CP ha passato anche questa estate da solo in città. Niente badante, o ritenuta insufficiente, da anni è il solo accudimento della sua mamma novantenne. E io mi chiedo qual è la domanda di un figlio
ormai adulto e ultracinquantenne, che segue sua madre passo passo verso la morte. Il desiderio di fermarla, la morte, a qualsiasi costo, quella della madre e la propria, certo. Ma anche il desiderio di essere, più che un figlio maschio, una sorella, una figlia minore o forse la madre stessa. Una madre migliore di quella reale. Scucchiaiarsi l’ideale dal reale, risalendo lungo il fiume della vita fino a un utero di 90 anni. A costo delle vita. Che da sempre poi è l’unica posta in palio.
Agosto 28, 2007 a +00:0020072431UTC28: am31 Martedì,Agosto,28,07
Io ho una cugina così. Un essere umano non stupido, dolce, in gamba. Autocondannatasi (auto-: perché le pressioni di una famiglia cattolica aiutano, ma non bastano) a essere una ragazzina, sempre, anche a quarantacinque anni: ma con la tristezza di una cinquantenne triste. E le parenti della generazione precendete a cui bada hanno più serenità e vita di lei – e tutte tranne una non la opprimono la metà di quel che si opprime lei.
Ogni volta che la sento, mi sento in colpa per non riuscire a strapparla via, o a farla uscire, dalla sua prigione autoimposta. Perché al fondo, davvero, è una donna deliziosa.
Se trovi un modo di spezzare questi cordoni ombelicali in forma di nodi scorsoi, dimmelo.
Intanto, un abbraccio.
Agosto 28, 2007 a +00:0020072931UTC28: pm31 Martedì,Agosto,28,07
semplicisticamente (ma solo nella forma e non nella sostanza) direi che il tuo amico CP ha più bisogno della dedizione alla madre di quanto non ne abbia lei, sicuramente