesto la pretesa di tramutare un giudizio morale in condanna civile.
    Ma magari sbaglio, perché sono giovane. 23 anni mi impediscono di fregiarmi tale? E non sono Claudio (gatto), sono Andrea.
    Io temo che i giudizi morali sino troppo labili, variabili per ogni sbattere di ciglia. Per la Binetti – e come darle torto – il fatto che a ragazzini vengano mostrati dei comportamenti omosessuali è un turbamento. Io credo l’esatto opposto. E ricordo bene i miei 16 anni, quando sono stato al worldpride. O i miei 12 quando avevo preso una sbandata per un compagno di classe. Zero non lo ascoltavo, è un fatto. Ascoltavo di peggio. Tipo Massimo di Cataldo, Grignani, Nannini, e poi boh chi se lo ricorda. Ma altri lo ascoltavano. Parenti. Zii. E io ero felice. Perché non mi sentivo un marziano. Quando ero alle medie.
    A 14 anni vidi Salò di Pasolini. Rimasi turbato? Mi danneggiò? Da quando ne ho 6 vedo la gente morire per le strade di Roma, al freddo, coperta di scatoloni e di coperte usate. La vita non è un batuffolo rosa con qualche pennellata verde acido. Purtroppo. E i cuccioli imparano a difendersi. Da soli.
    La critica verso Renato Zero (l’ennesimo gay cattolico) può essere (anzi, dovrebbe essere, è) cosa buona e giusta ma certo andrebbe strutturata in maniera più incisiva che non con un boicottaggio – che fa ridere persino Fidel Castro. La mossa dovrebbe essere politica, culturale, socialmente rilevante. Si dovrebbe mostrare un diverso approccio all’omosessualità.
    Aggiungo che una buona dose di rispetto per i ‘grandi vecchi’, che ogni tanto (leggi: spesso) qualche scivolone lo prendono, sarebbe opportuna. Platinette, Busi, Zero.. Ma chi non li ha amati?
    “Anchise non ci pesa”, qualcuno ha ripetuto nell’ultimo congresso del partito radicale.

    Con crescente stima,

    Andrea.

  8. aerdna Says:

    Innanzitutto bene, bravi, bis a tutti i partecipanti alla presente discussione. Era parecchio che non mi capitava di leggere un thread così ricco di sostanza, intelligenza, passione. Anche se di quanto ha scritto FinO condivido praticamente tutto, sento lo stesso l’esigenza di aggiungere una noterella in calce. Sulla presunta dittatura del politically correct è stato scritto e detto moltissimo in questo paese, come se per le redazioni dei giornali e nei corridoi del parlamento ci fossero ronde di guardie rosse pronte a mettere in ceppi il primo che dice “negro” o scrive “frocio”. Naturalmente non è così: al contrario, in Italia è diventato di moda esattamente l’opposto. “Adesso vi dirò qualcosa di politicamente scorretto”, annuncia a intervalli regolari l’intellettuale o il politico neocon o teocon o teodem di turno, tutto soddisfatto. Un brivido corre per le schiene dei presenti, e vai con le donne che non sanno guidare e io vicino a un campo zingari non ci abiterei (applausi). Mi è già capitato di commentare che per l’Italia questo è un antico destino: abbiamo vissuto tutte le durezze della Controriforma senza aver avuto alcuno dei vantaggi della Riforma, e abbiamo subito decenni di Restaurazione dopo qualche mesetto scarso di Rivoluzione. Allo stesso modo, del politically correct sono arrivate a noi solo delle briciole. L’unico politico italiano che negli ultimi anni è stato costretto a rendere conto delle proprie dichiarazioni omofobe è stato Rocco Buttiglione, non a caso da parte di un’istituzione europea. Per tutti gli altri omofobi occasionali o professionisti, la stagione di caccia (a parole, poi a passare ai fatti ci pensa la manovalanza) al frocio e alla lesbica o in ogni caso al diverso continua. Viste a Roma qualche giorno fa le locandine del nuovo spettacolo teatrale di Enrico Montesano, che annunciano con molti esclamativi uno show “politicamente scorretto”. Mettiti in fila, Enrì.

