E allora, vaffanculo (concretezza)

novembre 9, 2006

Fai il ballerino. Classico. Ti ho conosciuto in una chat nella quale sparavi cazzate in politica come un dipietrista in calore. Mi hai dato del fascista solo perché dicevo che oltre alla punizione esistono le garanzie (la tua idea di fascismo mi piace, approfondirò). Poi, fra una puttanata e l’altra, mandavi l’indirizzo del tuo sito personale. E le foto mi tolsero il fiato. Bello, direi, è parola sottodimensionata per dire di te efficacemente.

Ovviamente di accettare la mia corte non facesti segno, anche perché io credo di non aver avuto la forza, le palle per corteggiarti.

Ti misi come sfondo del mio pc. Ti ho guardato per giorni: quella calzamaglia rosa chiaro, la conchiglia che esalta ciò che nasconde, la mano a coppa in basso, il braccio è teso verso il pavimento, per esprimere lo strazio vinto di noi morituri nel “Lacrimosa” del Requiem.

Oggi mi sono reso conto che sei una delle ombre della mia solitudine. Se io avessi almeno il potere di una candela, ti dissolveresti (quando ero bambino e mia madre diceva di una lampadina “è a 60 candele”, io pensavo a sessanta minuscole candeline concentrate sotto la cappa di vetro e chiedevo “ma non scoppia per il calore?”). A me ne basterebbe una per cacciarti, perché non sei nemmeno una presenza virtuale. Se non avessi vergogna della cazzata concettuale che comporta, direi che sei un sogno virtuale. Il mio.

E allora vaffanculo. Ho cambiato sfondo al pc.

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