Il professor Vattimo sul Corriere diciamo che mette la giusta distanza tra i dubbi sull’avvenimento specifico e il problema politico che il bacio gay denunciato a Roma ha scoperchiato. Perché è molto probabile che quei due stessero andando fuori dal seminato, ma c’è la voglia di andare a cercare le impronte delle scarpe con ogni lampadina disponibile. E allora il problema è la voglia di cercare con la pila e con i riflettori, come fa la polizia, ogni sera, a Valle Giulia a Roma ed in mille altre posti di battuage. I bravi tutori dell’ordine sanno che è la loro luce che rende pubblico l’atto che denunceranno come osceno. Quel fascio di luce ritaglia un problema politico che fasci altrove si incaricheranno di stigmatizzare.
Da parte nostra ci vorrebbe la capacità (sono il solito pazzo) di pensare due pensieri contemporaneamente: dire che siamo contro l’omofobia, e andare a baciarci in pubblico, e saper fare un discorso serio su certe abitiduni che più che i luoghi e i passanti, che non vedono una cicca, offendono noi – e ci mettono a rischio, prima di tutto dell’incolumità fisica, prima che delle denunce. (epperò c’è gente che non ha casa “libera”).
E cambiando argomento ma non troppo, dopo un cinema ieri sera, mi fermo con amici, che stavano in un’altra auto, a bere una cosa in piazza della Repubblica a Roma, a un Mc Donald’s dove uno del gruppo voleva mangiare perché aveva fame. Non faccio in tempo ad attraversare la strada, dal parcheggio al ristorante, che un ragazzo mi si avvicina, mi si attacca (col gesto tipico di chi vuole borseggiare) e mi guarda negli occhi fisso quando io mi volto. Me ne sono andato con uno scatto, e lui urlava: “Chi cazzo te credi d’esseee, a vecchiooo”. Il vecchio è due volte preda: come frocio da predare sessualmente e come “borghese” da derubare. Anche quello era un luogo pubblico. Ma non c’erano riflettori, e io ho avuto paura, perché tutto si è svolto così rapidamente che nemmeno chi stava con me mi ha creduto