  9. Antonio Says:

    Prendersela con Renato Zero, come ha fatto l’arcigay, ha molto il sapore di una polemica verso la persona nota per farsi pubblicità.

    E poi, hanno fatto di più, nel cambiare la testa della gente, le piume di Renato Zero e le sue canzoni che cento cortei del Pride.

    Io, invece, sono totalmente d’accordo con il tenutario del blog. Sarà la mia età anziana..

    Ciance a parte, volevo fare i complimenti per il livello della discussione, anche io.

  10. finO Says:

    Se parliamo di Zero, non sento nessun Anchise sulle spalle, nessun peso di cui dovrei o potrei scrollarmi di dosso. Perché è il padre ad avere rifiutato di riconoscermi come figlio (Platinette e Busi sono casi diversi e – quanto a coming out – si sono comportati all’opposto).

    Chiedo scusa – Andrea – per averti scambiato con Claudio, a causa dell’indirizzo del tuo sito. C’era in effetti qalcosa che non mi tornava, ma poiché da un po’ non vedevo il suo blog né avevo mai prima seguito il tuo… Scusa ancora. Vedi anche tu che la discussione è sul merito di cosa può danneggiare e cosa no (per esempio, io credo che Salò a 14 anni può turbare, non danneggiare). Il principio della tutela resta: come adulto della comunità io ho una responsabilità verso tutti i cuccioli. E’ tra l’altro questa la spiegazione “darwiniana” dell’omosessualità: i membri omosessuali contribuiscono alla propagazione e al benessere della comunità indirettamente, prendendosi cura dei piccoli non loro. Questo nostro fiato sul collo, anche flebilissimo come lo penso io, anche se giocato tutto non sull’imposizione ma sull’esempio e la discussione, so che dà sempre noia ai cuccioli, non per nulla sono cuccioli e così adorabili.

    Grazie grazie Aerdna per l’illuminante connessione Controriforma/Restaurazione/reazione alla “cultura del piagnisteo”. Ma perché io e te non ci conosciamo di persona? Mi sa che saremmo daccordo su tutto, ma proprio su tutto. Vorrei provarla finalmente una sensazione così :-).

    E anche se non ci siamo ancoa conosciuti nemmeno con Trimanda (anche qui dovremmo rimediare!), puoi ben chiamarmi amico. Ho avuto rapporti meno intensi con persone che pure ho chiamato così. Inoltre riassumi esattamente: credo proprio che una vigilanza democratica sul linguaggio sia necessaria e mi spingerei a chiamarla persino ronda. Non mi tiro indietro: mi andrebbe benissimo un politically correct obbligatorio se con le buone non si arriva da nessuna parte. Davvero non siamo daccordo, non è un equivoco come avevo sperato: vorrei sì una CGL gay, magari!, un gruppo di pressione vero finalmente; mentre oggi il movimento è più spesso una camera di compensazione nella quale si scaricano le pressioni di tutte le altre appartenenze. Se in un gruppo gay c’è un radicale ecco che questo invece di essere la voce gay fra i radicali diventa la voce radicale nel movimento gay, perché di tutte le appartenenze quella al movimento gay viene sempre dopo. Uno è gay solo dopo l’esser diessino, o lombardo, o milanese, o scacchista. Dopo.

  11. trimanda Says:

    Il politically correct obbligatorio? Com’è coerente la logica totalitaria.

  12. finO Says:

    Piano con le parole: totalitario se ti obbligo a essere felice, non se ti obbligo a essere rispettoso.

