Cenacoli

novembre 13, 2006

Il fatto: stai invitando a cena, in un ristorante certo non a casa, tre ragazzi, 23, 23, 25 anni. Il secondo fatto: nessuno di questi tre è interessato a te come oggetto di desiderio (e sappiamo che nella loro classe di età ne esisterebbero tanti, di possibili candidati).

Tutti sono affascinati dal tuo essere un adulto che è insieme padre di gente della loro età ma gay, lui il padre, come loro.

Sei insieme l’altro e il simile. E non hanno nemmeno l’obbligo di darti qualcosa in cambio, perché non sono attratti da te, e tu non sai come portarli a te, ammesso che lo voglia (lo vuoi?).

Per loro sei un manuale di storia veloce come Google (cos’era il “patto della crostata? Quando fu approvata la legge sull’aborto?”), un ruolo che i tuoi figli ti hanno tolto e che ti gonfia il petto di orgoglio. Sei un adulto che si può irridere e un pari da rispettare.

Visto da questo punto di vista, dall’occhio gayo, sei uno che segue percorsi insoliti, e cerca cerca cerca.

Visto dall’occhio degli amici gay-straight, quelli che “devi cercarti uno della tua età e metterti il cuore in pace”, sei uno che perde tempo e cerca sofferenza.

Se ti vedessero tutti gli altri, saresti solo un vecchio porco (rinuncerebbero a capire o avrebbero capito tutto?)
Altri che “vecchifroci”.

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