  13. Trimanda Says:

    Fino, vado pianissimo, ma ti invito ad uguale moderata velocità.
    Tu hai detto che renderesti obbligatorio il politically correct linguistico, che cioe’ proibiresti alle persone di esprimersi in un certo modo (violento, discriminatorio ecc).
    Io trovo che questo modo di ragionare sia totalitario.
    Ti chiedo: ma a questo punto, una volta stabilito per legge dello stato che alcune cose non possono essere dette, non abbiamo ripristinato (perche’ fu abolito col codice Rocco, fascista) il reato di opinione?
    Il reato di opinione e’ una figura giuridica dello stato etico. E’ totalitarismo. E del resto io penso che proibire l’espressione del pensiero, anche se quel pensiero e’ ripugnante, sia totalitarismo. Per secoli ci hanno oppresso e ora noi stabiliamo per legge la loro oppressione? Se questo e’ il programma, accomodatevi, non faccio parte della vostra banda. Continuo a credere che solo la libertà curi la mancanza di libertà.
    Non sei d’accordo? Lo capisco, ma totalitarismo e’, e credimi, la sinistra corre molto questo rischio, quando si pone sul terreno delle prescrizioni di comportamento che riguardano la libertà personale.
    Che differenza c’è tra poribire, come fa la destra, gli spinelli e proibire, come vuole il governo, il cibo che fa obesi?
    Riflettiamo riflettiamo, sulle tendenze autoritarie all’interno della sinistra…

  14. ps7ko Says:

    Il gioco è sempre lo stesso. Imporre per legge qualcosa di ridicolo, di inutile, di superfluo. La bestemmia fa scandalo? Si mobilitino le masse di intellettuali.
    Masse? Intellettuali? Bah.
    E però uno continua a bestemmiare ugualmente. Di nascosto. Sottovoce. Con una perversa idea di peccato.
    Politically correct obbligatorio. E allora imponiamo l’Amore per legge. Il ministero dell’Amore. Il partito dell’Amore.

    Eppure il Male, nella storia, è quel movimento/idea/partito/gruppo/ideologia/.. che si autodefinisce come il Bene. Sbaglio?

    (finirà, come dice Pannella, che d’inverno sarà obbligatoria la maglia di lana)

  15. finO Says:

    Ecco che siamo finiti anche noi nell’ormai capillare talkshow paratelevisivo, argomento: sinistra stalinista o destra licenziosa? Io non voglio discutere di queste cose con voi. Non voglio. E badate che devo fare uno sforzo per tenere a bada la mia naturale vena polemica ed evitare di mettermi a disquisire sulla capitale, per me, differenza fra render obbligatorio il rispetto verso gli altri e render obbligatorio il mantenersi sani o l’amare.

    Non sono interessato a riciclare anche qui, fra gay, gli editoriali dei quotidiani che leggo e sentire voi che riciclate i vostri. E’ ovvio che abbiamo sensibilità politiche e ideologiche differenti. Ma io non vi leggo per sapere come votare. Vi leggo perché fate cultura omosessuale. E anche io. A te Trimanda sarà penso interessato molto, se non la conoscevi già, la pagina di diario di Barthes settantenne che ho postato. A me ha colpito, mi ha veramente arricchito, la tua descrizione di una cena con ragazzi che potrebbere essere tuoi figli. Di ps7ko sto adesso leggendo il pregresso, e non ci penso nemmeno a commentare le pure brillanti e sintetiche occhiate che lancia sull’attualità. E’ inutile. Non voglio che si finisca a rivendicare e ripetere le nostre altre identità e quindi a giocarle contro ciò che ci unisce che, io credo, è di più e soprattutto è più profondo di quanto ci divide.

    Vi abbraccio.

  16. nellabiava Says:

    la verità è che Renato è un bisex

  17. nellabiava Says:

    la verità è che Renato Zero è bisex punto e basta.

  18. giada Says:

    mi fanno pena queste discussioni. Ma a voi che C.ZZ…vi importa se Renato è gay, non è gay, se gioca a farlo, se lo è realmente e non vuole ammetterlo? Saranno pure affari suoi o no? ma badate al vostro di culo…………………


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